Capitolo 1
La profezia
Coruscant - 25 anni alla battaglia
«La Forza è in tutto ciò che ci circonda.» Il giovane Maestro Jedi osservò i piccoli Padawan, camminando lentamente fra di loro. «Per molti rimane un sussurro, voci indefinite e lontane, ma per coloro che hanno un fine udito, può diventare un’arma, uno scudo e una salvezza. La Forza vi può guidare nei vostri momenti più bui ed essere la vostra luce.» Si fermò al centro della stanza e si rivolse ai bambini. «Ditemi, cosa vedete?»
La Forza roteò intorno ai piccoli Padawan, in alcuni era più forte, in altri più schiva, ma per il Maestro Jedi non c’erano dubbi: sarebbero tutti diventati degli ottimi Jedi un giorno. Amava il lavoro sul campo, ma doveva ammettere di sentirsi molto più a suo agio a contatto con i Padawan. Era appena stato nominato Maestro Jedi e voleva dimostrare al consiglio le sue capacità e abilità.
La Forza roteò intorno a lui, avvisandolo dell’arrivo del suo Maestro. Come ogni Jedi, anche lui era stato affidato ad un Maestro più anziano e più abile, affinché imparasse la via dei Jedi. Le porte dell’aula si aprirono e il Maestro Kai-Dar Vantos fece il suo ingresso. Rimase in disparte, ad osservare il suo ex-allievo, ora Maestro, interagire con i piccoli Padawan. Ad un dito della mano sinistra, portava una delle reliquie Jedi più potenti esistenti: l’Anello dell’Eterna Forza. Il Cristallo Kyber verde era appartenuto ad una potentissima Maestra Jedi, Allura Valen, che l’aveva intriso della pura essenza della Forza, amplificandone i poteri. Alla morte di Valen, la sua fidata Padawan ne aveva fatto un anello. Il possessore di questa potente reliquia vedeva i suoi poteri amplificati oltre ogni limite immaginabile. C’era solo una condizione da rispettare: l’anello pretendeva un solo padrone alla volta. Vantos l’aveva ereditato dalla sua Maestra Jedi, caduta in battaglia contro un misterioso Sith.
Sith…
L’unica vera minaccia per la pace nella Galassia e gli unici veri nemici dei Jedi. Il giovane Maestro Jedi non aveva ancora avuto l’onore di incontrarne uno e di combatterci contro. Sapeva chi fossero dalle lezioni di storia galattica dei Jedi, ma erano creature rare e spesso se ne restavano confinate nei loro pianeti d’origine. Mentre i Jedi combattevano per la pace e usavano il lato chiaro della Forza, i Sith ne abbracciavano anche i lati più oscuri e malvagi. Alcune leggende parlavano di Sith in grado di riportare in vita i morti, usando la Forza per piegare le leggi della natura e del tempo; altre leggende li vedevano come unica risorsa per la Galassia per mantenere l’equilibrio fra bene e male; c’era anche chi diceva che non fossero per forza cattivi, infatti gli scontri fra Jedi e Sith erano a dir poco rari, ma non impossibili. La Maestra Jedi Kyrelia Sundara era una delle poche cadute in battaglia contro un Sith, di cui si erano poi perse le tracce. Giravano voci secondo cui il Sith fosse stato in realtà suo figlio, ma l’unica persona a poterlo confermare era ormai morta da tempo e sicuramente non sarebbero andati a chiederlo al Sith.
Il Maestro Jedi sospirò, percependo la Forza vibrare preoccupata intorno a Kai. «Bene! Per oggi la lezione è finita. Cercate di meditare più spesso, solo affinando i vostri sensi potrete sfruttare appieno il potere della Forza.»
I Padawan si alzarono e corsero fuori, salutando il Maestro Kai-Dar Vantos, che invece si avvicinò a lui. «Stai facendo un ottimo lavoro, Eriaar, esattamente come mi aspettavo dal mio miglior Padawan.»
«Che succede?»
Kai rise. «Sempre dritto al punto. Il consiglio ha indetto un’adunata generale.»
Un’altra cosa rara era l’adunata generale. Il consiglio si trovava spesso per discutere di faccende politiche o per incontrare gli inviati diplomatici della Repubblica, solamente i Jedi più anziani sedevano nel consiglio e fra loro di certo non c’era un Maestro Jedi di appena diciassette anni. Nonostante Eriaar avesse dimostrato più volte il suo valore in missione, gli era impossibile ambire ad entrare a far parte del consiglio dei Jedi. Durante un’adunata generale, comunque, erano chiamati a presenziare tutti i Maestri Jedi, dal più anziano al più giovane, nessuno escluso. Doveva essere successo qualcosa di grave.
