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Capitolo 5: la morte di una Jedi e la nascita di una Strega


Capitolo 5
La morte di una Jedi e la nascita di una strega


Coruscant - 21 anni alla battaglia


Eriaar doveva essere stato mandato dalla Forza stessa a guidare l’Ordine Jedi, non c’erano altre possibilità secondo Nephyl: era il Jedi perfetto, nessuno era migliore di lui e non lo diceva solo perché aveva una piccola, assolutamente insignificante cotta per lui… No, no! Oltre ad essere stato uno dei più giovani a raggiungere il rango di Maestro, era anche il più giovane nella storia ad essersi seduto nel Consiglio Jedi. Era un guerriero temuto in tutta la Galassia e la sua connessione con la Forza era a dir poco straordinaria. Per di più, non sapeva usare solo quella. Certo, i suoi altri poteri erano un segreto per la maggior parte dell’Ordine, pochi di cui si fidava ne erano a conoscenza e Nephyl era tra quelli. Eriaar stava insegnando in segreto anche a lei a controllare i suoi altri poteri. In quei quattro anni, Nephyl aveva imparato a mutare forma, trasformandosi in un magnifico lupo bianco e a crearne uno per aiutarla in combattimento. Faceva un po’ di fatica con le magie delle Sorelle della Notte, come la Necromanzia, abilità che ad Eriaar veniva semplice come bere un bicchier d’acqua, ma, dopotutto, c’era da dire che lui era un Fratello della Notte.

Non aveva mai smesso di insegnare ai Padawan più giovani, destreggiandosi tranquillamente fra l’addestramento della sua Padawan, Robin, le missioni con il suo vecchio Maestro, Kai-Dar Vantos, le lezioni ai più piccoli e quelle segrete a lei. Aveva un modo di parlare così calmo e pacato che era semplice pendere dalle sue labbra. Era gentile e attento. Era anche goffo e divertente. Andare in missione con lui era come prendere un enorme sospiro di sollievo. Non importava quanto difficile, pericolosa e stancante potesse essere la missione, grazie ai modi buffi e amichevoli di Eriaar tutto si trasformava in qualcosa di simile ad una passeggiata di salute. 

C’erano pochi che ancora non si fidavano ciecamente di lui e fra loro c’era quella mummia del suo Maestro. Nephyl alzò gli occhi al cielo e sbuffò, attirandosi delle occhiatacce dai piccoli Padawan, che le fecero cenno di stare in silenzio. Cosa avesse Thal contro Eriaar era davvero un mistero. Senza contare che gli aveva pure salvato la vita! Se non fosse stato per Eriaar, Thal sarebbe morto su quel dannato pianeta insieme con Valen. L’aveva anche fatto entrare nel consiglio! Nonostante tutto questo, però, Thal non si fidava minimamente di Eriaar… Ma si teneva vicino il Maestro Kai, che era mille volte più inquietante e pericoloso di Eriaar. Bah! Quella mummia del suo Maestro era davvero incomprensibile di tanto in tanto!

Una Padawan alzò la mano e la sua domanda colse la sua attenzione. «Maestro Eriaar, è vero che avete combattuto contro un Sith?»

«È così.»

«Maestro, che cos’è un Sith?» Chiese un altro Padawan, il più piccolo del gruppo.

Il Jedi rifletté sulla risposta. «È un manipolatore della Forza, come lo siamo noi.»

«Allora, cosa ci distingue dai Sith, Maestro Eriaar?»

«Questa è un’ottima domanda.» Arruffò i capelli della Padawan che aveva fatto la domanda, facendola ridere, prima di rispondere. «Vedete, non si nasce Jedi o Sith. Si nasce sensibili alla Forza. Sono le nostre esperienze di vita, le persone intorno a noi, a spingerci dall’una o dall'altra parte.»

«Ma il Gran Maestro Thal dice che i Sith sono cattivi!»

«E noi?» Eriaar aprì le braccia, come ad evidenziare la realtà dei fatti. «L’Ordine Jedi è per caso perfetto? Anche alcuni Jedi usano il lato oscuro della Forza, ma non per questo sono cattivi, giusto? La Forza è ciò che ci unisce. La Forza non si schiera. Non è né buona, né cattiva. Sta a noi decidere come usarla. In alcune storie, i Jedi sono gli eroi, questo non lo metto in dubbio, ma ne troverete alcune dove i Jedi sono i cattivi e i Sith i buoni. Non lasciatevi mai manipolare da ciò che avete sentito dire da qualcuno. Fidatevi solo della Forza. Lei non vi mentirà mai.»

Nephyl sorrise: la caccia ai Sith si era fatta molto meno pressante nell’ultimo anno, perché Eriaar era entrato nel Consiglio. Aveva bloccato e proibito molte missioni di sterminio di intere razze, solo perché si trattava di creature sensibili alla Forza, ma che non volevano avere nulla a che fare con l’Ordine Jedi. Forse era per questo che a Thal non stava poi tanto simpatico. Eriaar non vedeva l’Ordine Sith come un vero e proprio pericolo e nemico. Li vedeva per ciò che erano: un altro Ordine di creature in grado di manipolare la Forza. In più, era fermamente convinto che muovere guerra ai Sith, avrebbe significato sviare dal percorso voluto dalla Forza. Cambiare il futuro era proibito anche ai Jedi… Soprattutto ai Jedi, ma era sempre semplice per loro dimenticarsene.

Nephyl voltò lo sguardo giusto in tempo per vedere il Maestro Kai fare il suo ingresso. Le rivolse il suo solito sorriso gelido e lei distolse immediatamente gli occhi, irrobustendo le sue difese mentali. Lui non piaceva a lei ed era più che chiaro che l’antipatia fosse reciproca. Al suo fianco c’era Naitsirk. Nell’ultimo anno sembrava essersi calmato leggermente. Kai l’aveva mandato una volta in missione con Eriaar e da quel giorno non era più stato lo stesso. Nessuno sapeva cosa fosse accaduto, ma Naitsirk era tornato con la coda fra le zampe e un comportamento molto più rispettoso. Gli rivolse un sorriso, a cui il ragazzo rispose con un leggero cenno della mano.

«Maestro Eriaar, mi duole interrompere la tua lezione.»

Eriaar si strinse nelle spalle. «Mi interrompi sempre sul più bello. Pazienza, sarà per un’altra volta.»

I Padawan espressero ił loro disappunto nell’essere stati interrotti, ma bastò uno sguardo di Eriaar per farli zittire. Si alzarono e lasciarono la stanza con ordine, salutando il Maestro Kai, che sorrise ad ognuno di loro. Kai attese che le porte si richiudessero, prima di avvicinarsi ad Eriaar. Nephyl, invece, raggiunse Naitsirk.

Non fece in tempo a chiedergli niente, perché Kai rispose a tutte le sue domande. «Il Gran Maestro Thal ci ha assegnato una missione, Maestro Eriaar.»

«Devo chiamare Robin?»

Kai scosse il capo. «No, andremo solo io e te. È una missione commissionata dalla Repubblica.»

Nephyl si fece attenta: la Repubblica e l’Ordine Jedi avevano un passato travagliato. Sulla carta erano grandi amici e alleati, ma la realtà era totalmente l’inverso. La Repubblica detestava non avere alcun tipo di potere sull’Ordine Jedi e quest’ultimo amava fin troppo la sua libertà per piegarsi ai voleri della prima. Era una relazione fatta di pace precaria e continui accordi diplomatici per non farla saltare. La Repubblica aveva il controllo su tutta la Galassia, a parte i pianeti dominati dall’Ordine Jedi e Sith. Nonostante tutto, le due fazioni erano d'accordo su una cosa: i Sith erano pericolosi criminali e la Repubblica sapeva benissimo che l’unico modo, per loro, di affrontarli, era chiedere aiuto ai Jedi, per quanto la cosa avesse il sapore di un boccone avvelenato. Quindi, era raro che ci fosse una missione commissionata dalla Repubblica.

La Forza roteò intorno a lei, avvisandola di qualcosa. Nephyl chiuse gli occhi e un orribile presentimento le schiacciò il petto. Piccole gocce di sudore le imperlarono la fronte. Qualcosa di orribile stava per accadere. Quando riaprì gli occhi, il suo sguardo si poggiò automaticamente su Eriaar. I due Maestri erano ancora intenti a chiarire i termini della missione commissionata, ma lei sentì solo una parola Sith.

«No!» Prima ancora di accorgersene, si era spinta fra i due Jedi, aggrappandosi alle vesti di Eriaar. «Non andare! Succederà qualcosa di terribile! La Forza…»

«Calma, giovane Padawan.»

La mano di Kai le si poggiò sulla spalla e un velo di calma l’avvolse istantaneamente. Eriaar piegò il capo da un lato, prima di sorriderle gentilmente e prenderle le mani, allontanandole da sé stesso. Nephyl percepì il solito formicolio alla base del cranio. Normalmente l’avrebbe fatto entrare subito, ma il suo sguardo si spostò sul Jedi alle sue spalle. Non poteva permettersi di abbassare le sue barriere mentali, non intorno a Kai. Quindi, scosse impercettibilmente il capo. 

Eriaar sospirò lentamente, poi afferrò il polso di Kai, sollevandogli la mano dalla spalla di Nephyl. «Va’ pure avanti, ti raggiungo agli hangar, Kai.»

«Come vuoi.»

Kai fece un inchino e si allontanò. Naitsirk fece un passo avanti e salutò i due, prima di seguire il suo Maestro fuori dalla stanza. Quando Kai fu abbastanza lontano, la coperta di calma che l’aveva avvolta fino a quel momento si dissolse e lei tornò a percepire quell’orribile sensazione. Istintivamente, avvolse le braccia intorno alla vita di Eriaar e affondò il volto nelle sue vesti.

«Nephyl, va tutto bene.»

Lei, però, scosse il capo. «No! Non va tutto bene! Se segui Kai in missione, non farai ritorno, lo percepisco!»

Eriaar sospirò lentamente, dandole delle gentili pacche sulla schiena. «Ricordi cosa ho appena detto ai Padawan?»

Nephyl aveva ascoltato con attenzione la sua lezione, quindi sapeva a cosa si riferiva. «Sì! È proprio per questo che te lo sto dicendo! Non andare! La Forza…»

«La Forza è calma intorno a me, Nephyl.» Le prese le spalle e la scostò, nonostante il suo debole tentativo di rimanere aggrappata a lui. «Concentrati. La Forza ti sta avvisando della mia morte?»

