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Capitolo 4: L'addestramento di una Padawan

 

Capitolo 4
L’addestramento di una Padawan


Coruscant - 23 anni alla battaglia


Eriaar camminò silenzioso nei corridoi bui e vuoti del Tempio Jedi. Ciò che aveva sentito quel pomeriggio gli metteva i brividi. Ci avevano messo anche troppo tempo per capire che Nephyl non fosse una Jedi come tutte le altre. La sua connessione con la Forza era straordinaria, ma non era l’unico potere che la ragazzina sapeva usare. L’aveva capito subito, fin dal primo istante in cui l’aveva vista dormire in quella grotta buia, illuminata a stento da un piccolo fuoco azzurro. Nephyl era una strega e, oltre alla Forza, usava anche un altro tipo di magia, simile a quella delle Sorelle della Notte… Simile alla sua. Eriaar aveva sempre saputo di dover nascondere quei suoi poteri, ma Nephyl era cresciuta su un piccolo pianeta, lontano da tutto e tutti, come avrebbe potuto sapere delle regole Jedi, che, nel corso degli anni, si stavano facendo sempre più rigide.

La Forza roteò intorno a lui, avvisandolo di una presenza umana. Eriaar fu svelto a richiamare i suoi poteri e a nascondersi nella Forza. L’abilità di Metamorfosi della Forza era particolarmente utile per le missioni di spionaggio, ma anche per andarsene in giro di notte indisturbati. Nel corso degli ultimi due anni aveva lavorato parecchio su sé stesso e sulle sue capacità. Mangiando pasti nutrienti in modo più regolare e con un pizzico di aiuto della Forza e dei suoi poteri, Eriaar era cresciuto in statura, raggiungendo una normale altezza per quelli della sua età, in più aveva messo su parecchio muscolo, ritrovando il vigore tipico di un Fratello della Notte. Era fiero di dire che adesso riusciva a tenere testa non solo alla Maestra Talira, ma anche allo stesso Gran Maestro Valen Korr. Ovvio! I Fratelli della Notte erano guerrieri nati. Lui non aveva mai ricevuto un addestramento militare su Dathomir, ma su Coruscant era tutta un’altra storia, tanto che, quando era stato il momento di creare la sua spada laser, il Cristallo Kyber che l’aveva chiamato era stato un magnifico cristallo blu, il colore dei guerrieri dell’Ordine Jedi.

Per quanto riguardava le sue altre abilità… Anche con quelle si sapeva difendere piuttosto bene. Era un vero maestro quando si trattava di usare l’abilità di Illusione Oscura e non se la cavava male nemmeno con il Vincolo Psichico. A parte per quest’ultima, però, non erano abilità che potesse affinare nei confini del Tempio Jedi. Aveva trovato un buon luogo d’allenamento a qualche centinaio di chilometri di distanza da lì e ci andava ogni volta che aveva un momento libero, sia dalle missioni, che dall’addestramento di Robin.

Anche la sua Padawan lo preoccupava: la Forza gli diceva che Robin gli nascondeva qualcosa, ma non poteva di certo farle il terzo grado. Kai e tre quarti del Consiglio Jedi le avrebbero fatto il terzo grado, ma Eriaar era diverso e voleva rimanerlo. Robin si sarebbe aperta con il suo Maestro, non appena si fosse sentita abbastanza sicura e protetta. Doveva solo continuare a dimostrarsi degno di fiducia.

Si fermò davanti alla stanza di Nephyl. Ciò che voleva fare andava contro ogni regola Jedi e anche contro il suo buon senso, ma le parole, che il Maestro Thal aveva pronunciato quel pomeriggio, continuavano a frullargli in testa.


«C’è qualcosa che mi preoccupa, Valen.» Aveva detto Thal a Valen. «Riguarda Nephyl.»

Valen aveva alzato una mano, bloccando il macigno che gli era stato scagliato contro, a due centimetri dal suo viso. «Deve essere qualcosa di grave, per venire a disturbarmi riguardo alla tua Padawan.»

Thal aveva sospirato, poi la sua voce si era fatta più flebile di un sussurro. «Non usa solo la Forza. Credo sia una strega.»

«Una strega?» Aveva risposto Valen, voltandosi verso Thal, ora totalmente concentrato sulla discussione. «Stiamo addestrando una strega?»

Thal aveva annuito, lentamente. «Non ne sono certo al cento per cento, ma mi sembrava doveroso avvertirti.»

«Tienila d’occhio.» Gli aveva ordinato Valen. «Se dovessi effettivamente avere ragione, faremo ciò che dobbiamo per difendere la Galassia e la bambina della profezia.»


Il sangue nelle vene di Eriaar gelò totalmente: volevano ucciderla! Era stato circondato dall’istinto omicida per tutta la sua infanzia, quindi l’avrebbe riconosciuto anche a migliaia di anni luce di distanza. E dire che quel pomeriggio non si sarebbe nemmeno dovuto trovare nella sala d’allenamento, ma la Forza gli aveva suggerito di farsi un piccolo allenamento extra. Doveva proteggere Nephyl, esattamente come avrebbe protetto Robin. Doveva insegnarle a nascondere i suoi poteri e ad usare unicamente la Forza; ma doveva anche aiutarla ad accrescere i suoi veri poteri, in modo da tenerli sotto controllo e non esplodere in caso di pericolo.

Si concentrò, sollevò la mano e fece un gesto nell’aria: la porta davanti a lui si aprì all’istante. La stanza della ragazzina era illuminata da una piccola fiammella blu, che levitava sopra la testa di Nephyl, profondamente addormentata. Il suo potere era davvero straordinario! Stava dando energia alla sua magia anche nel sonno. Eriaar richiuse la porta, poi le poggiò due dita sulla tempia e chiuse gli occhi. Lasciò fluire il suo potere, lo immaginò infiltrarsi nelle microscopiche crepe delle pareti mentali della giovane strega, che, profondamente addormentata, non si accorse di nulla. 




Non ricordava nemmeno il sogno che stava facendo, prima che una figura umana, che chiamava il suo nome, apparisse in lontananza. Nephyl si era fatta strada verso di essa ed era rimasta incredula a vedere il Maestro Eriaar davanti a lei, al centro di un enorme ciclone di acqua e neve. Vedeva che muoveva le labbra, ma non riusciva a sentire nulla, la sua voce trasportata via dal vento. Nephyl abbassò lo sguardo sulla lastra di ghiaccio e ci pose sopra un piede: non ci furono strani scricchiolii, quindi, con attenzione ad ogni rumore sospetto, si mosse verso Eriaar. Quando fu abbastanza vicina, il Jedi sollevò una mano e la tempesta si acquietò all’istante.

Nephyl sollevò gli occhi in quelli profondi e gentili di Eriaar, che le sorrise. Non era uno dei suoi soliti sorrisi, però, era chiaramente preoccupato, ma stava tentando di nasconderglielo… Non era un buon bugiardo, il che forse era una buona cosa. Negli ultimi due anni si era fatto più alto, il suo volto aveva perso totalmente i lineamenti infantili, i suoi capelli si erano allungati ed era molto più atletico. Aveva dovuto lavorare dieci volte più di tutti gli altri per raggiungere quella forma, visto lo stato pietoso in cui si trovava il suo corpo.

Una sua mano si poggiò sul capo di Nephyl, che percepì il suo potere scorrerle nelle vene e scaldarla. «Ti aspetto all’hangar, cerca di fare in fretta.»

Dette queste parole, la sua immagine divenne eterea e si dissolse nell’aria ferma, tipica conseguenza di una tremenda tempesta come quella che aveva visto. Poi, all’improvviso, non stava più dormendo. Si tirò a sedere e si guardò intorno: la piccola fiammella, che teneva sempre accesa, illuminava a stento la sua stanza, ma non c’era segno di vita umana. Si poggiò una mano sulla tempia: percepiva un leggero calore ed Eriaar si era lasciato dietro una scia di potere non indifferente. Era davvero riuscito a superare le sue barriere mentali? Quel Jedi era di una potenza non indifferente. Nephyl non era sicura che i Jedi comprendessero appieno la fortuna di averlo dalla loro parte, piuttosto che contro di loro!