Eriaar annuì lentamente e i due s’immisero nei corridoi del Tempio Jedi, che a quell’ora erano lontani dall’essere silenziosi. C’erano bambini che correvano, ridendo del loro gioco, altri stavano studiando, alcuni Padawan un po’ più grandi stavano addirittura tentando di meditare in quel caos. Kai e Eriaar si unirono ad un gruppo di altri Jedi, a loro volta diretti verso la sala del consiglio. Eriaar aprì bene le orecchie, tentando di carpire qualsiasi informazione utile, ma sembrava che tutti fossero all’oscuro della ragione di quella riunione.
Eriaar sollevò gli occhi verso il cielo, notando una serie di navicelle in avvicinamento al Tempio Jedi. Erano stati richiamati davvero tutti i Maestri Jedi, perfino quelli in missione erano rientrati di corsa. Percepiva la preoccupazione di tutti gli altri vibrare nella Forza. Forse, l’unico calmo, in quel vero e proprio battaglione di Jedi in marcia, era il suo Maestro. Kai-Dar Vantos era un Jedi di particolare potenza. Al contrario suo, Kai faceva parte del consiglio dei Jedi ed era uno dei suoi membri più stimati. Era stato un onore essere suo Padawan. Il suo sguardo fu attirato dalla luce dell’anello, che Kai portava al pollice della mano sinistra. Kai era potente già di suo, ma la reliquia Jedi amplificava in modo terrificante i suoi poteri. Era una fortuna che fosse in mano ai Jedi e non in quelle di un Sith. La sola idea lo faceva rabbrividire.
Dovette sentirsi osservato, perché spostò lo sguardo sul suo allievo e gli fece un sorriso rassicurante: forse la situazione non era grave come tutti temevano. Se fosse stato così, però, perché richiedere un’adunanza generale? Avrebbero potuto semplicemente far spargere l’informazione in modo più calmo e discreto. In quel momento, gli venne in mente una frase, pronunciata da Kai durante il suo allenamento: sai, Eriaar, alle volte i Jedi sono inutilmente drammatici, se un giorno i nostri servizi non dovessero più essere richiesti, credo faremmo un’ottima carriera in ambito teatrale. All’epoca aveva trovato arroganti le parole di Kai, ora iniziava a comprenderle. Dall’atteggiamento calmo e rilassato di Kai si poteva dedurre che la situazione non fosse così critica come faceva apparire l’allarmismo del consiglio dei Jedi.
Le porte della sala del consiglio si spalancarono e i Jedi sciamarono dentro in ordine e in silenzio. Eriaar seguì Kai e si sedette nella fila di panche alle spalle della sua seduta nel consiglio. Nonostante ci fossero centinaia di Jedi, la stanza era silenziosa e permeata da una sensazione di ansia e preoccupazione. L’aria si fece velocemente densa e pesante. Eriaar si concentrò sul suo Maestro per ritrovare la calma. Ora che ci pensava, Kai-Dar Vantos non si scomponeva mai: era di carattere placido e gentile. Era ritenuto un Jedi bianco, uno di quelli che non si lasciava mai sviare dal lato oscuro della Forza. Aveva preso un nuovo Padawan sotto la sua ala e da quel che ne sapeva ne andava particolarmente fiero. Un Maestro come lui non rimaneva mai senza Padawan tanto a lungo. Gli venivano date da addestrare le migliori reclute del Tempio Jedi e di tutta la Galassia. Eriaar era stato fortunato a farsi notare da lui, durante una delle sue missioni. Senza Kai, molto probabilmente ora Eriaar sarebbe stato uno di quei Sith malvagi. Dopotutto, era la fine che avevano fatto i suoi fratelli.
Scosse il capo, dimenticando il suo passato e il futuro che aveva scampato. Kai era l’unico a sapere delle sue origini. Sua madre faceva parte del Clan delle Sorelle della Notte. Normalmente, solo le donne nascevano sensibili alla Forza, mentre gli uomini erano relegati a far loro da difesa, ma, chissà perché, lui era l’eccezione alla regola. Fin da piccolo aveva dato prova di saper usare la Forza, di essere particolarmente percettivo e a volte aveva previsto il futuro più prossimo. Tutti i suoi fratelli l’avevano emarginato, credendolo maledetto, perfino sua madre gli rivolgeva a stento la parola: per le Sorelle, le donne erano le uniche degne di imparare le arti magiche.