Chiuse gli occhi e tentò disperatamente di concentrarsi sul sussurro della Forza, che in quel momento pareva essere totalmente assente. All’improvviso, senza che lei lo volesse davvero, il suo cuore cominciò a pompare il suo vero potere nelle sue vene. Quando riaprì gli occhi, erano accesi e l’energia intorno a lei si era fatta gelida. Si guardò le mani e notò di star tremando. Era una sensazione strana, come se qualcosa la stesse spingendo nel suo subconscio, in modo da prendere il controllo e farle fare qualcosa di orribile. Tentò di sollevare gli occhi su Eriaar, muovere le labbra per avvisarlo, ma si ritrovò presto in un piccolo cerchio di luce, circondata da tenebre fredde e oscure, intrappolata nel suo subconscio. Si raggomitolò, stringendosi le ginocchia al petto: non poteva fare niente. Lei non voleva risvegliare i suoi poteri da strega. Perché era successo?

Poi, all’improvviso, la voce irritata di Eriaar spezzò il silenzio pesante del suo subconscio.

Davvero? Non ti ho insegnato proprio nulla, Nephyl? È bastato così poco per farti perdere il controllo?

Subito dopo, la sua voce rimbombò intorno a lei; le sue parole si impressero a fuoco nella sua mente; le sue barriere mentali andarono a pezzi, con la stessa facilità con cui il vento avrebbe distrutto un castello di sabbia. Il dolore fu acuto, terribile e istantaneo. Nephyl si portò le mani alle orecchie, ma non riuscì a fermare il potere di Eriaar e il suo unico ordine.

Dormi. 




Eriaar distese con attenzione una dormiente Nephyl nel suo letto e le rimboccò le coperte. Aveva il viso corrugato per il dolore. Per quanto potente fosse la giovane strega, non aveva potuto niente contro un Jedi più grande ed estremamente più capace di lei nel controllo della Forza e di Vincolo Psichico. Il modo in cui aveva perso il controllo sui suoi poteri gli metteva un po’ di ansia. Aveva passato gli ultimi anni ad addestrarla e quelli erano i risultati. Era bastata una leggera fluttuazione nella Forza per mandarla in panico e farle dimenticare tutto l’addestramento ricevuto.

Aveva percepito anche lui un cambiamento in arrivo, ma la Forza rimaneva calma intorno a lui, che si era quindi deciso ad accettare qualsiasi futuro essa avesse in serbo per lui. Non sarebbe andato in missione per morire, di quello ne era certo. Che avesse fatto ritorno al Tempio Jedi o meno, quello non era sicuro, ma la cosa non poteva importargli più di tanto. I Jedi l’avevano si accolto e addestrato, ma non si era mai sentito parte integrante dell’Ordine. Certe regole gli stavano strette e alcune erano davvero assurde e pericolose. Ora che era membro del Consiglio, vedeva quanto lontani fossero i Jedi dai loro ideali… Per lo meno, le sfere alte. I suoi colleghi lo detestavano, perché era sempre il primo a contestare piani a dir poco orripilanti. Più di una volta aveva fatto presente che certi comportamenti sarebbero stati apprezzati dall’Ordine Sith, ma l’unica cosa che aveva ottenuto era stata attirarsi ancora di più l’astio del resto del Consiglio.

Iniziava ad essere molto stanco di tutta quella situazione. Aveva evitato per un pelo lo sterminio di intere razze della Galassia, cercando di convincere i membri del Consiglio che andare in giro a radere al suolo interi pianeti non sarebbe stato visto di buon occhio. Iniziava a comprendere il motivo per cui la Repubblica era così restia a collaborare con l’Ordine Jedi. Ai loro occhi, molto probabilmente, Jedi e Sith non erano poi tanto diversi e da quel che aveva visto Eriaar, non avevano nemmeno tutti i torti.

Poggiò lo sguardo su Nephyl e sospirò piano. Le poggiò due dita su una tempia e lasciò fluire energia curativa nella sua mente. Cura della Forza era un’abilità particolarmente utile per i Cavalieri Jedi e lui l’aveva imparata sul campo, a sue spese. Il volto della ragazzina si rilassò lentamente, fino a prendere un enorme sospiro di sollievo e addormentarsi beatamente. Eriaar si raddrizzò e scosse il capo: aveva fatto un grosso errore. Aveva sottovalutato i sentimenti della ragazzina nei suoi confronti, credendola una semplice infatuazione adolescenziale, normale per qualcuno della sua età e anzi trovandola una cosa adorabile e divertente… Non aveva pensato che il suo sangue di strega avrebbe potuto distorcere leggermente la sua percezione e farle credere che ci potesse essere qualcosa per davvero, tanto da mandarla in panico fino a quel punto. Era colpa sua, era lui l'adulto fra i due, se avesse avuto modo le avrebbe chiesto scusa e spiegato per bene la situazione.

Per ora, però, aveva una missione da portare a termine. Lasciò la stanza di Nephyl e si avviò verso gli hangar. Kai era già lì ad attenderlo. C’erano anche Robin e Naitsirk. Il Padawan di Kai si era calmato molto dopo che il suo Maestro l'aveva mandato in missione con Eriaar, che gli aveva fatto passare un vero e proprio inferno. La Forza vedeva lui e Robin insieme, uniti nel creare una vita, che poi avrebbe dovuto portare ordine nella Galassia, ma il suo comportamento infantile e costantemente scherzoso non gli piaceva proprio per nulla. Quindi l'aveva sottoposto ad un duro allenamento durante la missione, giusto per assicurarsi che fosse effettivamente in grado di difendere Robin. Non avrebbe permesso ad un Jedi debole e spaventato di avvicinarsi così tanto alla sua Padawan. Naitsirk, comunque, si era dimostrato il prodigio che Kai sosteneva essere. Aveva affrontato tutte le sfide che Eriaar gli aveva messo davanti, combattendo con coraggio e una certa dose di saggezza. Non era mai stato arrogante, ma i suoi modi fin troppo scherzosi lo facevano apparire come un incapace. Gliel’aveva fatto notare e da quel momento Naitsirk si era calmato, tanto che era riuscito a diventare amico sia di Robin che di Nephyl. Eriaar, comunque, continuava a tenerlo d’occhio.

Robin gli corse incontro. «Maestro, perché non possiamo venire con voi?»

Eriaar le poggiò una mano sul capo, sorridendole gentilmente. «È una missione commissionata dalla Repubblica a due Maestri Jedi. Potrebbe essere pericoloso.»

I due raggiunsero la nave e Naitsirk abbassò il capo in segno di saluto. «Maestro Eriaar, dovete dirmi quando intenderete proseguire con la vostra lezione, sembrava interessante.»

Il Jedi ridacchiò e gli diede delle affettuose pacche sulla spalla. «Sarai il primo a saperlo.»

Kai fece un passo avanti. «Mi dispiace interrompervi, ma dobbiamo andare.»

I due Padawan fecero un inchino, ma fu solo Robin a parlare. «State attenti, per favore.»

Eriaar fece per prometterle che si sarebbero rivisti presto, ma quelle parole non lasciarono mai le sue labbra. Il suo sorriso svanì, percependo la Forza intorno a lui vibrare preoccupata. Sapeva di non stare andando incontro alla morte, ma qualcosa stava decisamente per succedere e non sapere cosa lo metteva in ansia. Notò Robin guardarlo preoccupata, forse aspettandosi una rassicurazione da lui… Una rassicurazione che non poteva permettersi di darle. Le fece però un sorriso gentile, prima di darle le spalle e salire sulla nave, seguito da Kai. 




Iperspazio - 21 anni alla battaglia


Eriaar lesse con attenzione il fascicolo del loro obiettivo, riconoscendo subito il nome della donna: Lady Selene. La Repubblica aveva emanato un mandato di arresto per lei, ma trattandosi di una manipolatrice della Forza, avevano chiesto ai Jedi di occuparsene. Kai gli chiese se la conoscesse già e Eriaar gli rispose che aveva sentito parlare di lei dalla sua precedente missione su Nerathos. Anni orsono era stata la compagna di Darth Nexar, il Signore Oscuro dei Sith che avevano affrontato l’anno precedente. Da quel che aveva letto all’epoca, i due avevano avuto anche una figlia, che non doveva avere più di dieci anni.

Eriaar si appoggiò al sedile e Kai inarcò un sopracciglio. «Qualcosa non ti torna, amico mio?»

Il Jedi confermò, tornando a scorrere le informazioni che i Jedi avevano raccolto su Selene. «Sì, da quel che avevo letto nei nostri archivi, Selene aveva abbandonato non solo l’Ordine Sith, ma anche la Forza, chiudendosi totalmente ad essa. Voleva vivere una vita normale e si mette a commettere crimini nella Galassia? Non ha molto senso, non credi?»

Kai si strinse nelle spalle. «A volte le azioni umane sono difficili da comprendere.»

No… Qualcosa non torna.

Tornò a concentrarsi sul file che avevano ricevuto e fu allora che notò che mancava qualcosa. «Kai, dove sono i dettagli della missione della Repubblica?»

«Ce li hai sotto gli occhi.»

«No, questi sono i dettagli della missione Jedi.» Lo corresse, cercando fra le svariate cartelle di memoria. «La Repubblica avrà ben raccolto informazioni su questa Selene per affidarci la missione, di cui non vedo i dettagli. Possibile che non ce li abbiano mandati?»

La sua domanda venne accolta dal totale silenzio ed Eriaar spostò lo sguardo su Kai, che però stava guardando dritto davanti a sé, un sorriso glaciale stampato sul viso. Un brivido freddo gli risalì per la spina dorsale. Era da quando l’avevano fatto entrare nel Consiglio Jedi che Eriaar aveva un brutto presentimento. La filosofia di Kai era tieniti vicini gli amici e i nemici ancora più vicini. Non era un segreto che i membri del Consiglio non si fossero mai fidati di Eriaar. Alcuni non avevano nemmeno mai tentato di nascondere il loro sdegno per la sua presenza nel Consiglio, ma sperava che dimostrando loro il suo valore, le cose sarebbero cambiate. Kai era venuto a cercarlo, dicendogli che il Gran Maestro Thal aveva affidato loro una missione, ma per prendere una decisione del genere, il Consiglio Jedi si sarebbe dovuto riunire.

«Kai?»

Silenzio.

«Cosa mi state nascondendo?»

Kai si voltò a guardarlo ed Eriaar percepì istantaneamente un attacco alle sue barriere mentali. Quello lo confuse e non poco: cosa credeva di fare? Kai, meglio di chiunque altro, avrebbe dovuto sapere che le difese di Eriaar erano impenetrabili. La rabbia gli fece ribollire il sangue, ma il Jedi si costrinse a rimanere calmo e lucido, bloccando l’azione istintiva di attaccare la sua mente a sua volta e prese un enorme respiro profondo.