Ricordò le sue parole e scivolò giù dal letto. Si cambiò, indossando la sua tunica bianca, si legò i lunghi capelli bianchi in una treccia ed uscì dalla sua camera. Corse silenziosa per i corridoi vuoti e bui del Tempio Jedi. Sapeva di non potersi far vedere da anima viva, altrimenti lei non sarebbe stata l’unica a subirne le conseguenze. Non voleva mettere nei guai il Maestro Eriaar. Fortunatamente, il Tempio Jedi, essendo un luogo fra i più sicuri della Galassia, non aveva bisogno di una stretta sorveglianza, i Jedi di guardia erano pochi e parecchio distanti gli uni dagli altri. Arrivò agli hangar in breve tempo. Eriaar la attendeva davanti alla sua nave. Non appena la vide, aprì il ponte di sbarco.

Lo raggiunse a corto di fiato. «Maestro Eriaar… Mi dispiace… Ho fatto il più in fretta possibile.»

La mano di Eriaar le si poggiò sulla testa e Nephyl osservò il suo volto sorridente da dietro il suo braccio. «Sono io a chiederti scusa per averti tirata fuori dal letto a quest’ora, ma è di vitale importanza che tu mi segua.»

Nephyl annuì ed Eriaar salì sulla nave. Prese un respiro profondo e lo seguì. Andò a sedersi sul divano, pronta ad allacciarsi le cinture, ma Eriaar la fermò e le fece cenno di seguirlo. Entrarono insieme nella cabina di pilotaggio e il Jedi si sedette al posto del capitano. Quando notò che Nephyl era ancora in piedi, le indicò il sedile del co-pilota con un cenno del capo. Il Maestro Thal non le permetteva mai nemmeno di entrare in cabina di pilotaggio, figuriamoci sedersi sul sedile del co-pilota. Contenta, obbedì: era chiaramente regolato per l’altezza di Robin, la sua Padawan. Nephyl inghiottì uno sbuffo: lei sì che era fortunata! Il suo Maestro era Eriaar Shehol, uno dei Jedi più potenti dell’ordine, nonché uno dei suoi più forti combattenti… A lei toccava la mummia che per qualche miracolo non si era ancora trasformato in polvere. Cioè, il Maestro Thal era incredibilmente intelligente e anche molto potente. Sapeva un sacco di cose sul lato oscuro della Forza ed era anche un ottimo manipolatore della Forza, ma… Semplicemente non era Eriaar Shehol!

Eriaar accese i motori e fece un impercettibile gesto con la mano, ma fu abbastanza per far aprire gli enormi portoni dell’hangar: sì, era davvero molto potente! Era ormai abituata al vuoto d’aria, che percepiva ogni volta che una nave si staccava da terra, ma ancora non sapeva dove fossero diretti. Cioè, avrebbe comunque seguito Eriaar fino in capo alla Galassia e ritorno, ma era comunque curiosa.

La nave lasciò il Tempio Jedi e s’innalzò di qualche centinaio di metri, ma chiaramente non dovevano lasciare l’atmosfera di Coruscant. «Maestro Eriaar, dove stiamo andando?»

Eriaar le fece l’occhiolino. «Nel mio luogo segreto!»

Dovrebbe essere illegale essere così belli!

Il Jedi fece prendere un po’ di velocità alla nave solo quando furono lontani dal centro abitato. Nephyl si tese in avanti per guardare verso il cielo: doveva essere piena notte! Il silenzio fu rotto bruscamente dalla radio, che cominciò a gracchiare.

La voce stupita di un addetto al controllo del traffico spaziale invase la cabina. «LJ-117, dove stai andando?»

Nephyl vide Eriaar alzare gli occhi al cielo, poi schiacciò il pulsante per rispondere e, a quel punto, percepì una scarica elettrica risalirle la spina dorsale. «Tu non mi hai mai visto. Dimenticati di avermi contattato. Dimentica il numero di matricola della mia nave. Tu non sai niente

Le sue parole parvero rimbombarle nella mente, tanto che Nephyl si tappò le orecchie con le mani. Ogni sillaba pronunciata da Eriaar conteneva un enorme potere, ma…

Non è possibile… Vuole tentare di controllare la sua mente attraverso la radio?

Nephyl s’irrigidì, aspettandosi l’esplosione di rabbia del controllore, che sicuramente avrebbe avvisato i Jedi, condannandoli così entrambi all’esilio, invece… La radio si spense, segno che dall’altra parte la linea era stata interrotta. Eriaar sbuffò, tolse il dito dal pulsante e aumentò ulteriormente la velocità. Nephyl era letteralmente rimasta a bocca aperta.

Ce l’ha fatta! L’ha fatto davvero! Ma chi è questo?!

Eriaar dovette sentirsi osservato, perché spostò lo sguardo su di lei e scoppiò a ridere, poi due sue dita le picchiettarono il mento. «Chiudi la bocca o ci entreranno gli insetti!»

Nephyl si affrettò a serrare la mascella, facendolo ridere di nuovo. Eriaar scosse il capo, chiaramente divertito, e si passò una mano sulla nuca. La sua attenzione si spostò sui muscoli del suo avambraccio, che, per qualche istante, si fecero intravedere: quell’uomo non era solo un potente manipolatore della Forza, ma anche un vero e proprio fascio di muscoli.

«Siamo quasi arrivati.»

La sua voce la costrinse a sollevare gli occhi sul suo viso: i suoi occhi ancora sorridevano. Un sorriso si aprì di riflesso sulle sue labbra. Spostò lo sguardo sullo scenario fuori dal finestrino: stavano sorvolando una zona boschiva, ma, in avvicinamento, c’era un’enorme radura, lontana centinaia di chilometri dalla civiltà.

Perché mi ha portata qui?

Eriaar fece atterrare morbidamente la nave: era anche un ottimo pilota… C'era qualcosa che quell’uomo non fosse in grado di fare?! Spense i motori e si voltò verso di lei, facendole segno di seguirlo. Nephyl scese dal sedile e uscì dalla cabina di pilotaggio. Schiacciò il pulsante per aprire il portellone e far scendere il ponte di sbarco. Eriaar la ringraziò, poi scese dalla nave, Nephyl subito dietro di lui.

Il vento freddo della notte la fece rabbrividire leggermente. «Hai freddo?»

Nephyl si strinse nelle spalle. «Ho sopportato di peggio, Maestro Eriaar.»

«Eriaar, non c’è bisogno di rimarcare il fatto di essere un Maestro quando siamo soli.» Lo disse mentre si toglieva il pesante mantello, che poi le mise sulle spalle. «Avrei dovuto avvisarti anche di vestirti con abiti caldi.»

A quel punto, Eriaar sospirò e le diede le spalle, la sua preoccupazione vibrava in ogni particella dell’energia intorno a lui. Nephyl si strinse nel caldo mantello e prese un enorme respiro profondo: Eriaar profumava di deserto e notte… Forse perché era nato su Dathomir, il pianeta d’origine del Clan delle Sorelle della Notte. Ne sapeva ancora poco, ma abbastanza per capire che Eriaar fosse un’eccezione alla regola. Si chiese se anche lui fosse stato salvato dalle grinfie di gente che non lo amava.

Si raddrizzò all’improvviso, allontanando il naso dalla stoffa, quando Eriaar si voltò verso di lei, con un sorriso stanco. «Sei in pericolo, Nephyl.»

Quelle parole le congelarono il sangue nelle vene. «Cosa…? Perché?»

«Perché non usi solo la Forza.» Le spiegò gentilmente Eriaar. «Perché hai un altro potere che ti scorre nelle vene. Perché sei una strega.»

«Una… Una strega?»