Non c’era nulla di buono in previsione per lui: sarebbe stato esiliato o direttamente ucciso per i suoi poteri. Eppure, durante una notte tempestosa, aveva sognato l’arrivo di quest’uomo. Si sarebbe presentato come un Jedi e avrebbe chiesto ospitalità al Clan delle Sorelle della Notte, giusto il tempo necessario per riparare la sua nave, poi sarebbe ripartito. Quando il giorno dopo un uomo si presentò effettivamente alle porte della loro fortezza, Eriaar scappò dalla camera in cui era stato confinato e chiese allo sconosciuto di portarlo con sé. Il Jedi era rimasto a lungo in silenzio, prima di sorridergli dolcemente e dargli in mano una chiave inglese, dicendogli di aiutarlo a rimettere in sesto la sua nave. Era così che si erano conosciuti e da allora Kai-Dar Vantos era diventato la sua intera famiglia. Gli sarebbe stato eternamente grato per averlo salvato, ma alle volte la sua calma era davvero esasperante.
La sua attenzione si spostò sul resto dei membri del consiglio, che avevano atteso l'arrivo di tutti i Maestri Jedi, prima di fare il loro ingresso. Il più anziano e più stimato fra loro era il Maestro Valen Korr, imbattuto sui campi di battaglia e sempre in prima linea; subito dietro di lui seguiva la minuta e saggia Maestra Lirien Vos, abile guaritrice e specializzata nelle missioni diplomatiche; poi c’era il Maestro Thal Marun, le cui conoscenze sul lato oscuro della Forza erano davvero inquietanti, nonostante ciò si identificava fieramente come Jedi bianco; la Maestra Serenn Dala era molto simile a lui: abile diplomatica, preferiva di gran lunga rimanere ad allenare i nuovi Padawan, piuttosto che scendere in battaglia; l’anziano Maestro Kol Venn era un vecchio, borioso, arrogante, filosofo… Eriaar non ci era mai andato particolarmente d’accordo e la cosa era reciproca, visto l’occhiataccia che gli scoccò; il Maestro Shael Corin aveva affinato l’abilità di scorgere il futuro, aveva fatto qualche lezione con lui, ma non era minimamente al suo livello… Fra tutti era quello che, in quel momento, aveva il volto più pallido; la Maestra Elera Zin gli rivolse un cenno di saluto: era una Jedi di statura molto piccola, la pelle violacea e quattro grandi occhioni verdi, sprovvista di orecchie, comunicava con i Padawan attraverso un’antica lingua dei segni Jedi... Era la Maestra più benvoluta dalle giovani reclute, Eriaar compreso, che si affrettò a rispondere al saluto; il Maestro Kelan Dross era un mago dei travestimenti e una spia esperta, le sue missioni erano spesso segrete e molto pericolose, il che probabilmente gli causava il costante malumore, Eriaar non l’aveva mai visto sorridere; la Maestra Talira Voss era colei che si occupava dell’addestramento militare dei Padawan, allieva di Valen Korr, era una dei pochi ad essere in grado di sostenere un combattimento frontale con Korr; il Maestro Kaedan Torm era un Jedi tranquillo, molto solitario e che preferiva di gran lunga la compagnia delle sue piante e dei suoi animali a quella umana; la Maestra Nima Tol’var era un’esperta di sopravvivenza e le sue missioni principali consistevano nel salvataggio di vite umane da pianeti particolarmente ostili, si diceva che non si fosse mai trovata in una situazione di vita o di morte, grazie alle sua abilità; a concludere il consiglio c’era il suo Maestro, Kai-Dar Vantos: particolarmente abile nel mantenere sempre la calma, era un Jedi molto riflessivo e diplomatico, che preferiva il dialogo alla violenza… Ciò non significava che non fosse in grado di combattere. Aveva preso anche lui lezioni dal Maestro Talira Voss ed era un soldato da non sottovalutare. I dodici componenti del Consiglio Jedi erano tra i migliori soldati e diplomatici dell’intera Galassia e vederli tutti insieme era allo stesso tempo un onore e una preoccupazione.