«Porterò a termine questa missione, Maestro Kai.» Tentò in tutti i modi di non dare a vedere la sua frustrazione, ma ci riuscì poco, visto che la frase gli uscì più simile ad un ringhio. «Ma una volta tornati su Coruscant, lascerò il Tempio Jedi. Chiaramente i vostri ideali non assomigliano ai miei.»

Kai tornò a guardare dritto davanti a sé. «Sei cambiato molto da quando ti ho incontrato la prima volta.»

«No, non credo di essere cambiato più di tanto, Maestro.» E quella era la verità. «Dentro di me, sono ancora il ragazzino spaventato che tu hai salvato e lasciati dire che tu e gli altri membri del Consiglio Jedi dovreste chiedervi seriamente il perché.»

Spostò a sua volta lo sguardo davanti a sé. Se se ne fosse andato, nessuno si sarebbe preoccupato di proteggere Robin e Nephyl. La sua Padawan era una Sorella della Notte, veniva da Dathomir, era in tutto e per tutto un’infiltrata. Gliel’aveva rivelato poco tempo prima, quando Eriaar era riuscito per un soffio ad evitare un attacco dell’Ordine Jedi a Dathomir. Robin era quasi andata in panico sapendolo, alla fine, fra le lacrime, gli aveva raccontato tutto: della Sorella della Notte che le aveva fatto da maestra, Neris, delle sue amiche e Sorelle Iniziande, che aveva abbandonato su Dathomir, per fare da spia a Neris. Gli aveva rivelato tutto e lui si era fatto solamente ancora più protettivo: se un qualsiasi Jedi lo avesse scoperto, l’avrebbero uccisa. Robin continuava ad aiutare Neris solo per paura che i Jedi davvero attaccassero Dathomir. Lì aveva tutta la sua famiglia. Per quanto fosse contenta di essere una Padawan e avesse l’obiettivo di diventare Maestra Jedi, non intendeva permettere a nessuno di far del male alla sua gente. Era un sentimento che Eriaar comprendeva bene e Robin faceva bene a temere.

Se avesse lasciato l’Ordine, tuttavia, nessuno l’avrebbe salvata, se la verità fosse venuta a galla. L’idea, che alla sua giovane Padawan, colei che aveva passato anni ad addestrare e che ora vedeva più come una sorellina, succedesse qualcosa in sua assenza, era a dir poco soffocante. Portarla via da Coruscant con sé avrebbe significato modificare il sentiero previsto dalla Forza, ma non poteva lasciarla nelle mani dei Jedi. Nessun bambino era veramente al sicuro nell’Ordine. Soprattutto non bambini come Robin e Nephyl, nelle cui vene scorreva il sangue di potenti e antiche streghe.

Un sorriso ironico gli illuminò il viso.

E io che pensavo di star cambiando in meglio l’Ordine… Che idiota che sono stato!

Gli era impossibile rimanere all’interno dell’Ordine Jedi, ma poteva comunque rimanere in contatto con Robin. Se lei gli avesse detto di essere in pericolo di morte, lui sarebbe tornato immediatamente per proteggerla. Non avrebbe permesso a nessuno di farle del male. Se fosse stato costretto, avrebbe distrutto pietra dopo pietra quel dannato Tempio.

Stranamente, quella decisione, invece di renderlo triste, gli portò una sorta di calma interiore. 




Velmara - 21 ANNI ALLA BATTAGLIA


La nave dei Jedi atterrò su un pianeta verdeggiante, in una radura a poca distanza da un piccolo villaggio. Eriaar voleva raccogliere informazioni su questa Selene da solo e assicurarsi che fosse davvero una criminale. Nel caso non si fosse rivelato vero, avrebbe pensato a come agire e proteggere la donna, perché sicuramente non avrebbe permesso ai Jedi di far del male ad un’innocente.

Il villaggio li accolse calorosamente. Kai si allontanò per parlare con i capi villaggio, mentre Eriaar andò verso il mercato. Gli vennero offerti cibo e bevande. Fece le sue domande con molto tatto, ma nessuno sembrava conoscere una certa Selene. Strano. Da quel che avevano detto i Jedi, Selene si era rifugiata sul pianeta Velmara perché la popolazione era particolarmente facile da manipolare, ma Eriaar non percepiva alcun tipo di alterazione o di uso di qualche abilità psichica.

Entrò in un bar e si sedette al bancone. Gli venne subito offerto qualcosa da bere. Eriaar non fece domande e bevve tutto d’un sorso. Aveva un’arma in più rispetto a tutti gli altri Jedi: il suo organismo bruciava ed eliminava all’istante qualsiasi tipo di tossina. Anche l’alcol subiva lo stesso destino del veleno. Doveva ammettere che quello non era poi tanto divertente. Certo, gli permetteva di bere anche durante le missioni e vincersi con più facilità la fiducia altrui.

La Forza roteò intorno a lui all’improvviso, sussurrandogli che stava per entrare qualcuno di importante per la missione. Si voltò giusto in tempo per vedere un uomo fare il suo ingresso nel bar. Due uomini gli si avvicinarono, il volto preoccupato. Eriaar usò la Forza per acuire il suo udito e li sentì avvisare l’amico dei due stranieri che stavano facendo domande su sua moglie. Distolse immediatamente lo sguardo, quando gli indicarono proprio Eriaar. Sentì i passi dell’uomo avvicinarsi, per poi prendere posto accanto a lui. Il barista gli versò da bere, come se fosse un cliente abituale e non dovesse nemmeno chiedergli cosa volesse da bere. Percepiva molta preoccupazione arrivare dall’uomo al suo fianco ed Eriaar usò la Forza per calmarlo.

Lo vide prendere un enorme respiro profondo, poi, quando parlò, la sua voce era calma e severa. «Cosa volete da mia moglie?»

«Personalmente, nulla.» Gli assicurò, prima di tirare fuori l’HoloCube e attivarlo davanti a loro, per mostrargli i dettagli della missione. «Ma la Repubblica non è molto felice del suo comportamento.»

Vide l’uomo sbiancare totalmente, prima di poggiare due occhi terrorizzati su di lui. «No… No, mia moglie non ha mai fatto nulla di male! Sì, è vero, faceva parte dell’Ordine Sith, ma è stata semplicemente usata da Darth Nexar per il suo potere!» Prima che riuscisse a fermarlo, l’uomo si gettò ai suoi piedi, afferrandogli le vesti. «Jedi, ti supplico… In ginocchio… Mia moglie è incinta e sua figlia ha solo dieci anni. Abbi pietà di lei.»

Qualcosa non quadrava, lo aveva saputo fin da quando aveva letto per la prima volta il fascicolo su Selene, ma ora gli era sempre più ovvio. L’unica cosa che aveva trovato negli archivi su questa donna era il fatto che fosse la compagna di Nexar, ma nulla su crimini commessi da lei in persona. Se ciò che stava dicendo quell’uomo era vero, Selene era totalmente innocente, semplicemente sfruttata dal Signore Oscuro dei Sith per i suoi poteri e la sua affinità alla Forza… Cosa poteva avere, a questo punto, la Repubblica contro di lei?

La Repubblica niente, ma i Jedi sono a caccia di Sith…

Prese velocemente il comlink e chiamò l’unica Senatrice che avesse mai incontrato. «Maestro Eriaar! È un piacere ricevere la vostra chiamata…» Poi, dovette notare il suo sguardo, perché perse il sorriso. «Cos’è successo?»

«Ho bisogno di un’informazione, Senatrice, e voi siete l’unica di cui posso fidarmi.» Lei annuì ed Eriaar spostò lo sguardo sull’uomo disperato, ancora inginocchiato ai suoi piedi. «La Repubblica ha per caso commissionato una missione d’arresto per una certa Lady Selene?»

Gli bastò vedere la confusione dipingerle il volto per sapere la risposta. «Mi dispiace, Maestro Eriaar, non ho la più pallida idea di che cosa stiate parlando.»

Fu istantaneo.

Un fulmine a ciel sereno.

La furia lo accecò. Il comlink si sgretolò nel suo pugno e i suoi occhi si accesero del potere delle Sorelle della Notte. Era stato ingannato: non era la Repubblica a voler arrestare una pericolosa criminale, ma i Jedi a caccia di un capro espiatorio per la loro dannata missione di sterminare i Sith. Usò Eco della Forza per rintracciare Kai. Gli bastò un secondo per capire dove fosse: decisamente troppo vicino a Selene.

«Corri da lei.» Ordinò all’uomo. «Più veloce che puoi.»

Dovette comprendere il significato dietro le sue parole, perché si alzò e corse via, inciampando sui suoi stessi piedi per la fretta. Eriaar tirò fuori delle monete e pagò ciò che doveva. Uscì dal bar, accumulando potere ad ogni passo: non avrebbe permesso a Kai di fare del male a quella donna. Fosse costata la vita al Jedi, lui avrebbe sempre difeso gli innocenti. Mise mano alla sua spada laser, poi iniziò a correre verso il bosco, seguendo le tracce lasciate da Kai. L’uomo doveva aver preso un’altra strada, probabilmente una scorciatoia da lui conosciuta… Bene, sarebbe arrivato prima. 

Doveva muoversi, non c’era tempo da perdere! 




Kai osservò la piccola casetta. Era ben nascosta da occhi indiscreti e lontana dalla città principale. Luogo ideale per due pericolose Sith per nascondersi e far perdere le proprie tracce. Lady Selene, amante e compagna del Signore Oscuro dei Sith Darth Nexar, era una potente Sith, la cui abilità, Divinazione del Dolore, le permetteva di identificare qualsiasi punto debole fisico e mentale di chiunque. Darth Nexar aveva usato tale potere per salire velocemente i ranghi dell’Ordine Sith, uccidendo tutti coloro che avevano cercato di mettergli i bastoni fra le ruote. Il potere della madre era poi passato alla figlia, avuta da Nexar, solo che amplificato dalla sua connessione con il Signore Oscuro dei Sith.

E ora, quella bambina stava giocando davanti a casa, come se non si trattasse di una delle più grandi minacce alla pace nella Galassia. Non si sentiva nemmeno in colpa per aver convinto il Consiglio Jedi a non far partecipare alla riunione decisiva anche Eriaar. Lui non sarebbe mai stato d’accordo. Avrebbe trovato delle scuse per salvare madre e figlia. Ciò che il suo giovane amico non riusciva a capire era l’obiettivo finale: forse la bambina non sarebbe cresciuta come il padre, forse il suo potere non si sarebbe mai risvegliato non usandolo, ma se fosse successo il contrario? Se Nexar si fosse ripresentato per riavere indietro la bambina? Se l’avesse portata su Korriban per addestrarla e renderla una futura Signora Oscura dei Sith? Non era un pericolo che l’Ordine Jedi intendesse correre, che ad Eriaar piacesse o meno.