Era la prima volta che qualcuno la chiamava così. Sentendolo dire da Eriaar, non sembrava una cosa negativa, semplicemente un dato di fatto, ma sapeva bene che l’Ordine Jedi non la pensava come lui. Da quel poco che aveva capito in quei due anni, i Jedi erano terrorizzati da qualcosa e stavano dando la caccia a delle creature chiamate Sith… Le streghe, come anche il Clan delle Sorelle della Notte, e chiunque non usasse solo la Forza o il lato chiaro di essa, erano ritenute dai Jedi i nemici della pace e, come tali, andavano trovati e uccisi.

«Ma… Io sono una Padawan!» Provò a difendersi. «Sono l’allieva di Thal Marun! Sto facendo quello che mi viene detto di fare!»

«Per ora.» Concordò Eriaar, per poi poggiarle le mani sulle spalle. «Ma cosa accadrà quando i Jedi ti daranno un ordine e la tua natura da strega ti dirà di fare l’esatto contrario?»

Nephyl abbassò il capo, lacrime calde si staccarono dai suoi occhi, rigandole le guance: pensava davvero di aver trovato una casa, un luogo sicuro per imparare a controllare i suoi poteri e avere uno scopo nella vita… Possibile che il suo stesso Maestro volesse farle del male?

«Nephyl…» La voce di Eriaar era poco più forte di un sussurro ed era dolce, le accarezzò gentilmente i timpani, portando un po’ di sollievo alla sua mente agitata. «Non devi avere paura. Non ti ho detto questo per spaventarti, ma solo perché è giusto che tu sappia cosa ti attende. Mi dispiace per il Maestro Thal, ma non ti devi fidare di lui. Ti insegnerò ad usare unicamente la Forza e a controllare l’altro tuo potere.»

Aveva bisogno di certezze… «Eriaar, tu… Tu sei come me, vero?»

Il sollievo la inondò, vedendolo annuire. «Sì, vengo da Dathomir, mia madre era una Sorella della Notte e io ho ereditato i suoi poteri, anche se, in teoria, gli uomini non nascono sensibili alla Forza. Ero un reietto, ma Kai mi ha salvato e mi ha portato su Coruscant. Mi sono allenato molto per usare la Forza e non dare motivo ai Jedi di temermi.» Il suo sorriso le fece accelerare i battiti, ma non per la paura. «Tranquilla, Nephyl, sei molto potente e non ho dubbi sul fatto che diventerai una Jedi molto potente. Ti aiuterò, se me lo consentirai.»

«Sì!» Si tappò la bocca, avendolo gridato per la felicità: si sentì andare a fuoco, vedendo un velo di comprensione scendere sul suo viso. «Insomma… Sei forte, quindi, accetto il tuo aiuto.»

«Già! Sono forte, eh!?»

Eriaar scoppiò a ridere e Nephyl si nascose sotto il suo mantello, facendolo ridere solo di più. Fintanto che avesse avuto Eriaar dalla sua parte, poteva dormire sogni tranquilli. Si sarebbe impegnata e sarebbe diventata una Jedi potente, così da poter rendere orgoglioso Eriaar! Sì, ce l’avrebbe fatta a tutti i costi! 




Coruscant - 22 anni alla battaglia


Nephyl dondolò le gambe nell’aria, in attesa del ritorno del suo Maestro. Era in riunione con il Consiglio Jedi già da mezz’ora. Lei avrebbe di gran lunga preferito allenarsi, ma Thal le aveva ordinato di attenderla lì. Per fortuna, al suo fianco, ora c’era anche Robin. Le due erano diventate amiche. Avevano un solo anno di differenza ed erano accomunate da una particolare connessione con la Forza. Robin era la Padawan di Eriaar e sapeva che lui ne andava particolarmente fiero. Era invidiosa di lei, poteva vedere e parlare con lui quando e come voleva, mentre lei doveva sempre farlo di nascosto. Robin non si era ancora accorta della predilezione dell’amica nei confronti del suo Maestro, ma… Beh, era impossibile non amare Eriaar, davvero!

Non solo era un bell’uomo, grande e forte, Eriaar era anche particolarmente protettivo nei confronti della sua Padawan, che lo seguiva ovunque. Qualsiasi minaccia affrontassero il Jedi si assicurava di mettere la vita di Robin al primo posto e più di una volta l’aveva schermata con il suo stesso corpo, incurante del pericolo che correva. La trattava bene e la faceva ridere. Robin non amava il contatto fisico con le altre persone, anzi, era più corretto dire che lo detestava, ma si fidava abbastanza di Eriaar da ricercare conforto da lui. Non era una cosa così scontata. Nephyl avrebbe preferito farsi abbracciare da un Rancor, piuttosto che da quella vecchia mummia del Maestro Thal. Certo, da quando aveva saputo che lui la stava tenendo d’occhio e che aveva intenzioni omicide nei suoi confronti, si fidava ancora meno, ma fidarsi di Eriaar era quasi scontato.

In un anno, era migliorata a vista d’occhio, soprattutto grazie alle lezioni segrete di Eriaar. Doveva ammettere, però, che c’erano volte in cui i poteri del Jedi la spaventavano: le aveva mostrato svariate abilità proibite dai Jedi, ma utilizzate dagli stregoni come loro; l’abilità di Illusione Oscura gli permetteva di creare illusioni assurdamente credibili per confondere i suoi avversari e, alle volte, mandarli totalmente alla follia; poi c’era l’abilità di Evocazione Oscura che gli permetteva di evocare creature con la sua magia da far combattere al suo fianco; con l’abilità di Metamorfosi nella Forza, invece, poteva nascondere il suo corpo e trasformarsi in qualsiasi animale volesse e, almeno questa, era un’abilità che avevano anche certi Jedi; era anche un Necromante, ma per dimostrarle quell’abilità avrebbe avuto bisogno di un cadavere e non avrebbe saputo dove trovarlo; infine, c’era l’abilità di Manipolazione dell’Ichòr, una sostanza verde fosforescente originaria di Dathomir, che Eriaar poteva usare per curarsi, creare scudi o anche proiettili; anche l’abilità di Vincolo Psichico non era ben accettata dall’Ordine Jedi, ma sia Eriaar che Nephyl avevano una buona capacità di controllare la mente altrui.

Tutte le altre abilità poteva tranquillamente allenarle con il Maestro Thal. Un peccato, però, che l’Ordine Jedi non permettesse di usare l’abilità di Evocazione Oscura: amava creare un magnifico lupo dal pelo bianco, per aiutarla nei suoi allenamenti con Eriaar e sicuramente le avrebbe dato un certo vantaggio anche contro la Maestra Talira, ma era meglio non tirare troppo la corda. Eriaar stesso nascondeva il suo vero potere all’intero Ordine Jedi, forse l’unico che ne aveva una vaga idea era il Maestro Kai… Lui continuava a metterle i brividi. Ogni volta che s’incrociavano, il suo sorriso era gelido e i suoi occhi glaciali. Eriaar le aveva assicurato che non fosse un pericolo, ma non era certa di potergli credere su questo.

Era stata così orgogliosa quando era riuscita a trasformarsi lei stessa in un lupo, soprattutto perché aveva visto l’orgoglio negli occhi di Eriaar. Poteva ammettere a sé stessa di essersi presa una bella cotta per quell’uomo, ma, andiamo, chi è che sarebbe riuscito a resistergli? Era la perfezione fatta persona! Era un Maestro Jedi, uno dei più giovani ad essere nominato Maestro, era incredibilmente potente, la sua connessione con la Forza si irrobustiva ogni giorno di più, aveva un altro potere, altrettanto grande, che gli permetteva di fare cose straordinarie e, per ultimo ma non per importanza, era diventato il miglior combattente dell’Ordine. Sapeva che era riuscito a sconfiggere la Maestra Talira in combattimento, mentre il Gran Maestro Valen lo evitava in ogni modo possibile e immaginabile, per non perdere il suo titolo di Jedi imbattuto.

Tanto, prima o poi, Eriaar ti becca e allora non sarai più imbattuto!