Il Maestro Valen si tirò in piedi con un sospiro. «Grazie per aver risposto prontamente alla chiamata.»
«Non necessaria, per qualcuno.» S’intromise Kai, beccandosi l’occhiataccia di Valen. «Come direbbe il Maestro Shehol: andiamo dritti al punto, prima di trasformarci tutti in fantasmi di Forza. Il Maestro Shael ha ricevuto una profezia dalla Forza.»
Il Maestro Shael spinse in mezzo al tavolo un HoloCube, che si attivò, mostrando una pergamena e le parole incise su di essa. La scrittura di Shael era normalmente appena leggibile, mentre quella era chiara e precisa… L’aveva fatta trascrivere dal Maestro Kol!
Dalla stirpe dei guardiani della luce, un frutto puro nascerà. Figlia di Naitsirk Jenson e Robin Serijala, la Forza scorrerà forte in lei sin dal primo respiro. Cresciuta tra saggezza e disciplina Jedi, a sei anni verrà strappata dall'abbraccio del Tempio e portata nell'oscurità dai Sith, con l'intento di corrompere il suo cuore e distruggere la speranza della luce.
Ma la Forza l’ha scelta. Nel grembo dell'ombra, il suo cuore rimarrà integro. Quando i maestri dell'oscurità si abbasseranno su di lei con inganno e male, sarà la bambina a guidare la via. Con la purezza del suo spirito e la forza del suo retaggio, sconfiggerà coloro che volevano piegarla. Ella non solo spegnerà il fuoco dei Sith, ma spezzerà la catena del loro potere, riportando equilibrio laddove l'oscurità regnava da tempo immemorabile.
Il suo nome non sarà dimenticato, poiché il destino della Forza scorre nel suo sangue e il suo trionfo riporterà luce eterna nella galassia.
Naitsirk Jenson e Robin Serijala?
Lanciò uno sguardo a Kai: non conosceva lei, ma era sicuro di aver già sentito parlare di Naitsirk Jenson…
Picchiettò il suo Maestro sulla spalla. «Non è il tuo Padawan?» Kai si limitò ad annuire, calmo come sempre, mentre la mente di Eriaar si riempiva di domande preoccupanti. «E?»
«E, cosa?»
«Come, cosa?!» Abbassò la voce all’istante, sentendo il Maestro Kol schiarirsi la gola e lanciare ai due un’occhiata fulminante. «Il nome del tuo Padawan esce in una profezia e tu te ne stai lì tranquillo?»
«E che ci potrei fare?» Quando vide l’espressione esasperata di Eriaar, Kai ridacchiò piano, si voltò verso di lui e gli poggiò una mano sul capo. «Ci sono cose proibite perfino a noi Jedi e modificare il futuro è una di queste. Questa è volontà della Forza, ragazzo, noi non possiamo fare nulla per cambiarne il corso. Quello che possiamo fare, invece, è dare a questi due Padawan gli strumenti per affrontare le sfide, che la Forza metterà sul loro percorso.»
Eriaar alzò le braccia al cielo: era totalmente inutile mettersi a discutere con Kai. Si riappoggiò allo schienale della panca e si guardò intorno: non era l’unico ad aver collegato il nome del Padawan a Kai. Molti altri Jedi stavano guardando il suo Maestro, che però ignorava tutti come al suo solito. Nulla poteva scalfire la maschera di calma, che Kai-Dar Vantos si era costruito nel corso di anni ed anni di missioni. Non aveva mai visto, comunque, i Jedi così agitati come in quel momento. Il solo fatto che la Forza avesse affidato ad uno di loro una profezia era una specie di miracolo. Non accadeva da migliaia di anni! Forse, l’unico, oltre al Maestro Shael Corin, ad aver ricevuto una profezia era stato il Jedi primordiale, colui che aveva fondato l’Ordine dei Jedi.
Il Maestro Valen si rivolse a Kai. «Maestro Kai-Dar, se non sbaglio Naitsirk Jenson è il tuo Padawan e hai richiesto che Robin Serijala fosse affidata al Maestro Eriaar Shehol.»
«Che hai fatto?!»
Quella era una novità per lui! Non aveva mai voluto un Padawan, figuriamoci una il cui nome era apparso in una profezia! Gli piaceva insegnare, ma non aveva intenzione di prendersi degli allievi. Alcune sue missioni erano pericolose, fin troppo per pensare di portarsi dietro una ragazzina senza alcun allenamento. Non era certo di poter sopportare la morte di una sua Padawan.