La Forza scorreva potente nella bambina, che all’improvviso smise di giocare e voltò lo sguardo verso di lui, ancora nascosto dal folto bosco. «Chi sei? Cosa vuoi?»

Kai sorrise ed uscì allo scoperto. «Mi chiamo Kai-Dar Vantos, sono un Jedi, mandato dall’Ordine Jedi.»

La bambina si alzò all’istante, facendosi indietro, percependo probabilmente il percolo rappresentato da Kai. Non le permise di fare un solo passo. La bloccò nella Forza, costringendola in ginocchio. Prese la sua spada laser e l’attivò: il cristallo Kyber giallo illuminò il volto spaventato della piccola. La sua mente era in totale confusione: non riusciva a capire il motivo di quell’attacco. Kai sollevò la spada, ma all’improvviso la porta si spalancò e una potente onda di Forza lo scaraventò contro un albero. Il colpo gli tolse il fiato dai polmoni e quando riaprì gli occhi, davanti alla bambina, c’era una donna, con una vistosa pancia da gravidanza, una spada laser bianca, già pronta al combattimento. L’attacco improvviso gli aveva fatto perdere la presa sulla bambina, che ora si nascondeva dietro sua madre.

Kai si rialzò e si avvicinò alle due. «Tu devi essere Lady Selene.»

«Solo Selene, adesso, Jedi.» Si mise in posizione difensiva. «Perché ci attacchi? Noi non abbiamo niente a che fare con voi, né con l’Ordine Sith, se è per questo.»

«Disse la compagna di Darth Nexar.»

«Taci, Jedi!» Ruggì Selene. «Non sai di che cosa parli!»

Kai l’attaccò, ma la donna parò il colpo facilmente, prima di respingerlo nuovamente. Sollevò appena in tempo la sua spada laser, prima che Selene riuscisse a tagliarlo a metà. Nonostante la donna fosse rallentata dalla gravidanza avanzata, i suoi attacchi erano precisi e veloci. Era una guerriera di degno rispetto, su quello non c’erano dubbi… Ulteriore motivo per credere che fosse necessario eliminare lei, sua figlia e tutta la sua discendenza.

La Forza lo avvisò di un altro pericolo appena in tempo. Schivò per un soffio il colpo di un blaster. Non fece in tempo a vedere chi l’avesse sparato, perché Selene tornò ad incalzarlo. Alle spalle della donna, a confortare la bambina in lacrime e terrorizzata, apparve un uomo, con un blaster in mano. La donna, ancora totalmente concentrata nel combattimento, gli ordinò di portare dentro sua figlia… Non poteva permetterlo. Parò un ennesimo attacco di Selene, per poi spingerla via con la Forza, prima di concentrare la sua attenzione sull’uomo: era chiaramente un complice di Selene, il che faceva di lui un nemico della Galassia. Lo chiuse nella Forza e quando sollevò la mano, l’uomo si sollevò da terra, seguendo il suo movimento.

«No!»

Troppo tardi: Kai chiuse la mano a pugno e il collo dell’uomo si girò di centottanta gradi, con un soddisfacente suono di ossa rotte. Selene lanciò un grido disperato e corse da lui. La bambina anche si piegò su di lui, piangendo e scuotendolo, pregandolo di svegliarsi. Kai osservò la donna lasciarsi cadere in ginocchio al fianco dell’uomo, prendendogli una mano e poggiandosela sul suo ventre pronunciato. Le grida e i pianti delle due gli stavano dando su i nervi. Aprì la mano disarmata e la spada laser di Selene, abbandonata da qualche parte a terra, gli volò in pugno. Marciò verso le due, sollevò le spade, ma la Forza lo bloccò. Selene si voltò lentamente verso di lui, gli occhi accesi del potere dei Sith. Un terribile vento cominciò a roteare fra loro. La donna gridò e il vento esplose, lanciandolo contro un albero. Quella donna doveva veramente smetterla di lanciarlo da una parte all’altra come se fosse un pupazzo. Si tirò in piedi, a dir poco infuriato. Doveva calmarla. Si concentrò e distrusse le sue barriere mentali con un unico colpo. Selene si portò le mani alla testa, tentando di schermarsi dal dolore improvviso. Kai la bloccò nella Forza, poi fece un piccolo gesto con le dita e Selene volò verso di lui. Il laser giallo trapassò il ventre della donna, colpendo il cuore del bambino e della madre, uccidendo entrambi all’istante.

«Mamma!»

Il grido della bambina trapanò nuovamente i suoi poveri timpani. Kai spense la spada laser e il cadavere della donna crollò ai suoi piedi. Puntò i suoi gelidi occhi sulla bambina, che si era rimessa in piedi e stava correndo verso di lui. Kai passò sopra il corpo di Selene e accese nuovamente la spada laser, bloccando la piccola a terra con la Forza. Sollevò la spada laser e l’abbassò sulla bambina. 




Il laser blu bloccò quello giallo del Jedi. Eriaar osservò gli occhi del suo vecchio Maestro farsi grandi di stupore. Sapeva bene cosa avesse attirato la sua attenzione. Il laser, alla base della lama, stava, lentamente ma inesorabilmente, diventando rosso. Spinse via Kai con la Forza e si voltò verso la bambina. La poveretta era a terra, rannicchiata su sé stessa, disperata e terrorizzata. A pochi metri da lei, alle sue spalle, giaceva il cadavere dell’uomo che le aveva fatto da padre, mentre davanti a lei sua madre e il suo fratellino mai nato avevano subito una sorte altrettanto terribile. Aveva fallito. Non si sarebbe dovuto perdere in chiacchiere con Thal Marun. Si sarebbe dovuto precipitare da quella famiglia per proteggerli. Eppure, una piccola parte di lui si era aggrappata a quella minuscola scintilla di speranza, continuando a ripetersi, tentando di convincersi, che magari si fosse tutto trattato di un errore. Thal Marun, però, gli aveva solamente confermato i suoi sospetti e quando aveva finalmente raggiunto la casetta isolata di Selene, era ormai troppo tardi.

«Eriaar!» Ringhiò la voce di Kai. «Che significa tutto questo?»

Strinse convulsamente l’elsa della sua spada laser, lasciando fluire tutta la sua rabbia, il suo odio, la sua disperazione nel cristallo Kyber. Quando si voltò ad affrontare il Jedi, il suo volto, contorto dalla rabbia, era illuminato di un inquietante colore rosso scuro. Il lato oscuro della Forza lo invase all’improvviso ed Eriaar glielo permise. Lasciò che la Forza e i poteri delle Sorelle della Notte si mischiassero, rendendolo ad ogni secondo più potente.

Ci volle troppo a Kai per comprendere ciò che era appena successo e quando Eriaar sollevò una mano, i suoi occhi accesi del potere delle Sorelle della Notte, i piedi del Jedi si staccarono dal suolo contro la sua volontà. Eriaar si avvicinò lentamente a Kai, combattendo l’istinto sempre più forte di ucciderlo all’istante. Gli sarebbe stato semplice: bastava chiudere il pugno e il suo collo avrebbe subito lo stesso fato di quello dell’uomo innocente. Poi, però, la bambina lo superò correndo, per lanciarsi sul cadavere di sua madre, abbracciando lei e il suo fratellino mai nato. La Forza roteò intorno a lui, che lentamente abbassò la mano, costringendo in ginocchio il suo ex-Maestro.

Kai sollevò gli occhi su di lui ed Eriaar sospirò lentamente. «Dopotutto, forse, avevi ragione, Maestro. Io sono cambiato molto dal nostro primo incontro. Vedevo in te e nell’Ordine Jedi i miei salvatori, quando in realtà non siete altro che dei fondamentalisti religiosi, governati da regole bigotte e pericolose, a caccia di fantasmi che vedete unicamente voi.»

Le grida disperate della bambina lo stavano straziando. Aveva visto abbastanza morti per una vita intera. Non le avrebbe fatto assistere anche a quella del macellaio che aveva sterminato la sua famiglia, per quanto, forse, avrebbe dovuto. Giustizia e vendetta erano concetti molto simili fra loro. Gli eroi portavano giustizia. I cattivi portavano vendetta. Lo aveva sempre creduto ed insegnato ai Padawan, eppure, in quel momento, guardandosi intorno, si chiese dove esattamente stessero i Jedi. Quella era giustizia? Oppure una sorta di vendetta dei Jedi contro un Ordine avversario, composto da dominatori della Forza estremamente potenti, perché semplicemente i primi non sopportavano l’idea di avere dei rivali nella Galassia?

Era la prima volta che tentava di penetrare le barriere mentali del Jedi Kai-Dar Vantos. Vista la sua abilità, Risonanza Psichica, Eriaar si sarebbe aspettato una resistenza dura da superare, invece, gli bastò un unico colpo e le mura intorno alla sua coscienza crollarono come un castello di carte al vento. Il viso di Kai venne distorto dal dolore… Forse il lato oscuro aveva reso più potente anche la sua capacità di infiltrarsi nella mente dei suoi avversari.

Molto bene!

Impresse di potere le sue parole, in modo da dare la massima potenza all’abilità di Vincolo Psichico. «Dormi.»

Kai crollò all’istante, il suo corpo si afflosciò e i suoi occhi si chiusero. Lo liberò dalla morsa della Forza, poi si voltò verso la bambina. Spense la sua spada laser e le si avvicinò. Le poggiò una mano sulla spalla.

La piccola lo guardò con i suoi occhioni grandi, innocenti e disperati. «Perché avete fatto questo alla mia mamma e al mio papà?»

Eriaar scosse il capo lentamente. «I Jedi sono codardi. Si nascondono dietro le regole del loro Ordine per giustificare atti ignobili e crudeli, come questo.»

E io ho difeso fin troppo a lungo quelle stesse regole.

Mai più! 

Mai più si sarebbe fatto sviare dal lato chiaro!

Mai più si sarebbe fatto abbindolare dalle loro sagge parole!

Eriaar sarebbe diventato l’incubo peggiore dell’Ordine Jedi. «Vendicherò tua madre e tuo padre.» Si alzò e le tese una mano. «Vendicherò tutte le vittime innocenti di coloro che tutta la Galassia chiama eroi.» 