Sospirò e tornò a concentrarsi su Robin, che le aveva appena proposto di giocare a carte nell’attesa. Le due usarono la Forza per tenere sollevate nell’aria le carte nell’area di gioco, per compensare l’assenza di un tavolino, e iniziarono a giocare. Purtroppo, non erano neanche a metà del primo turno, che Robin fu richiamata da un Maestro Jedi per un allenamento e Nephyl rimase da sola, ad attendere il ritorno del suo Maestro.

Stava per addormentarsi, quando, finalmente, le porte della sala del consiglio si aprirono. Nephyl si rialzò e salutò i Maestri, che le sfilarono davanti, cercando la sua mummia. Fu l’ultimo ad uscire, ancora impegnato in una conversazione con il Gran Maestro Valen. I due si fermarono sull’uscio, parlando a bassa voce: doveva essere importante, visto gli sguardi seri e preoccupati dei due Jedi.

Finalmente, il Maestro Thal la notò. «Grazie per la tua pazienza, Nephyl, arrivo subito.»

Attese il suo cenno di conferma, poi si rivolse nuovamente al Maestro Thal a bassa voce: le sarebbe stato fin troppo facile usare la Forza per acuire il suo udito e sentire cosa si stessero dicendo, ma, molto probabilmente, Thal l’avrebbe beccata subito e anche il Gran Maestro Valen non era di certo uno sprovveduto. Almeno, non stavano parlando di lei e di quale fosse il modo migliore per ucciderla. Si morse la lingua, per evitare di fare ad entrambi la linguaccia. Nel corso dell’ultimo anno, grazie all’addestramento di Eriaar, i sospetti del Maestro Thal erano diminuiti, ma non ancora del tutto scomparsi e lei era sempre sul chi va là intorno a lui.

Valen poggiò una mano sulla spalla di Thal. «Perché non chiedi consiglio alla tua Padawan, spesso i nostri giovani e promettenti futuri Cavalieri hanno ottime idee.»

«Lo farò, Maestro Valen.»

Il Gran Maestro salutò con un cenno Thal e le sorrise, prima di incamminarsi nel corridoio. Thal si avvicinò a lei e le poggiò una mano sulla spalla, sorridendole gentilmente. Thal non era poi così cattivo, ma, di nuovo, non era Eriaar. Senza dirle una parola, iniziò a camminare e Nephyl lo seguì in silenzio. Sbirciò la sua espressione scura: cosa poteva essere successo di così grave? Tanto immerso com’era nei suoi pensieri, Thal non si accorse di averli portati fuori dal Tempio Jedi, immersi nella calca della strada principale, che, a quell’ora, era gremita di ogni possibile creatura, proveniente da tutti gli estremi della Galassia. Sollevò gli occhi solo quando una donna si mise a gridare di paura. Nephyl fu veloce a comprendere la situazione: un uomo stava correndo con uno zaino pieno di provviste sotto il braccio e di certo non le aveva pagate.

«Maestro…?»

Thal sospirò lentamente. «Ci penso io, Nephyl.»

Il Jedi sollevò la mano e con essa i piedi dell’uomo si staccarono da terra. Il ladro finì a levitare a mezz’aria, ad una decina di metri dal terreno, girando su sé stesso come una trottola a causa dell’inerzia. Nephyl ridacchiò e seguì il suo Maestro. Aprì le braccia e Thal mosse due dita della mano, strappando dalle mani dell’uomo il bottino, che Nephyl afferrò al volo, già pronta. La donna arrivò di corsa e le riconsegnò la merce rubata, mentre alcuni pattugliatori si avvicinavano a loro volta per arrestare il ladro. La donna offrì loro in cambio due succosi e dolci meiloorun.

«È buono?» Le chiese Thal, dandole delle affettuose pacche sul capo. «Se ti piace, te ne prendo un po’.»

Nephyl divorò il suo frutto, poi scosse il capo. «È buono, ma non preoccupatevi per me, Maestro. Piuttosto, di che parlava il Maestro Valen?»

Il sorriso di Thal gelò e lentamente il suo volto si scurì nuovamente. «Abbiamo ricevuto un segnale d’emergenza da un pianeta piuttosto importante, sia per la Repubblica che per noi Jedi. A quanto pare, un potente Sith ha preso il controllo dell’intero pianeta e comanda con il pugno di ferro. Ha messo a morte chiunque abbia tentato di contrastarlo e la popolazione è disperata.» Sospirò e si grattò la nuca. «Il Maestro Valen aveva intenzione di occuparsene personalmente e da solo, ma siamo riusciti a convincerlo a creare una squadra. Io e te andremo con lui, visto che io sono l’unico a conoscere le vie del lato oscuro e tu sei la mia Padawan, ma… Non credo che da soli potremmo fare tanto. Valen è potente, non lo metto in dubbio, ma è anche anziano e io non sono mai stato un abile guerriero.»

Nephyl non ci dovette pensare su troppo, un nome le saltò immediatamente in mente. «Perché non chiediamo al Maestro Eriaar? Non è uno dei migliori combattenti dell’Ordine Jedi?»

Le spalle di Thal si rilassarono a quelle parole, come se un enorme peso fosse stato sollevato dalla sua schiena. «Valen aveva ragione.» Le sorrise e le poggiò la mano sul capo. «Voi Padawan avete delle ottime idee.» 




Trovarlo non fu affatto facile. Era particolarmente bravo a far perdere le sue tracce, quando voleva. Nephyl e Thal si divisero per cercarlo in tutto il Tempio Jedi… Sempre che si trovasse al Tempio. Robin non le aveva parlato di alcuna missione, quindi era improbabile che avesse lasciato Coruscant. Doveva per forza trovarsi nel Tempio!

Stufa di girare inutilmente, decise di provare un'altra cosa. Si guardò intorno, assicurandosi che non ci fosse in giro nessuno, poi chiuse gli occhi e si concentrò sull’energia di Eriaar nella Forza. Lentamente, nel buio della sua mente, una figura umana apparve in lontananza. Canalizzò il suo potere, in modo da raggiungere la sua mente: percepì distintamente la Forza e la sua magia scontrarsi con un enorme muro invalicabile; Eriaar era un altro che manteneva sempre alte le sue barriere mentali, ma lei non voleva sicuramente tentare di abbatterle. Semplicemente, bussò alla sua mente, per poi mandare un messaggio, esattamente come Eriaar aveva fatto con lei.

Eriaar, dove sei? Devo parlarti. È urgente, riguarda il Maestro Valen.

Rimase in silenzio, perfettamente immobile, continuando a canalizzare il suo potere nell’abilità di Telepatia e attendendo una risposta dall’altra parte. Dopo qualche secondo, fu sicura di aver fallito e riaprì gli occhi, sbuffando: forse non era ancora pronta per usare quell’abilità. L’ultima spiaggia era chiedere a Robin, ma non aveva la più pallida idea di dove si trovasse nemmeno la sua amica. Beh, sicuramente sarebbe stato più facile trovare una ragazzina di tredici anni, che il suo Maestro di venti, no?

Non aveva fatto che un passo, quando uno strano formicolio alla base del cranio la bloccò. Qualcuno stava tentando di entrare nella sua mente. Le ci volle qualche secondo per comprendere che non si trattava di un attacco: la Forza era tranquilla e anche i suoi poteri erano quieti. Poteva significare solo una cosa…

Eriaar!

Chiuse gli occhi e abbassò leggermente le sue barriere mentali, abbastanza da farlo entrare.

Mi sto allenando, mi trovi nella principale sala d’allenamento. Ti aspetto.