«Ricevere in affidamento un Padawan è un grande onore, Maestro Shehol.» Lo riprese Kol, il tono arrogante. «Se credi di non essere in grado di addestrare un Padawan, dovremmo riconsiderare la tua nomina a Maestro Jedi. Sei ancora molto giovane, non sono mai…»
«Stato d’accordo con la tua nomina, sì, lo sappiamo.» Lo interruppe Kai, prima di sorridere a Kol. «Il tuo astio contro il mio allievo è immotivato, Maestro Kol. Posso garantire, non solo al Consiglio Jedi, ma a tutti i Maestri qui presenti, che il Maestro Eriaar Shehol non solo è un ottimo Jedi, ma che trasformerà Robin Serijala, e qualsiasi altro Padawan che gli affideremo, in un’ottima guerriera Jedi, in grado di affrontare a testa alta qualsiasi difficoltà sul suo percorso.»
Eriaar scivolò il più in basso possibile, tentando di nascondersi dagli sguardi curiosi degli altri Jedi. Perché Kai faceva sempre di testa sua, senza neanche avvisarlo di qualcosa di così importante? Avrebbe potuto dirglielo mentre andavano verso la sala del consiglio! Invece, si ritrovava in quella magnifica situazione! Insistere nel dire di non volere alcuna Padawan avrebbe significato aumentare l’astio di Kol nei suoi confronti e, probabilmente, gli avrebbero tolto la nomina a Maestro Jedi, ma non poteva di certo starsene totalmente zitto! Era d’accordo con Kai, quando diceva di essere in grado di formare la Padawan e trasformarla in una vera e propria macchina da guerra, ma non era sicuro di essere pronto a prendersi sulle spalle quella responsabilità.
La Maestra Elera attirò su di sé l’attenzione battendo le mani una singola volta, per poi cominciare il suo discorso nella lingua dei segni. «Sono d’accordo con il Maestro Kai-Dar. Ho seguito anch’io la crescita del Maestro Eriaar e sono certa che farà un ottimo lavoro.»
Eriaar le rispose nello stesso modo. «Maestra Elera, per quanto io sia grato delle vostre parole, non penso di essere la persona più adatta a questo compito.»
«Forse perché sei troppo giovane per fare il Maestro.» Ripeté Kol, riuscendo nell’impresa di farsi fulminare con lo sguardo perfino da Kai. «Che c’è? È la verità! Ha solo diciassette anni!»
«Giovane non significa incapace.» S’intromise il Maestro Kaedan. «Se non sbaglio, non eri molto più grande di lui la prima volta che sedetti su quella sedia, Maestro Kol.»
Il Maestro Thal prese la parola, a quel punto. «Questa discussione è inutile, il Consiglio Jedi ha già deciso su questa questione. Il motivo per cui abbiamo richiamato qui tutti questi Maestri è un altro… Nella profezia si parla di Maestri dell’oscurità, si parla di Sith e non uno solo, ma chiaramente un gruppo.»
Valen alzò una mano, ottenendo assoluto silenzio e la totale attenzione di tutti. «Temo che dovremo accelerare la caccia ai Sith. La profezia parla di una bambina… Se riuscissimo a ridurre il carico di responsabilità dalle sue spalle, eliminando qualche minaccia in anticipo, non sarebbe una cosa sbagliata.»
Senza pensarci, Eriaar pose ad alta voce una domanda, che gli stava frullando in testa già da un po’. «Ma… Se lo facessimo, non sarebbe come tentare di modificare il corso voluto dalla Forza? Potremmo fare più danni che altro?»
Kol fece per aprire bocca, ma fortunatamente fu la Maestra Serenn a rispondergli. «C’è chi concorda con te, Maestro Eriaar, ma in un consiglio democratico, com’è il nostro, vince la maggioranza. Sette di noi sono d’accordo a cacciare i Sith della Galassia, mentre cinque, fra cui, aggiungerei, c’è anche il tuo Maestro, avrebbero preferito lasciar scorrere il fiume. Spero che comprenderai.»