Korriban - 21 anni alla battaglia


Atterrò morbidamente sul suolo roccioso di Korriban, il pianeta culla dell’Ordine Sith. Non poteva tenere con sé la bambina. Aveva del lavoro da svolgere. Era riuscito a penetrare nella memoria della nave Jedi, scoprendo i prossimi obiettivi. Avrebbe passato la sua intera vita a proteggere la Galassia dai Jedi, anche a costo di ucciderli tutti, uno dopo l’altro. La sua unica preoccupazione era Robin, la sua Padawan. Abbandonarla in territorio nemico era una pessima idea. Doveva entrare in contatto con la Sorella della Notte sua Maestra. In qualche modo l’avrebbe protetta, anche se da lontano. Non si sarebbe mai dimenticato la sua adorabile e amata Padawan. Se i Jedi fossero stati più come lei, sicuramente lui non avrebbe mai ceduto al lato oscuro.

Sospirò e spostò lo sguardo sulla bambina addormentata. Non sapeva nemmeno il suo nome. L’unico parente ancora in vita era suo padre… Non era certo che quella fosse la sua strada, Nexar era pericoloso e lei era particolarmente potente. Dare in mano un potere del genere all’Ordine Sith avrebbe reso lo scontro previsto dalla Forza ancora più difficile per la bambina della profezia. Nonostante tutto ciò, però, non poteva tenerla con sé. Lei non era addestrata, né al combattimento, né all’uso della Forza. Almeno, su Korriban, al fianco di suo padre, sarebbe stata al sicuro dai Jedi. 

Si alzò e le slacciò le cinture, per poi prenderla in braccio e scendere dalla nave. Ad attenderlo c’erano una schiera di Sith. Il volto di Eriaar s’increspò in un ghigno feroce. Lasciò che il lato oscuro della Forza e il potere delle Sorelle della Notte lo invadessero e distrusse le barriere mentali di tutti loro, prima di imprimere nella loro mente l’ordine di rimanere fermi al loro posto, a parte uno, che scelse come sua guida personale. Il Sith gli diede le spalle e si avviò verso la struttura principale.

La Fortezza Sith era quasi l’opposto del Tempio Jedi: era imponente, lugubre e poco invitante.  Gli interni erano spogli e oscuri. Per lo meno, il Sith che aveva scelto procedeva spedito e sicuro. Aveva fatto bene. Usare l’abilità Eco della Forza avrebbe diminuito la presa che aveva sulle menti dei Sith e lui non aveva intenzione di combattere contro l’intero pianeta Korriban. La bambina sarebbe stata al sicuro, ma solo se avesse avuto intorno a sé la protezione dell’intero Ordine Sith. Percepiva che aveva ereditato la stessa abilità di sua madre, quindi Nexar non avrebbe permesso a nessuno di portargli via il suo nuovo giocattolo. L’avrebbe solamente usata, ma per lo meno sarebbe stata al sicuro. Non era quello che avrebbe voluto Selene per sua figlia, ma era l’unica soluzione per tenerla in vita.

Il Sith si fermò davanti a dei portoni immensi, adornati da antichi simboli Sith. Il potere sprigionato dalla sala dietro quelle porte era davvero gigantesco. Doveva essere il cuore del pianeta: la sala del trono, dove sedeva la creatura all’apice della piramide dell’Ordine Sith. Eriaar sollevò una mano e usò la Forza per aprire i pesanti portoni ed entrò. Darth Nexar, il Signore Oscuro dei Sith, sedeva su un inquietante trono d’ossidiana nera. Era vestito in modo simile all’ultima volta che l’aveva visto. Fu chiaro all’istante che lo riconobbe al primo sguardo. 

I suoi occhi lampeggiarono d’ira e Nexar si tirò in piedi. «Come osi presentarti qui, Jedi?»

«Non sono più un Jedi.» La bambina si mosse fra le sue braccia, probabilmente svegliata dalle improvvise fluttuazioni nella Forza. «Ho qualcosa che ti appartiene e che i Jedi hanno tentato di toglierti.» Poggiò la bambina a terra, prendendole le spalle. «Lei è tua figlia, Darth Nexar. Selene è morta nel tentativo di proteggerla da un attacco dei Jedi.»

Il Signore Oscuro dei Sith si alzò in piedi di scatto, i suoi occhi grandi dallo stupore. La piccola cominciò a tremare e si voltò verso Eriaar, la supplica chiara: non lasciarmi con lui. Non era una buona idea, proprio per niente, ma sarebbe stato molto più pericoloso tenerla con sé. Tenne lo sguardo fisso davanti a sé, perché sapeva bene che non sarebbe riuscito a dire di no agli occhi innocenti di una bambina, che non voleva diventare l’arma di un pazzo maniaco assassino.

Nexar fu di fronte a loro in un battito di ciglia, si inginocchiò all’altezza della bambina e la osservò con un sorriso, che diventava ad ogni secondo più ampio e folle. «Ah!» Cominciò a ridere istericamente, prima di strappargli la bambina dalle mani. «Sai di avere appena condannato l’intero Ordine Jedi, vero?»

«Come ho detto…» Lo guardò. «Io non sono più un Jedi.»

Nexar si alzò, sempre tenendo ben salda la bambina per un braccio. «Hai ceduto al lato oscuro… Eppure, non hai alcuna intenzione di unirti a noi, vero?»

«Abbandonare un Ordine assassino per un altro sarebbe ipocrita da parte mia.» Ironizzò Eriaar. «Ma voglio che sia ben chiara una cosa: non credere che ti lascerò fare i tuoi comodi, Nexar.» Fece un passo verso di lui, i loro volti talmente vicini da sfiorarsi, i loro sguardi occupati in una lotta per la supremazia costante. «Jedi o Sith, io non farò alcuna differenza. Difenderò la Galassia da qualsiasi minaccia. Raderò al suolo il Tempio Jedi di Coruscant, se dovrò, ma se tu oserai mettermi i bastoni fra le ruote, non ci penserò due volte a far saltare in aria il tuo dannato pianeta e se credi che non ne sia in grado, ricorda cosa è accaduto su Nerathos.»

Gli diede le spalle e s’incamminò verso l’uscita, ma la sua voce lo bloccò nuovamente. «Xuir.»

Voltò leggermente il capo, confuso. «Cosa?»

«Il tuo nuovo nome.» Spiegò Nexar, un sorriso orgoglioso stampato in volto. «Significa lama della vendetta nella lingua dei Sith. D’ora in poi, sarai conosciuto in tutta la Galassia come Darth Xuir.»

La lama della vendetta, eh? Sì, posso accettarlo.

Di certo non ringraziò Nexar e si allontanò dalla sala del trono, lasciandosi alle spalle la bambina terrorizzata e la risata profonda di Darth Nexar. Raggiunse la sua nave e la osservò: avrebbe dovuto ridipingerla e apportare alcune modifiche per evitare di farsi rintracciare dai Jedi. Liberò i Sith dal controllo mentale e il terreno tremò sotto il crollo di centinaia di corpi. Xuir sogghignò, ascoltando i lamenti di coloro che avevano osato sfidarlo. Salì a bordo della nave, accese i motori e si sollevò da terra. Osservò dall’alto i Sith, costretti in ginocchio dalle conseguenze dell’intrusione forzata nella loro testa da parte sua e si ripromise che avrebbe fatto la stessa cosa con l’intero Ordine Jedi, a cominciare dal Gran Maestro Thal Marun e dal Maestro Jedi Kai-Dar Vantos. 




Coruscant - 21 anni alla battaglia


Nephyl evitò per un pelo di scontrarsi con un gruppo di guardie Jedi di pattuglia, chiese scusa e proseguì nella sua corsa. Era successo qualcosa di grave. La Forza l’aveva avvisata del ritorno di Kai, ma non c’era nessuno con lui. Raggiunse gli hangar che aveva i polmoni in fiamme. Una nave stava atterrando proprio in quel momento. Non era quella con cui erano partiti quella mattina Kai ed Eriaar. Se non sbagliava, era una nave di soccorso, comandata dalla Maestra Jedi Nima Tol’var. Ad attendere l’atterraggio c’erano Thal, il Maestro Jedi Kol Venn, Naitsirk e Robin. I due Padawan erano a dir poco preoccupati. Avvicinandosi lentamente notò che si stavano tenendo per mano e che Robin stava tremando.

Nephyl si fermò ad una distanza di sicurezza, non abbastanza vicina da essere individuata, ma nemmeno troppo lontana da non poter ascoltare le conversazioni. La nave atterrò morbidamente e il portello di sbarco si allungò verso terra. Dalla nave scese per prima Nima, alle sue spalle due Cavalieri Jedi stavano sostenendo un dolorante ed esausto Kai-Dar Vantos. Nephyl non l’aveva mai visto in quelle condizioni. Si accorse subito di qualcosa di strano: le sue barriere mentali erano ridotte ad un cumulo di macerie. C’era solo un uomo in grado di fare dei danni del genere, perché lei stessa li aveva subiti: Eriaar Shehol. Eppure, non aveva molto senso, perché Eriaar avrebbe dovuto attaccare in quella maniera il Jedi che gli aveva fatto da Maestro e che lo aveva salvato da Dathomir?

Domanda molto più importante… Dov’era Eriaar Shehol? Perché non era insieme con Kai? Cosa poteva essere accaduto. Sollevò lo sguardo nuovamente quando Robin si lanciò su Kai, afferrandogli le vesti e chiedendogli dove fosse il suo Maestro. Per quanto andasse sempre a dire in giro quanto non sopportasse Eriaar come Maestro, tutti sapevano che in realtà lei lo vedeva come un fratello maggiore, se non come una figura paterna, qualcuno che l’avrebbe sempre difesa, anche a costo della sua stessa vita. Kai, però, non era in grado di risponderle, con la mente in quelle condizioni era già un miracolo che stesse comprendendo ciò che Robin stava dicendo.

Thal allontanò Robin da Kai e ordinò ai Cavalieri Jedi di portarlo immediatamente in infermeria. Non appena fu abbastanza lontano, Nima iniziò il suo rapporto: i due Jedi si erano divisi al loro arrivo sul pianeta Velmara per raccogliere informazioni su Lady Selene. Il Maestro Kai-Dar Vantos l’aveva localizzata immediatamente, mentre il Maestro Eriaar Shehol aveva preferito fermarsi in un bar per ottenere notizie di prima mano sulla donna. C’era stato uno scontro con Lady Selene e un uomo sconosciuto. Entrambi morti. Non avevano trovato la bambina e anche Eriaar sembrava essere scomparso nel nulla insieme alla nave con cui erano partiti.

Bambina? Quale bambina?