Le gambe di Nephyl si mossero ancora prima che lei desse alcun ordine e la giovane Padawan si ritrovò a correre per i corridoi del Tempio. La principale sala d’allenamento era gigantesca, poteva contenere fino a duecento Jedi in addestramento. Era attrezzata per qualsiasi tipo di allenamento: da quelli fisici, al combattimento corpo a corpo o con le spade laser o all’uso della Forza. Di solito era dove i Padawan venivano addestrati al combattimento dalla Maestra Talira. Raggiunse la sala, ormai senza fiato, ed entrò. Stranamente era totalmente vuota, se non per il Maestro Jedi, che si stava allenando a combattere contro… Sé stesso? Nephyl si avvicinò, attenta a rimanere ad una distanza di sicurezza, incuriosita dal combattimento. Eriaar stava combattendo contro un’esatta replica di sé stesso e come tale faticava a penetrare le sue difese. Si sedette a terra, le gambe incrociate, ad osservarlo: Eriaar aveva una temperatura corporea normalmente molto alta e si scaldava facilmente in allenamento. La sua stessa tunica Jedi era fatta di un materiale molto più fine rispetto a quella usata per tutti gli altri. Quando si allenava, però, era solito farlo a torso nudo ed era un vero e proprio spettacolo per gli occhi. Il suo petto, le sue spalle e anche la sua schiena erano adornati da tatuaggi neri, l’unico segno che lo distingueva dagli altri Jedi e che gli ricordava le sue origini da Fratello della Notte. Nephyl osservò il tendersi dei suoi muscoli, le vene pulsanti delle sue braccia e i suoi capelli, legati in una coda, che gli si stavano appiccicando alla fronte per via del sudore.

All’improvviso, Eriaar si voltò verso le porte d’ingresso e fece un gesto con la mano: la sua copia scomparve nel nulla e venne sostituita da un androide d’addestramento. Nephyl rimase un attimo confusa da questa mossa, finché le porte non si aprirono e Thal entrò. Eriaar era già tornato ad allenarsi, anche se con un’intensità decisamente più bassa di pochi secondi prima.

Giusto… Illusione Oscura è un’abilità proibita dall’Ordine Jedi.

Come tenevano d’occhio lei, anche Eriaar era sicuramente sotto stretta sorveglianza, soprattutto perché era chiaramente un Jedi particolarmente potente e il Consiglio Jedi sapeva perfettamente delle sue origini. Strano che l’avessero preso con loro, visto il terrore che avevano di chiunque usasse poteri oltre alla Forza.

Thal la raggiunse e Nephyl si rialzò. «L’ho trovato!»

«Sì, l’ho notato.» Mormorò, prima di alzare gli occhi al cielo. «Ti sei anche dimenticata di avvisarmi e comincio anche a capire perché.»

Nephyl arrossì ed incurvò le spalle. «Maestro, ma cosa dite? Non è assolutamente come pensate voi.»

«Maestro Thal!» La voce di Eriaar richiamò la loro attenzione su di lui, che si abbassò in tempo per evitare un gancio destro al volto da parte dell’androide. «Datemi un secondo e sono subito da voi.»

«Fa’ con calma, Maestro Eriaar.» Lo tranquillizzò Thal. «Non è semplice abbattere questi…»

Non lo fece nemmeno finire: Eriaar si abbassò, poggiò tutto il suo peso su una mano e con i piedi falciò le gambe metalliche del droide, che perse l’equilibrio. Il Jedi si sollevò sul braccio e si spinse in alto, atterrando in piedi, a qualche metro dal droide, che stava ancora tentando di rialzarsi. Eriaar sollevò lentamente una mano e il suo avversario si staccò da terra, poi, lentamente, chiuse il pugno. Il suono di metallo piegato invase l’intera stanza, mentre la Forza stritolava il droide, sotto il comando del Jedi. In pochi secondi, del droide non rimase che un cubetto di metallo, che crollò a terra con un tonfo metallico. Eriaar abbassò lentamente la mano, poi fece un gesto con due dita e la tunica gli volò sulle spalle. Camminò verso di loro, sorridendo gentilmente ad entrambi. Nephyl alzò gli occhi su Thal e lo vide più pallido di qualche secondo prima. Alla faccia di non farsi temere dai Jedi!

Venne distratta da Eriaar, che le accarezzò il capo. «Mi spiace avervi dato problemi, non sapevo che aveste bisogno di me. Cosa posso fare per te, Maestro Thal?»

Thal era ancora concentrato sul cubetto di metallo, che, una volta, era stato un droide da allenamento. «M-maestro Eriaar, quei droidi hanno un certo costo, non te l’ha mai detto nessuno?»

Eriaar si guardò alle spalle, seguendo la direzione indicata dal Jedi. «Ah… Devo essermi fatto prendere troppo la mano. Non accadrà di nuovo, Maestro Thal, promesso.» Disse quelle parole, ma quando guardò Nephyl, le fece l’occhiolino e lei per poco non scoppiò a ridere. «Dicevamo? Cosa vi serve da me?»

Il Maestro Thal si raddrizzò e si schiarì la voce, tentando di ricomporsi. «Abbiamo bisogno del tuo aiuto per una missione.»

«Che tipo di missione?»

L’aria intorno ai due Maestri Jedi si fece improvvisamente più pesante. «Abbiamo ricevuto una richiesta d’aiuto da un pianeta nostro alleato: un potente Signore Oscuro dei Sith, un certo Darth Nexar, sta governando con il pugno di ferro. È stato un miracolo che siano riusciti ad avvisarci. Dobbiamo intervenire!»

«E io che c’entro?» Nephyl guardò Eriaar, incredula. «Perché siete venuti da me?»

«Il Gran Maestro Valen è anziano, ormai, non è più il guerriero che era una volta e io non sono mai stato bravo con la spada laser.» Spiegò irritato Thal. «Abbiamo bisogno di un giovane combattente, qualcuno come te, che possa tenere testa a Nexar.»

A quel punto, Eriaar spostò lo sguardo cupo su Nephyl. «Non intenderai portarti dietro la tua Padawan, spero. La missione è pericolosa, non adatta a delle ragazzine della loro età. Mi unirò a voi, ma Robin rimarrà qui.»

«Non è così che funziona, Maestro Eriaar, Maestro e Padawan…»

«Girano sempre insieme, sì, lo so.» Lo interruppe Eriaar: Nephyl fece un passo indietro, la Forza stava vorticando in modo pericoloso intorno al giovane Jedi. «Ma la sua vita è mia responsabilità e io esigo che lei rimanga al sicuro su Coruscant.»

«Allora non venire!» Sbraitò Thal, dandogli le spalle e camminando infuriato verso le porte, per poi fermarsi all’improvviso. «Sarebbe il caso che tu non discuta così tanto le nostre regole, Maestro Eriaar.»

Nephyl andò in panico, vedendo accendersi gli occhi di Eriaar. Senza pensare, gli si lanciò contro, aggrappandosi ad un suo braccio. Il Jedi abbassò lo sguardo infiammato su di lei, che scosse il capo.

Passò un secondo…

Poi un altro…

Le spalle di Eriaar si rilassarono e così anche la Forza intorno a lui. Nephyl tirò un sospiro di sollievo e liberò il braccio del Jedi. Il suo sguardo sembrava volerla trafiggere da parte a parte. Non era solo infuriato, era anche terribilmente preoccupato. Lui teneva più alla vita della sua Padawan, che non a seguire le stupide regole del Consiglio Jedi. Così facendo, però, si sarebbe inimicato più di un Jedi e non era proprio il caso. Fu in quel momento che sentì un formicolio alla base del cranio: abbassò immediatamente le sue barriere mentali.

Non andare con lui. Potresti morire, Nephyl. Thal non è in grado di proteggerti e nemmeno Valen!

Nephyl si morse un labbro, poi, timidamente, si collegò alla mente del Jedi.

Allora… Vieni con noi. Tu puoi proteggermi… Insomma, puoi proteggerci tutti.

Eriaar scostò lo sguardo.

La mia priorità è la vita della mia Padawan…

Ahia! Quello fu un colpo al cuore. Anche Eriaar doveva esserne consapevole, perché sospirò lentamente, le sorrise mestamente e le accarezzò il capo.

Andrà tutto bene, Nephyl.

Non ci credeva nemmeno lui, ma stava cercando di essere positivo, per il bene di Nephyl. Abbassò lo sguardo e fece un rigido inchino, per poi correre via. Sentì Eriaar chiamare il suo nome, ma non si fermò e non si guardò mai indietro. Sarebbe andata con il suo Maestro! Se Valen e Thal erano troppo vecchi per difendersi, allora doveva pensarci lei! Era diventata molto potente da quando si era unita all’Ordine Jedi. Poteva farcela! Doveva solo stare attenta a non usare i suoi veri poteri e sfruttare solo e unicamente la Forza. 