Eriaar chiuse la bocca e abbassò il capo: non avrebbe nemmeno dovuto parlare. Durante un’adunanza generale gli unici a poter esprimere dubbi e domande erano i Jedi che facevano parte del Consiglio Jedi, tutti gli altri erano presenti solo per ascoltare le novità e adeguarsi alle decisioni del consiglio, nient’altro. Notò Kai voltare il viso leggermente verso di lui e sorridergli gentilmente: Kai non aveva mai alzato la voce con Eriaar, neanche quando se lo sarebbe meritato.
Incurvò le spalle e si morse la lingua, lasciando che i membri del Consiglio Jedi finissero di definire il piano d’azione. Sarebbero stati costruiti altri avamposti. Le missioni di spionaggio e di esplorazione sarebbero diventate una priorità per i Jedi. Avrebbero abbandonato per un po’ tutte le missioni diplomatiche, anche a costo di irritare la Repubblica. Fino a prova contraria, l’Ordine Jedi, essendo un ordine monastico, non doveva rispettare i doveri imposti dalla Repubblica, non erano loro sudditi. C’era il rischio di inimicarsi più di un senatore, ma la priorità, in quel momento, era scovare e uccidere i Sith. A quelle parole, vide il suo Maestro prendere un enorme respiro profondo e scuotere il capo. Gli altri quattro a non essere d’accordo con quel piano dovevano essere i Maestri Kol, Nima, Kaedan e Shael.
Ovvio, i guerrieri sono sempre pronti a scendere in battaglia…
Un po’ lo stupiva che le Maestre Lirien, Serenn ed Elera fossero d’accordo con il piano d’azione dei soldati. Erano tutte più diplomatiche che guerriere. Soprattutto Elera, non riusciva proprio ad immaginarsela impegnata in una battaglia corpo a corpo con un Sith. Da quel che sapeva lui, la Maestra Kyrelia Sundara, colei che aveva addestrato Kai, morta a causa di una ferita letale, infertale da un Sith, era una vera e propria macchina da guerra. Che possibilità aveva una Jedi come Elera, quando anche una Jedi guerriera era caduta?
Domande su domande si accumularono nella sua mente e una sensazione cupa gli sfiorò il cuore, facendolo rabbrividire. Sentì a stento il Maestro Valen chiudere la riunione. Si alzò insieme agli altri Jedi, ma per qualche strana ragione i suoi occhi non persero mai di vista Kai.
Che cos’è? Sento qualcosa, ma non riesco a identificare la sensazione…
Non era nulla di buono, comunque. Temeva che quella missione di epurazione si sarebbe trasformata in fretta in una caccia alle streghe. In più, perché non riusciva a staccare gli occhi da Kai, che nel frattempo si era avvicinato a Valen per parlare di qualcosa. Il suo cuore aveva aumentato la sua corsa, ma prima che potesse dare un senso a quell’orribile sensazione, si ritrovò in corridoio, le porte della sala del consiglio chiuse a pochi centimetri dal suo naso. Alcuni Maestri Jedi tentarono di parlargli, ma lui si scusò con voce debole e si allontanò.
La Forza vuole dirmi qualcosa su Kai, ne sono certo!
Aveva bisogno di meditare, doveva assolutamente comprendere cosa volesse la Forza dal suo Maestro. Si sarebbe rintanato per un po’ nel Giardino della Forza, un’area proibita ai Padawan, dove i Maestri Jedi potevano andare a meditare, circondati dalla natura e dal silenzio.
«Maestro Eriaar?» Una vocina alle sue spalle lo fece sobbalzare, la mano volò alla sua spada laser, ma, voltatosi, si ritrovò faccia a faccia con una bambina adorabile. «Siete voi il Maestro Eriaar Shehol?»
Aveva dei lunghi capelli biondi legati in una coda, due occhi scuri, profondi e sicuri, ma, cosa ancora più importante, la Forza vorticava con energia intorno a lei. «Chi mi cerca?»
La bambina sorrise e fece un inchino. «Mi chiamo Robin Serijala, sono la Padawan che vi è stata affidata, Maestro.» Si raddrizzò e batté le mani, contenta. «Quando iniziamo, Maestro?»
Eriaar inarcò un sopracciglio, poi sospirò lentamente: la Forza lo voleva lì, con lei, quello gli era chiaro. Se questo era il cammino che la Forza aveva previsto per lui, non gli rimaneva che seguirlo e avere fiducia: avrebbe fatto il suo dovere e avrebbe trasformato quella dolce bambina in una guerriera stimata e conosciuta in tutta la Galassia. Dopotutto, il futuro della Galassia era letteralmente nelle sue mani!

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