Thal si voltò verso Robin, chiedendole se se la sentisse di usare l’abilità di Occhio della Galassia per tentare di localizzare Eriaar e Nephyl vide la sua amica aprire la bocca, prima di richiuderla all’istante. Percepì la sua incertezza nella Forza: qualcosa la preoccupava e Nephyl era abbastanza sicura di sapere cosa fosse; temeva che, se avesse trovato il suo Maestro, poi i Jedi gli avrebbero fatto del male. La Padawan sollevò gli occhi disperati su Thal e scosse il capo velocemente. Il Gran Maestro piegò il capo da un lato, chiaramente irritato dal rifiuto della sua amica, ma prima che potesse riprenderla, Naitsirk intervenne, frapponendosi fisicamente fra i due. Ricordò a Thal che per usare Occhio della Galassia era necessaria una certa dose di concentrazione e in quel momento Robin era troppo sconvolta per fare una cosa del genere. In più, la prima cosa da fare non era trovare il Maestro Eriaar, ma avere il resoconto della missione da parte del Maestro Kai.

Sempre che si riprenda dall’attacco di Eriaar.

Il gruppo di Jedi si spostò e Nephyl li seguì a distanza di sicurezza. Arrivati in infermeria, trovarono Kai sveglio e già molto più presente. Le sue barriere mentali si stavano lentamente ricostruendo, anche se era ancora indebolito dall’attacco del Jedi più giovane. Come sempre, Nima aveva compiuto un miracolo, anche se adesso era esausta a sua volta. Era seduta su una sedia vicino al letto di Kai, la testa fra le mani. Quando vide avvicinarsi il Gran Maestro, però, si tirò in piedi e fece un inchino in segno di rispetto. Kai anche fece un cenno col capo.

Robin si staccò dal gruppo e lo afferrò nuovamente per i baveri delle sue vesti. «Dov’è il mio Maestro? Che cosa gli hai fatto?»

Thal la allontanò di forza. «Non mettere in discussione le azioni di un Maestro Jedi, Padawan.»

Robin spostò gli occhi su Kai: non aveva mai visto quello sguardo su di lei, era disperata e infuriata… 

Sembrava quasi…

Sì, pareva proprio che odiasse Kai.

Lacrime calde le rigavano le guance, ma lei non scostò lo sguardo nemmeno per qualche istante. Naitsirk le si avvicinò, poggiandole le mani sulle spalle. Le mormorò qualcosa all’orecchio, ma Nephyl era troppo lontana per sentire le parole pronunciate in un sussurro. La sua amica, però, lo ignorò totalmente. Allontanò le mani di Naitsirk in malo modo, poi si asciugò le lacrime con rabbia, rimanendo ben ferma al suo posto, rigida, le mani strette a pugno.

Kai sostenne il suo sguardo, prima di mormorare. «È caduto.»

Thal sembrò confuso. «Caduto? In che senso?»

Il Maestro Jedi sollevò a fatica il capo sul Gran Maestro. «Eriaar Shehol non esiste più. Ha ceduto al lato oscuro.»

Eriaar?

Robin scosse il capo. «Tu menti!» La sua rabbia e disperazione erano evidenti in ogni sua parola. «Tutti voi avete mentito! Io so chi era Selene! Non meritava di morire!»

Robin… Zitta!

Osservò con orrore lo sguardo accusatorio di Thal poggiarsi sulla sua amica. Ora che ci pensava, era stata lei a convincere Eriaar a seguirli in missione su Nerathos. Aveva assistito alle ricerche del suo Maestro sul Signore Oscuro dei Sith e sulle sue motivazioni per prendere quel pianeta in particolare. Doveva aver letto anche di Selene e della bambina di cui avevano parlato i Jedi. Non poteva permettere che accadesse qualcosa alla sua migliore amica. Non sapeva cosa fosse successo ad Eriaar, perché non fosse tornato con Kai, ma sicuramente lui avrebbe voluto che Robin fosse al sicuro.

Perdonami, Robin…

Si concentrò e ruppe facilmente le barriere mentali della sua migliore amica e impresse nella sua mente un ordine preciso: taci e vattene. Robin fermò il flusso di parole e di insulti che le stavano uscendo dalle labbra, si voltò e corse fuori dall’infermeria. Nephyl prese un respiro profondo, prima di seguirla. Liberò immediatamente la sua mente dal suo controllo e la ragazza si bloccò in mezzo al corridoio. Si voltò lentamente, poggiando i suoi occhioni grigi disperati su Nephyl. Le due si guardarono per qualche secondo, poi Robin le corse incontro e l’abbracciò, piangendo disperata.

Nephyl la strinse, dandole delle affettuose pacche sulla schiena. «Lui starà bene. È forte e sa nascondersi. Non riusciranno a trovarlo.»

Robin, però, scosse il capo. «No, Nephyl… Non temo per Eriaar, perché non saranno i Jedi a trovare lui, ma sarà il mio Maestro a dare la caccia a tutti loro.» Si scostò, gli occhi bassi, tristi e stanchi. «E non si fermerà, finché non avrà cancellato anche il più piccolo granello di polvere dell’Ordine Jedi dalla storia della Galassia.» 




Coruscant - 20 anni alla battaglia


Passarono molti mesi e nonostante gli sforzi dei Jedi per trovare il Maestro Jedi Eriaar Shehol, la sua posizione rimase un vero e proprio mistero. Robin fu affidata al Maestro Kelan Dross, un’idea geniale di Thal per liberarsi di lei, che a quanto pareva sapeva davvero troppo. Nonostante i pericoli che affrontava giornalmente Kelan, Robin era stata addestrata dal miglior guerriero dell’Ordine Jedi, aveva affrontato il Signore Oscuro dei Sith e la sua orda di adepti, uscendone viva e più forte di prima, quindi ucciderla e liberarsi di lei non era così semplice e anzi aveva già salvato più di una volta la pelle al suo nuovo Maestro.

Nephyl era quasi del tutto certa che Robin avesse trovato Eriaar, ma che tenesse l’informazione per sé. Non l’aveva detto nemmeno a lei, ma era stato semplice capirlo quando la sua amica era venuta a supplicarla di insegnarle ad irrobustire le sue barriere mentali. Quel giorno le aveva anche rivelato che il Maestro Kai-Dar Vantos le gravitava fin troppo intorno, anche se nell’ombra. Ogni volta che si voltava lui era lì. Temeva che volesse infiltrarsi nella sua mente per scoprire la posizione di Eriaar. Nephyl le aveva insegnato tutto ciò che sapeva sulle barriere mentali e su come irrobustirle. Non le aveva fatto domande sul suo Maestro, anche se avrebbe tanto voluto sapere se stesse bene, se fosse ferito e quali sarebbero state le sue prossime mosse.

Nephyl spostò lo sguardo sul sole appena sorto. Si era svegliata poco prima dell’alba per allenarsi un po’. Al suo fianco, il suo fidato lupo bianco, che creava sempre quando era da sola. Si sedette a terra e l’animale poggiò il suo musetto nel suo grembo, per permetterle di accarezzarlo. L’aveva chiamato Artyx, un nome che ricordava il ghiaccio e la neve tipici del suo pianeta natale, Nydrion.

Chissà dov’è Eriaar in questo momento…

Artyx sollevò il musetto e drizzò le orecchie in direzione della porta. Nephyl si voltò e fece un gesto con la mano: il lupo al suo fianco divenne etereo, prima di svanire come nebbia nell’aria. Giusto in tempo: le porte della sala d’allenamento si aprirono e Thal, seguito da Nima e Kai fecero il loro ingresso, Robin e Naitsirk alle loro calcagna. La sua amica le fece un piccolo sorriso, mentre Naitsirk la salutò con un cenno della mano.

Prevedo guai.

La Forza fluttuava in modo strano intorno ai Maestri Jedi. Qualsiasi cosa avessero in mente, non era nulla di buono. Nephyl si alzò e fece un inchino, in saluto ai Maestri Jedi e al Gran Maestro Jedi Thal. Aveva continuato ad insegnarle, anche se era diventato molto più severo sull’uso del lato oscuro della Forza. Da quando era scomparso Eriaar, le regole sull’uso del lato oscuro si erano irrigidite ancora di più, tanto che nemmeno ai Jedi grigi era permesso usarlo, nemmeno in situazioni disperate. Molti Cavalieri Jedi non erano stati d'accordo con la manovra, ma nessuno poteva contestare gli ordini del Gran Maestro. Sentiva spesso, camminando fra i corridoi, i Jedi sussurrare il nome di Eriaar e di quanto la sua assenza si stesse facendo sentire. I Cavalieri Jedi non avevano un attimo di respiro: erano continuamente in missione a caccia di Sith… O di fantomatici Sith. Sapeva che anche la Repubblica era sul piede di guerra con l’Ordine Jedi: stavano esagerando con gli attacchi a pianeti pacifici, nascondendosi dietro la scusa della presenza di chissà quale potente e pericoloso Sith… Solo per poi scoprire che le informazioni erano sbagliate e che avevano distrutto un intero villaggio, se non città, per nulla.

Quindi non era mai una buona cosa vedere Thal arrivare seguito da due potenti Maestri Jedi come Kai e Nima. «Andiamo in missione, Padawan.»

Nephyl lanciò un’occhiata preoccupata a Robin. «Maestro?»

Le poggiò una mano sulla spalla, sorridendole rassicurante. «Tranquilla, come vedi non siamo io e te da soli. Sarà una missione semplice, vedrai.» 




Ryubin - 20 anni alla battaglia


Altro che missione semplice…

Nephyl, Robin e Naitsirk erano a dir poco esausti. Nima era rimasta ferita, anche se non gravemente, e Thal aveva obbligato la sua Padawan a guarirla, mentre lui e Kai inseguivano le streghe per mezza Galassia. Nephyl guardò il pianeta verdeggiante avvicinarsi sempre di più. Ci fu una potente interferenza nella Forza: ciò che stavano facendo era sbagliato. Thal le aveva spiegato che quelle streghe avevano fatto del male a degli innocenti, usandoli come creature sacrificali, eppure una volta arrivati sul pianeta, la popolazione li aveva accolti normalmente. Lei, Robin e Naitsirk si erano fatti un giro per le strade, raccogliendo informazioni su queste fantomatiche streghe, ma nessuno aveva detto nulla di male su di loro. Si facevano chiamare Congrega dei Cerchi Neri e da quando erano arrivate, avevano difeso la popolazione da svariate minacce.

Robin e Nephyl erano rimaste confuse da quelle parole, ma non avevano potuto indagare oltre, perché Naitsirk le aveva avvisate che Thal li stava cercando. Nima aveva trovato le streghe. Il gruppo di Jedi si erano allontanati dalla città, poi c'era stato il delirio. Le streghe dovevano aver percepito il loro arrivo, perché, mentre i Jedi preparavano un’imboscata, erano state loro ad attaccare. Nephyl e Robin si erano limitate a stordirle, senza fare loro del male, ma gli altri Jedi non avevano avuto pietà. Perfino Naitsirk aveva combattuto come una furia. Grazie ai loro poteri, le streghe erano riuscite ad allontanarli e a scappare dal pianeta, ma i Jedi non si sarebbero mai arresi così facilmente e quindi ora stavano per atterrare su un ennesimo pianeta, per il cui futuro Nephyl era preoccupata.