Affondò la spada laser nel petto del suo clone, che si dissolse all’istante, prima di sollevarla e parare l’attacco letale di un altra sua figura. Aveva bisogno di staccare e di non pensare. Era certo che la missione sarebbe stata un vero disastro. Nessuno ne sarebbe uscito vivo. L’aveva visto… Aveva avuto un incubo terribile la notte appena passata: un potente Signore Oscuro dei Sith, un pianeta, un anziano Gran Maestro Valen Korr, il Maestro Thal Marun e la sua giovane Padawan… Valen era caduto per primo, poi gli altri due erano seguiti subito dopo. Si era svegliato in un lago di sudore, il cuore che batteva ad una velocità allarmante. Per questo aveva passato l’intera giornata ad allenarsi. Aveva tentato di allontanare la sua mente da quell’orribile incubo, che per lui doveva rimanere tale. Tutto era cambiato quando Nephyl gli aveva chiesto udienza e la chiacchierata con il Maestro Thal aveva minacciato di farlo esplodere. Mettere a repentaglio la vita di una Padawan così giovane, per una missione chiaramente suicida, solo per amore di regole vecchie e bigotte, era davvero assurdo per lui. Non avrebbe mai e poi mai permesso che a Robin succedesse qualcosa.

Era talmente preso dall’allenamento, che non si accorse dell’arrivo di Robin. La Forza lo avvisava sempre se ad avvicinarsi era un Jedi ostile ai suoi veri poteri, ma la sua Padawan non era fra quelli. Era certo che Kai l’avesse affidata a lui per una buona ragione: Robin veniva da Dathomir, era una Sorella della Notte, aveva i suoi stessi poteri, darla in addestramento a qualcun altro sarebbe stato pericoloso. Lei ancora non voleva parlarne ed Eriaar non l’avrebbe di certo forzata: prima o poi si sarebbe fidata ciecamente del suo Maestro, esattamente come faceva Nephyl. Un piccolo sorriso apparve sulle sue labbra: con Nephyl era sicuramente più facile, vista la cotta che la giovane strega aveva per lui.

Finalmente, i suoi occhi notarono Robin, sollevata a mezz’aria, intenta a studiare il combattimento del suo Maestro. Le sorrise, poi sollevò una mano e colpì il terreno, rilasciando una potente onda di Forza, che dissolse i suoi cloni all’istante. Si era allenato abbastanza. I suoi muscoli dolevano per tutto l’allenamento che aveva fatto. 

Si avvicinò a Robin, che gli passò un asciugamano. «Grazie.»

«Che succede, Maestro?» La sua Padawan era particolarmente sensibile ai mutamenti emotivi delle persone che la circondavano. «Ti vedo preoccupato. Non è da te non notare l’arrivo di una persona.»

Eriaar sospirò lentamente, ponderando attentamente le parole da usare. «Succederà qualcosa di terribile al Gran Maestro Valen, al Maestro Thal e alla sua Padawan.»

«Nephyl?» Robin gli afferrò il braccio. «Nephyl è in pericolo? Dobbiamo aiutarla, Maestro!»

«È troppo pericoloso.» Per quanto concordasse con la sua Padawan e non volesse veder morire Nephyl, la probabilità di perdere due Padawan, invece che una sola, era troppo grande, anche solo per pensare di poter correre il rischio. «L’Oscuro Signore dei Sith che andranno ad affrontare è troppo potente. Questa è una missione suicida.»

«È una missione suicida per loro da soli.» Lo pregò la sua Padawan. «Maestro, so che sei preoccupato per me, ma sei la loro unica possibilità di uscirne vivi. Ti prometto che non mi metterò nei guai, starò sempre al tuo fianco e non farò pazzie. Come Jedi è nostro dovere proteggere la Galassia e chi ci vive, giusto?»

Su questo non aveva tutti i torti: non era un segreto che Eriaar si fosse unito ai Jedi per motivi puramente egoistici; non voleva morire su Dathomir e non appena qualcuno gli aveva offerto una via di fuga, lui l’aveva accettata, senza porsi alcuna domanda e senza nemmeno desiderare di diventare un paladino della giustizia. Solo con il tempo aveva imparato ad apprezzare gli ideali dell’Ordine Jedi e a partecipare attivamente alla difesa della Galassia, prima come Padawan e poi come Maestro Jedi. L’idea che un pianeta, loro alleato, fosse in quella terribile situazione, non gli piaceva, anzi, lo faceva infuriare, ma temeva per la vita della sua Padawan. Poggiò lo sguardo su Robin: i suoi occhi erano infiammati dal desiderio di proteggere la sua amica e la popolazione innocente, soggiogata dal Sith.

Si piegò su di lei, per guardarla dritta negli occhi. «Farai esattamente quello che ti dirò, quando te lo dirò, niente discussioni e domande, sono stato chiaro, Robin?»

Il suo volto s’illuminò e la ragazzina cominciò a saltellare contenta. «Chiarissimo, Maestro!»

Robin gli saltellò tutto intorno, contenta, ed Eriaar rilassò i muscoli tesi, sorridendo e scuotendo il capo davanti all’eccitazione della sua Padawan. Aveva bisogno di più informazioni su questo Oscuro Signore dei Sith. Era sempre meglio andare preparati anche psicologicamente ad uno scontro, soprattutto se il nemico era qualcuno di così potente. Richiamò a sé la sua tunica, se la mise intorno alle spalle e ordinò a Robin di seguirlo.

I due lasciarono la sala d’allenamento e si diressero verso l’Archivio degli Antichi Maestri, la biblioteca di Coruscant, dove era stipata tutta la conoscenza che l’Ordine Jedi aveva accumulato nel corso dei millenni. Doveva esserci qualcosa su questo terribile Sith. Doveva scoprire i suoi punti deboli, la sua storia, analizzare il suo stile di combattimento, sapere del suo Maestro e di come aveva raggiunto il rango più alto dell’Ordine Sith. Fortunatamente, da quel punto di vista, l’Ordine Jedi non deludeva mai. Le spie Jedi, che lavoravano tutt’ora sotto copertura in tutta la Galassia, erano le migliori, persino la Repubblica doveva dare all’Ordine un po’ di credito su questo punto. L’Ordine Sith, invece, era troppo orgoglioso per mettere una spia all’interno dell’Ordine Jedi. Non erano loro ad avere una profezia a pesare sulle loro spalle.

Diede una decina di fascicoli anche a Robin: anche lei doveva sapere cosa li attendeva sul pianeta Nerathos. Si trattava di un pianeta abitato da una civiltà particolarmente evoluta, antica e saggia. Avevano creato loro il modello per il Tempio Jedi di Coruscant e avevano conoscenze architettoniche davvero straordinarie. Lasciarli nei guai, dopo tutto quello che loro avevano fatto per l’Ordine Jedi, sarebbe stato da vigliacchi e se c’era una cosa che i Jedi ancora non erano era proprio quello!

Per quanto riguardava l’Oscuro Signore dei Sith…

Darth Nexar… È probabilmente il più giovane ad aver raggiunto il rango di Oscuro Signore dei Sith.

L’Ordine Sith tendeva a preferire Sith anziani e con una certa esperienza a fare loro da capo, ma, a quanto pareva, Darth Nexar si era sempre distinto sui campi di battaglia. Aveva avuto una compagna, una certa Lady Selene, che, per quanto ne sapessero i Jedi, aveva lasciato l’Ordine Sith, ma le ragioni erano oscure. Stava per allontanare il fascicolo sulla donna, ma qualcosa catturò la sua attenzione: il pianeta d’origine di Selene era, stranamente, Nerathos.

Cos’è? Una vendetta per essere stato lasciato?

I puntini andarono lentamente ad unirsi per creare un puzzle ben definito: Darth Nexar non aveva avuto alcun problema nel soggiogare l’intelligente e saggia popolazione di Nerathos, perché la sua compagna gli aveva raccontato della loro storia, la loro cultura, di quali città piegare e quali distruggere. Darth Nexar era un uomo intelligente, dovevano fare attenzione. Sicuramente, il Gran Maestro Valen l’aveva sottovalutato, pensando che si trattasse del solito vecchio brontolone, incapace di sollevare una spada laser e poco intelligente. I Jedi tendevano a peccare di superbia, il che poteva facilmente diventare un difetto fatale. 




Il giorno dopo, all’alba, Nephyl si ritrovò con il Maestro Thal e il Gran Maestro Valen alla nave di quest’ultimo. Valen sembrava fin troppo tranquillo, mentre Thal aveva il volto scuro: sapeva perfettamente di essersi imbarcato in una missione suicida. L’aveva sentito mormorare delle scuse, nel mentre che raggiungevano gli hangar. Non ne sarebbero usciti vivi senza l’aiuto di Eriaar. Aveva pregato Thal di tornare indietro e tentare di comunicare con il Maestro Jedi. Non c’era niente di male nel voler proteggere la propria Padawan, no? Alcune regole dell’Ordine Jedi erano veramente assurde e seguirle ciecamente avrebbe portato più danni che benefici. Eriaar lo sapeva e avrebbe sempre e comunque messo la vita della sua Padawan sopra ogni cosa, anche costo di inimicarsi qualche membro del consiglio.

Thal era stato irremovibile: le regole Jedi andavano seguite alla lettera, altrimenti non si era nemmeno degni di far parte dell’Ordine. La prima volta che aveva scoperto degli intenti omicidi di Thal, Nephyl non aveva voluto crederci, ora iniziava a chiedersi come non se ne fosse accorta da sola. Il suo Maestro era più interessato a seguire le sue dannate regole, piuttosto che salvare la vita alla sua giovane Padawan. C’era rimasta male al rifiuto di Eriaar, ma adesso comprendeva di quanto lui fosse nel giusto.

I due Maestri Jedi iniziarono a salire il ponte d’imbarco, ma Thal si fermò, vedendo la sua Padawan ancora immobile. «Nephyl, dobbiamo andare.»

Nephyl si lanciò un ultimo sguardo alle spalle, poi sospirò lentamente e raggiunse il suo Maestro. La paura le serrò la gola, vedendo Thal andare a schiacciare il pulsante per chiudere il portellone. Sentiva odore di morte… Nessuno di loro sarebbe tornato vivo su Coruscant. Il fatto che non ci potesse fare assolutamente nulla e che l’unica cosa da fare fosse accettare il suo destino era insopportabile!

Le dita di Thal sfiorarono il pulsante, poi, dall’esterno, la voce di Robin diradò le sue paure. «Aspettateci!»

Si voltarono all’unisono verso l’hangar, dove Robin stava correndo loro incontro, seguita a qualche metro di distanza dal Maestro Eriaar. Sentì a malapena Thal prendere un sospiro di sollievo, ma ciò che percepì distintamente fu l’aura di morte venire spazzata via dalla sola presenza del Maestro Jedi e la sua Padawan. Fu come se un peso enorme le fosse appena stato sollevato dalle spalle. 

Nephyl sorrise e corse incontro a Robin, prendendole le mani. «Venite con noi?»

Robin annuì, sicura. «Non potevamo di certo lasciarvi andare da soli!»

Eriaar le superò, poggiando una mano sul suo capo, prima di proseguire verso i Maestri Valen e Thal. «Ho recuperato un po’ d’informazioni su Darth Nexar.»

«E chi sarebbe?»

Eriaar sembrò colto alla sprovvista dalla domanda di Valen. «L’Oscuro Signore dei Sith che stiamo andando ad affrontare… Non sapevate nemmeno il suo nome?!»

Il Maestro Thal si frappose fisicamente fra i due. «Ottimo lavoro, Maestro Eriaar, ci aggiornerai sulle tue scoperte in viaggio.»

Robin si sporse verso di lei e le sussurrò all’orecchio. «Il mio Maestro dice che la superbia di Valen lo porterà alla tomba, prima o poi.»

Nephyl non poté far altro che concordare con l’amica. «La superbia dell’Ordine Jedi avrebbe ucciso anche me, se non avessi convinto il tuo Maestro a venire con noi.»

Il Maestro Thal richiamò le due ragazze all’ordine, che salirono sulla nave. Questa volta, fu Nephyl stessa a schiacciare il pulsante per chiudere il portellone: sarebbe andato tutto bene. Eriaar era con loro e le avrebbe protette. Non le importava molto della vita di Thal e Valen, anzi, si era chiesta il perché Thal l’avesse convinto a portarsi dietro qualcun altro! Si sarebbero liberati di una vera e propria mummia arrogante, se l’avessero lasciato andare da solo.

I tre Maestri Jedi si chiusero in cabina di pilotaggio, mentre le ragazze andavano a sedersi sul divano semi circolare. Si allacciarono le cinture, attendendo l’accensione dei motori. Ci fu il solito vuoto d’aria, la nave si staccò da terra e si allontanò dal Tempio Jedi e dall’atmosfera di Coruscant. Nephyl chiuse gli occhi, percependo lo spazio-tempo curvarsi intorno alla nave, che prese velocità all’istante, lanciandosi nell’iperspazio.

Il viaggio sarebbe durato due ore all’incirca. Robin la mise subito a giocare a carte. Avrebbe voluto saperne di più sul Sith che stavano andando a combattere. Fortunatamente per lei, c’era Robin, che aveva passato l’intera serata precedente a studiare i fascicoli che avevano su Darth Nexar. Aveva più o meno l’età del Maestro Kai-Dar Vantos, era forse il più giovane ad aver raggiunto la cima della piramide di comando dell’Ordine Sith. A quanto pareva, la sua compagna, Lady Selene, aveva lasciato lui e l’Ordine per vivere una vita normale con il suo nuovo compagno e per ripicca Darth Nexar aveva deciso di prendere il comando del pianeta natale della donna. Non avevano a che fare con un’idiota totale, come, probabilmente, si aspettava il Gran Maestro Valen, ma con qualcuno che aveva ascoltato storie su un pianeta potenzialmente utile all’Ordine Sith, alleato dell’Ordine Jedi, e che aveva sfruttato quelle informazioni per prendere facilmente il comando sulla popolazione. Era una creatura riflessiva e intelligente, che non andava assolutamente sottovalutata.

Eriaar aveva salvato la pelle a tutti. Nephyl percepiva la tensione nella cabina di pilotaggio: Valen e Thal non stavano prendendo molto bene le novità su questo Darth Nexar. Si stavano forse accorgendo del pericolo a cui stavano andando incontro e alla morte certa che avevano scampato per un pelo?

Nephyl espirò lentamente. «Non hai idea della fortuna che hai ad essere la Padawan del Maestro Eriaar.»

Robin la guardò come se fosse pazza. «Fortuna? Eriaar è insopportabile come Maestro! Sempre lì a cercare di abbracciarmi e a darmi fastidio!» I suoi occhi si fecero sognanti. «Preferirei di gran lunga essere la Padawan di Kai.»

«Kai?» Nephyl scosse la testa con forza. «No, no! Kai è inquietante.»

La sua amica mise il broncio. «Lo saresti anche tu se avessi a che fare tutti i giorni, tutto il giorno con Naitsirk.»

Non poteva darle torto su quello, Naitsirk dava su i nervi anche a lei. «Kai è inquietante già di per sé! E comunque Eriaar è su tutto un altro livello.»

Robin aprì le labbra per risponderle, poi socchiuse gli occhi in due fessure, osservandola per bene. Nephyl inarcò le sopracciglia: perché la guardava così? Due secondi dopo, scoppiò a ridere. Era forse impazzita? Kai aveva giocato un po’ troppo con la sua mente? Perché stava ridendo come una pazza?

Fra le risate, Robin buttò fuori delle parole. «Non dirmi che ti piace Eriaar?»