Scesero dalla nave di fronte all’unico centro abitato dell’intero pianeta. Non appena Nephyl mise piede sul suolo erboso, venne subito invasa dalle potenti energie che abitavano Ryubin. C’erano creature molto potenti che vivevano su quel pianeta e non si trattava di Jedi, ma di streghe. Solo che non quelle a cui stavano dando la caccia loro. Non andava bene… Proprio per niente… C’era il rischio di uno sterminio di massa.

Colta dal panico, afferrò la mano di Thal. «Maestro, torniamo indietro!»

Il Jedi la guardò con le sopracciglia inarcate, prima di liberarsi dalla sua stretta in malo modo. «Non discutere, Padawan, andiamo avanti. Bisogna finire ciò che abbiamo iniziato.»

I Jedi entrarono nel villaggio. Praticamente tutti gli abitanti si erano raccolti nella piazza centrale, incuriositi dall’arrivo degli stranieri. Un uomo e una donna si staccarono dalla piccola folla. Lei era chiaramente incinta e lui le si parò di fronte in modo protettivo. Si avvicinarono a loro e quando l’uomo parlò, Nephyl piegò il capo da un lato: non era una lingua che lei conosceva. Fortunatamente Nima era lì con loro, lei era l’esperta delle lingue, le sapeva parlare praticamente tutte. L’uomo ascoltò la Jedi con attenzione, prima di scuotere la testa e rispondere alla sua domanda, ma Nephyl percepì nella Forza che aveva appena mentito… Cioè, modificato la realtà a sua convenienza: stava proteggendo le streghe. Nima tradusse la risposta dell’uomo, ma chiaramente Thal sapeva già che ciò che aveva detto non corrispondeva a verità.

«Traduci queste esatte parole, Nima.» Le ordinò Thal e ciò che disse mise i brividi a Nephyl. «Nascondere e dare asilo a dei Sith è un crimine punibile con la morte. Non rendetevi complici di criminali galattici e diteci dove sono le Streghe.»

Nima tradusse e l’uomo, chiaramente frustrato, drizzò la schiena. «Non so chi voi siate, né perché siete qui, ma come capo villaggio è mio dovere proteggere la mia gente. Siete pregati di lasciare il nostro pianeta e non farvi mai più rivedere.»

L’uomo aveva lunghi capelli viola, legati in una treccia regale. I suoi occhi erano dello stesso colore ed erano penetranti, sicuri e irremovibili. Non era un uomo che si sarebbe fatto spaventare facilmente dai primi arrivati. Sua moglie, alle sue spalle, aveva i capelli blu, anche lei li teneva lunghi e adornati nella stessa maniera del marito. Era rimasta sempre alle sue spalle, chiaramente spaventata dall’aggressività degli stranieri.

Thal prese un lungo respiro profondo, scuotendo il capo lentamente, prima di rivolgersi a Kai. «Scopri dove tengono nascoste le Streghe.»

Fu istantaneo: perfino Nephyl e Robin vennero colpite dall’attacco mentale del Jedi. Si portarono le mani alle orecchie, ma sia l’uomo che la donna crollarono a terra. I loro occhi si fecero vacui, mentre Kai s’insinuava nella loro mente, lasciando dietro di sé una scia confusa di ricordi e pensieri. Nephyl si riprese più velocemente e provò a lanciarsi su Kai per fermarlo, ma Thal l’allontanò con la Forza e lei non fu abbastanza svelta da proteggersi. Si rialzò immediatamente e notò il villaggio disperdersi terrorizzato. Doveva fermare Kai! Continuando così li avrebbe fatti impazzire totalmente! Non fece in tempo a fare un passo, perché un lampo di luce bianca colpì Kai, lanciandolo indietro di una decina di metri. Nephyl si voltò e vide le Streghe marciare sicure verso di loro.

La loro guida sollevò le mani, i suoi occhi bianchi splendenti di potere. «Non vi permetteremo di far del male a questa gente, Jedi!»

Nephyl si tolse dal loro cammino appena in tempo. Kai, già in piedi e nuovamente in forze, si lanciò contro di loro, imitato immediatamente da Nima e Naitsirk. Thal si avvicinò lentamente, osservando le Streghe ed intervenendo ogni volta per evitare ferite letali ai suoi compagni. Nephyl corse da Robin, che invece si stava occupando dei due capi villaggio.

«Come stanno?» Le chiese, aiutandola a sollevare l’uomo. «Signore, riuscite a capirmi?»

Lui, però, spostò uno sguardo vacuo su di lei, che rabbrividì. All’improvviso, le porte delle case si spalancarono e gli abitanti del villaggio si lanciarono in soccorso delle Streghe, attaccando i Jedi con armi di fortuna. Robin colpì il terreno, allontanando due uomini, armati di lunghi coltelli, diretti verso di loro. Se continuava così, sarebbe stata veramente una strage, ma cosa ci potevano fare loro due? La donna afferrò Robin per le spalle scuotendola e gridandole qualcosa. Nephyl le poggiò una mano sulla spalla, infondendole calma con la Forza e lei, lentamente, si afflosciò a terra. Finalmente, però, comprese una parola, un nome, sussurrato dalla donna esausta: Jess.

«Ha detto un nome…» Guardò la sua amica. «Credo sia sua figlia. Dobbiamo fermare gli altri.»

Robin strinse le mani a pugno, stava tremando e sembrava sull’orlo di scoppiare a piangere. «Io… Io non posso, Nephyl.» Si alzò in piedi e le diede le spalle. «Torno alla nave. Non posso fare niente e se facessi qualsiasi cosa, sarei in pericolo e io devo sopravvivere. Mi dispiace, Nephyl.»

«Cosa?!» Era già scappata via prima che riuscisse a comprendere appieno il significato delle sue parole e Nephyl si sentì tradita. «Robin…»

Delle grida attirarono l’attenzione sulla battaglia alle sue spalle. I Jedi, nel tentativo di difendersi dagli attacchi delle Streghe, avevano appiccato fuoco al tetto di una casa e l’incendio si era presto allargato all’intero villaggio… I Jedi non avevano avuto pietà di nessuno, per lo meno non i Maestri. Naitsirk si stava allontanando, chiaramente disgustato dalle decisioni dei Jedi più anziani. Le Streghe facevano di tutto per proteggere gli abitanti indifesi, ma molte erano seriamente ferite, se non morte. Le avevano già decimate. All’improvviso, vedendo Kai uccidere un bambino innocente, Naitsirk si voltò e scappò via a sua volta. Il Padawan le passò di fianco, pregandola di seguirlo e di scappare, ma Nephyl era radicata a terra, sconvolta dalla cattiveria inutile del suo Maestro e di coloro che si definivano difensori della pace nella Galassia. La rabbia la invase, aprendo i cancelli anche dei suoi poteri e della Forza, che si fusero insieme, facendole ribollire il sangue. I suoi occhi si accesero di potere e Nephyl lanciò un grido, dando libero sfogo alla sua magia.

Kai sollevò la spada laser contro una donna, che stava facendo da scudo a suo figlio, ma non riuscì a portare a termine il colpo, perché delle zanne affondarono nel suo braccio. Subito dopo, Nephyl mulinò le sue due spade laser, allontanandolo dalla donna. Qualcosa all’angolo della sua visione attirò la sua attenzione: osservò con confusione delle vene rosse apparire nei laser blu della sua spada laser.

«Anche tu?» Sollevò gli occhi su Kai, che si era liberato dal suo lupo. «Cedere al lato oscuro è per caso diventato una moda? Ma d’altro canto… Cosa ci si poteva aspettare da una strega.»

Nephyl si concentrò sulle scene di sterminio alle spalle del Jedi e l’odio la invase.

Una strega, eh? E va bene, se è ciò che voi Jedi temete, io sarò una strega.

Il potere, che per così tanto tempo aveva nascosto e allenato in segreto, ora era libero di scorrere nelle sue vene e di essere liberato e sfruttato. Il suo corpo venne sollevato da terra, mentre i cristalli kyber, incastonati nella sue spade laser, sanguinavano a causa dell’odio e della rabbia che provava, finché il suo volto non fu illuminato di un rosso profondo e oscuro. I Jedi si erano ormai occupati delle streghe e degli abitanti del villaggio, tutta la loro concentrazione sulla Padawan. Nephyl gridò e cadde a terra, liberando il suo potere. Dal terreno sbucarono creature orribili, che ruggirono contro i Jedi, attaccandoli. Nephyl percepì il suo corpo mutare, le sue ossa spezzarsi e ricomporsi, finché non si era trasformata in un infuriato, gigantesco lupo bianco. Ringhiò e si lanciò contro Kai, quasi azzannandolo alla gola. Invocò anche Artyx, finché i Jedi non furono letteralmente circondati da nemici.

Fu allontanata da una potente onda di Forza e quando sollevò nuovamente gli occhi, di fronte a lei c’era Thal. «Sei un fallimento, Nephyl.»

Io sono un fallimento, vecchia mummia di un Jedi?!

Nephyl ringhiò e si lanciò contro il Jedi, poi all’improvviso le sue zampe si bloccarono e lei ruzzolò a terra, tornando in forma umana. Sentiva il suo corpo estremamente pesante. Un peso enorme la stava schiacciando al suolo, tanto che faticava a respirare. Il volto esasperato e freddo di Thal Marun apparve nel suo raggio visivo. Lo vide scuotere il capo e schioccare la lingua. Nephyl tentò di combattere contro il senso di stanchezza improvviso, ma non riusciva a muovere un muscolo. Le sue palpebre cominciarono a chiudersi di loro spontanea volontà e la sua vista a sfocarsi. L’ultima cosa che vide, però, fu Nima venire lanciata in aria da quella che sembrava un enorme mano d’ombra e quella di Thal allungarsi alle sue spalle, poi perse conoscenza. 




Coruscant - 20 anni alla battaglia


Si svegliò di soprassalto. Sentì qualcosa di freddo stringerle i polsi e quando sollevò le mani, vide che era incatenata. Si guardò intorno: perché si trovava in una delle celle del Tempio Jedi? Quasi non finì di porsi la domanda che i ricordi le invasero la mente: avevano distrutto un intero villaggio, massacrato persone innocenti e ucciso delle Streghe che non avevano mai fatto del male a nessuno. Qualcosa dentro di lei era cambiato. Ricordava le sue spade laser mutare colore e diventare rosse. Aveva fatto sanguinare i suoi cristalli kyber, ma per quanto volesse sentirsi in colpa, non ci riusciva. Questa volta, quando i suoi poteri chiesero di essere liberati, non li bloccò e insieme con loro, nelle sue vene, iniziò a scorrere anche il lato oscuro della Forza. Doveva andarsene da lì. Non aveva alcuna intenzione di diventare la prossima vittima dei Jedi. Si tirò in piedi e guardò le catene: avevano fatto un errore a non usare le manette che bloccavano la Forza. Usò i suoi poteri e cominciò a congelare le catene.

«Nephyl?» Spostò lo sguardo su Robin. «Torna indietro. Ciò che hanno fatto i Jedi è giusto. Vogliono solo…»

«Taci!» Ringhiò, percependo distintamente il terribile sapore del tradimento in bocca. «Come hai potuto permettere che facessero tutto quello? Ti rendi conto che erano persone innocenti?»

Lei cominciò a camminare avanti e indietro fuori dalle sbarre della sua cella, mentre Nephyl, lentamente, congelava totalmente le sue catene, tanto che il metallo cominciò a cedere. «Tu… Tu non capisci, Nephyl. Io ho dovuto farlo! La Forza ha previsto che avrò una figlia e che quella bambina verrà rapita dai Sith.» Afferrò le sbarre e la osservò disperata. «Anche quella bambina è innocente.»

«Quelle Streghe non erano Sith!» Ruggì Nephyl, spezzando le catene e afferrando i polsi di Robin, impedendole di allontanarsi. «Quelle persone non erano Sith! Sei complice di uno sterminio compiuto in nome di una bambina che ancora non esiste! Sei solo un’ipocrita codarda, Robin Serijala.» Più parlava e più la rabbia alimentava il suo potere, che lentamente stava congelando l’intera cella, rendendo ghiacciate le sbarre sotto le loro mani. «Non sono io a dover tornare indietro, Robin, se tu che te ne devi andare. Il lato oscuro è potente e libero. Si mescola bene ai nostri poteri. Sai benissimo anche tu che se dovessero scoprire la tua vera identità, che sei una spia delle Sorelle della Notte, ti ucciderebbero all’istante.»

Robin perse tutto il colore dal viso e in quel momento le sbarre andarono in frantumi. La Padawan crollò a terra e si allontanò da lei, andando a sbattere con la schiena contro il muro. Doveva solamente recuperare le sue spade laser dalla nave di Thal Marun. Per farlo, però, avrebbe dovuto superare un bel po’ di corridoi stipati di Jedi.

Lanciò un ultimo sguardo a Robin. «Addio, amica mia

Uscì dalle celle e risalì le scale, accumulando potere ad ogni gradino. Percepiva la presenza di due guardie Jedi dall’altra parte. Spalancò le porte che davano sul corridoio principale, spaventando i due Jedi, che attivarono immediatamente le loro spade laser gialle. Nephyl sollevò la mano, si concentrò sulla mente dei due Jedi e mandò in mille pezzi le loro barriere mentali, imprimendo a fuoco un ordine: uccidetevi. L’abilità di Vincolo Psichico, che Eriaar aveva passato anni ad insegnarle, le veniva particolarmente semplice ed era molto efficace. I due Jedi si guardarono, poi affondarono le loro lame l’uno nell’altro. Nephyl li superò ed evocò Artyx, che corse ad aprirle la strada. Finché non avesse recuperato le sue due spade laser, aveva bisogno di altre armi per contrastare i Jedi. Spalancò le braccia e aprì i palmi e il suo potere creò due lame gemelle. Si vide arrivare incontro due guardie Jedi e le affrontò senza alcuna paura. Il lato oscuro era molto più forte del lato chiaro. Le diceva come e quando schivare i colpi e dove affondare le sue lame. Se erano in troppi, usava Vincolo Psichico su qualcuno, rendendolo suo alleato temporaneo, per poi conficcargli la sua lama nel cuore una volta che non le serviva più.

Così facendo raggiunse gli hangar e davanti alla nave, a frapporsi fra lei e le sue spade laser, c’era Thal Marun, il Gran Maestro Jedi. Artyx la affiancò, le zanne scoperte gocciolanti di sangue. Nephyl marciò sicura verso di lui, che staccò la sua spada laser dal fianco e l’attivò. Il suo volto anziano e stanco venne illuminato dal suo laser verde. Nephyl rinforzò il potere che avvolgeva le sue lame gemelle di ghiaccio, poi si lanciò contro di lui. Tentò di colpirgli il fianco, ma lui parò con la spada laser… Peccato che lei avesse due lame. Nephyl sorrise e con l’altra lama gli recise i tendini sul retro del ginocchio, facendolo cadere. Modificò la presa sulle lame e ne conficcò una nel suo avambraccio armato: Thal ululò di dolore e perse la presa sulla sua spada laser, che cadde a terra, spegnendosi.

Nephyl roteò le lame gemelle nelle sue mani, poi le puntò a croce al suo collo. «Avresti dovuto passare più tempo ad allenare il tuo fisico, Maestro.» Lo schernì, Nephyl. «Come Gran Maestro Jedi fai davvero pena, fattelo dire.» 

In quel momento, Artyx scese dalla nave, al sicuro nelle sue fauci c’erano le sue due spade laser. Nephyl scongelò le sue due lame gemelle e aprì i palmi, lasciando che le sue due spade laser le volassero in mano. Le attivò, abbassò lo sguardo su Thal, poi incrociò i due laser rossi e gli tagliò la gola. La Forza la avvisò dell’arrivo di molti Jedi. Doveva andarsene da lì. Si guardò intorno: non c’erano molte navi che lei sapesse pilotare, Thal non l’aveva mai fatta entrare in cabina di pilotaggio, però, in quel momento, gliene serviva una. Magari qualcosa di piccolo e che non necessitasse di tanti piloti. La Forza la guidò fino ad una piccola nave. Nephyl salì a bordo. C’era solo la cabina di pilotaggio, perfetta per essere pilotata da una sola persona. Artyx si raggomitolò alle sue spalle, mentre Nephyl accendeva i motori. Il lato oscuro la guidò passo passo e quando ormai i Jedi irruppero negli hangar, lei era già lontana dal Tempio Jedi. 




Korravyn - 20 anni alla battaglia


Nephyl atterrò vicino ad una struttura molto particolare. Non aveva idea del perché la Forza l’avesse portata in quel posto, ma fino a quel momento il lato oscuro non l’aveva ancora tradita… Come l’aveva tradita Robin. Nephyl scosse il capo, allontanando il pensiero doloroso di quella che era stata la sua migliore amica. Doveva andare avanti e proteggere la Galassia dai Jedi. Molto probabilmente, era esattamente ciò che aveva spinto Eriaar a convertirsi al lato oscuro. Forse aveva assistito anche lui a qualcosa di terribile. Non che fosse difficile da immaginare, visto che c’era di mezzo Kai.

Artyx corse avanti, raggiungendo il cerchio di giganteschi monoliti. Percepiva un’enorme energia intorno a sé. Quel luogo era sacro per creature come lei. Secondo l’archivio Jedi della nave, quello era il pianeta Korravyn. Si diceva che fosse disabitato da più di mille anni, eppure qualcosa non le tornava. Se davvero non c’era vita, da dove veniva tutta quell’energia. Nel centro del cerchio c’era una specie di altare. Nephyl ci si sedette sopra a gambe incrociate, poi chiuse gli occhi e si concentrò. Il suo potere cominciò a scorrere liberamente nelle sue vene e quando riaprì le palpebre, il bianco nelle sue iridi stava splendendo di energia. Sollevò il capo verso il cielo e, senza che il cervello desse alcun tipo di ordine, le sue labbra si mossero da sole.


Rokh’mal veth’nash

Thar’kha val’dren

Kreth’loth nar’ashar

Vokh’nir val’zen

Shara’veth dor’nar.

(Mie antiche sorelle

Vi chiamo a me

Ascoltate la mia preghiera

Sentite il mio richiamo

La vostra sorella attende)


Il suo potere si quietò nelle sue vene e i suoi occhi tornarono normali. Si sentiva leggermente stordita. Non sapeva cosa fosse appena successo esattamente. Non conosceva la lingua che aveva parlato, eppure aveva compreso tutte le parole pronunciate. Era un richiamo, per creature come lei, coloro che avevano il suo stesso tipo di potere. Scese dall’altare e accarezzò Artyx. La sua mente, stranamente, tornò all’attacco a Ryubin. Aveva percepito altre streghe come lei. Doveva tornare indietro?

No, non è una buona idea.

Però… L’ultima immagine che ricordava era a dir poco inquietante: una gigantesca mano d’ombra che lanciava in aria la Maestra Jedi Nima Tol’var e quella di Thal che si allungava alle sue spalle. Era sicuramente magia oscura. Chiunque ci fosse dietro, aveva l’abilità di controllare le ombre. Da quel che ricordava dalle sue lezioni con Thal, l’abilità era Manipolazione delle Ombre ed era magia oscura del peggior tipo. Controllare le ombre significava controllare l’oscurità, la notte. Chiunque fosse, doveva aver dato del gran filo da torcere ai Jedi… Sperando che non l’avessero ucciso.

In quel momento, sopra la sua testa, risuonò il boom sonico di una nave che entrava nell’atmosfera del pianeta. «Accidenti!»

Era la nave più grande che lei avesse mai visto. Fece un paio di giri, prima di riuscire ad atterrare vicino alla sua, che al confronto era piccola quanto un cespuglio rispetto ad una montagna. Nephyl si avvicinò, senza alcuna paura: la Forza era tranquilla. I portelloni si aprirono e una schiera di donne scesero il ponte d’imbarco a passo di marcia. Erano bellissime, ma soprattutto estremamente potenti. Sulla fronte avevano quello sembrava un tatuaggio: una serie di cerchi concentrici neri.

La Congrega dei Cerchi Neri…

Quindi, non erano tutte morte. Nephyl si ritrovò a prendere un enorme respiro profondo. La loro guida, al fronte della fila, alzò una mano, bloccando le sue sorelle, proseguendo da sola verso di lei. Nephyl si bloccò e la donna le si parò davanti. 

La guardò attentamente per qualche secondo, prima di aprire le braccia. «Povera bambina… Hai visto cose terribili.» Nephyl si nascose nel suo abbraccio, che era incredibilmente caldo e protettivo. «Le nostre sorelle non sono morte invano, se sono riuscite a portarti da noi.» La scostò e le avvolse il viso con le mani, asciugandole le lacrime, che non si era nemmeno accorta di star piangendo. «Tranquilla, Nephyl, sei al sicuro con noi. Vendicheremo le nostre sorelle insieme.»

Nephyl chinò il capo. «Sì, Sorella.»

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