Nephyl rilassò le spalle, comprendendo il comportamento dell’amica, e mise su il broncio. «A te piace Kai!»

La risata di Robin si fece più fragorosa. «Appunto! Eriaar è insopportabile, Kai è alto, gentile e bello.»

«La smetti di ridere?!»

La tentazione di strangolarla con la Forza si fece improvvisamente molto intensa, ma Robin non se ne accorse e continuò a ridere. La porta della cabina di pilotaggio si aprì, in quel momento, ed Eriaar fece il suo ingresso.

Guardò le due ragazze, un sopracciglio inarcato. «Beh? Che succede qui?»

Robin si asciugò le lacrime, poi rivolse un’occhiata ironica al suo Maestro. «Oh, niente, parlavamo di quanto fossi insopportabile, Maestro Eriaar.»

«Robin!?»

Eriaar non se la prese e invece rise insieme alla sua Padawan. «Ah, e così io sarei insopportabile…»

Il battito di ciglia dopo se l’era presa sulle spalle come un sacco di patate, facendola ridere ancora più forte. Nephyl si accorse dopo che le stava facendo il solletico. La gelosia le artigliò il cuore, ma tentò di scuoterla via: Robin era sua amica e comunque Eriaar vedeva entrambe come due semplici Padawan… Incurvò leggermente le spalle.

Però… Preferisce Robin.

Eriaar rilassò Robin a terra, poi si sedette fra le due. Nephyl s’irrigidì all’improvviso, sentendo un suo braccio forte avvolgerle le spalle e tirarla contro il suo fianco. Il calore di Eriaar penetrò nelle sue ossa, scaldandola da cima a fondo. Si sentì andare immediatamente a fuoco, ma riusciva a percepire il cambiamento improvviso nell’umore di Eriaar. Fino a due secondi prima era giocoso e felice, adesso era serio e preoccupato. Il gesto di prendersele entrambe vicine non era d’affetto, ma veniva da un bisogno di proteggerle.

Tentò in tutte le maniere di concentrarsi sulla missione, ma averlo così vicino le rendeva difficile persino respirare. Eriaar iniziò a spiegare come si sarebbe svolta la missione, ma l’unica cosa a cui riusciva a pensare Nephyl era la forza bruta contenuta nei muscoli delle braccia di Eriaar e il calore del suo corpo. Nonostante ciò, tenne gli occhi fissi sul suo volto scuro e seguì con attenzione i movimenti delle sue labbra. Avevano appena intercettato un comunicazione fra il pianeta Korriban e Nerathos. Robin chiese informazioni su Korriban ed Eriaar spiegò che si trattava del pianeta culla dell’Ordine Sith. Millenni d’anni prima, alcuni Jedi Oscuri, cacciati da Coruscant, approdarono su Korriban, trovando una civiltà intelligente e dedita al lato oscuro della Forza. Si unirono a loro, fondendo la cultura dell’Ordine Jedi con quella nativa, creando così l’Ordine Sith. Era anche il pianeta d’origine di Darth Nexar. Per quanto riguardava il pianeta Nerathos era un pianeta pacifico, la civiltà, che lo popolava, era avanzata e i loro antenati avevano costruito il Tempio Jedi di Coruscant con le loro mani. Erano fra i migliori architetti della Galassia. Il pianeta Nerathos ospitava parecchie meraviglie architettoniche, in altre condizioni sarebbe stata una visita piuttosto istruttiva per delle Padawan come loro.

Eriaar strinse la presa sulle loro spalle: la comunicazione, che erano riusciti ad intercettare, parlava di un’intera nave da battaglia, partita da Korriban, stipata di svariati Sith, approdata su Nerathos. L’intento era per Eriaar chiaro: volevano fare del pianeta un loro avamposto. La missione era appena diventata ancora più pericolosa. Ad attenderli non ci sarebbe stato solo Darth Nexar, ma anche schiere e schiere di Sith.

Il Jedi mise sul tavolo davanti a loro un HoloCube e lo attivò: la mappa di una grande città si aprì davanti a loro; enormi edifici costruiti in angolazioni strane, che sfidavano la forza di gravità, facevano a contorno ad un immenso castello. A quanto pareva, era lì che Darth Nexar si era insediato ed era anche l’unica struttura che potesse ospitare un tale numero di Sith. Una volta era stato il cuore pulsante della vita sociale e politica del pianeta. Il loro obiettivo era scacciare i Sith, tentando di limitare al minimo i rischi per la popolazione e per loro stessi.

Robin chiese al suo Maestro se avessero una piantina del castello ed Eriaar confermò: toccò un pulsante sull’HoloCube e l’immagine cambiò.

Cos’è…? È un labirinto!

Robin rabbrividì. «Sembra la fortezza delle Sorelle della Notte su Dathomir.»

Eriaar ridacchiò, mestamente. «Non hai tutti i torti. Normalmente, la nostra vecchia fortezza sarebbe molto più pericolosa di questo castello, ma Darth Nexar ha deciso di trasformarlo in una trappola letale. Dovremo stare attenti ad ogni singolo passo che faremo. Quando saremo lì, dovrete concentrarvi sulla Forza, ascoltate ogni suo più piccolo sussurro, e andrà tutto bene, ve lo prometto.»

Passò lo sguardo da Robin a Nephyl: le due ragazze annuirono, anche se era chiaro che fossero preoccupate. Eriaar stesso era teso, ma tentava comunque di rimanere calmo, almeno di fronte alle due Padawan. Consigliò alle due di prepararsi mentalmente e di meditare un po’, lasciando per dopo i giochi con le carte, si rialzò e tornò in cabina di pilotaggio. Nephyl guardò Robin, che si strinse nelle spalle e mise via le carte. Meglio fare come aveva detto Eriaar: la missione stava diventando ogni secondo più pericolosa. 




Nerathos - 22 anni alla battaglia


La nave atterrò ad una distanza di sicurezza dalla città. Il gruppo di Jedi scese lungo il ponte d’imbarco, in testa il Gran Maestro Valen e a chiudere la fila il Maestro Eriaar. Con un po’ di fortuna, gli scudi anti-radar avevano nascosto la nave agli occhi indagatori dei Sith, che, in quel momento, sicuramente stavano controllando il traffico spaziale intorno al pianeta. Avrebbero comunque dovuto tenere gli occhi ben aperti. Per distinguersi con la popolazione locale, si erano portati dietro degli abiti tipici del pianeta. Si erano già cambiati e, come era prevedibile, l’unico che stava bene con quegli abiti era Eriaar. Robin continuava a grattarsi… Effettivamente non erano i vestiti più comodi che Nephyl avesse mai indossato.

Davanti a loro si estendeva una foresta di alberi giganteschi, superata quella avrebbero raggiunto la città di Harmonia, la capitale del pianeta, dove Darth Nexar si era insediato, riuscendo ad espandere il suo dominio sull’intero Nerathos. Nephyl guardò Robin, leggermente preoccupata: Valen voleva arrivare velocemente in città, avrebbero usato la Forza per potenziare i muscoli delle gambe e correre ad una velocità più alta del normale. Non l’aveva mai fatto, non sapeva se ne sarebbe stata in grado. Eriaar le aveva dato qualche consiglio, ma metterlo in pratica era tutt’altra storia. Robin, invece, sembrava piuttosto tranquilla. Stava saltellando sul posto, scaldando le gambe e la Forza roteava intorno a lei, pronta ad essere manipolata dalla Padawan. Notò che non era l’unica a star facendo questa cosa: anche i Maestri Jedi stavano richiamando a sé la Forza, che circolava inquieta fra loro. Nephyl si affrettò a chiudere gli occhi e a connettersi con l’energia intorno a sé. Non appena la Forza entrò in circolo nelle sue vene, un velo di calma scese sulle sue spalle. Doveva ammettere che era una bella sensazione, diversa da quando invece usava i suoi poteri di strega. La Forza era un'energia calma e stabile, mentre il suo potere era freddo, impetuoso ed irascibile. Nephyl prese un respiro profondo, proprio quando Valen diede l’ordine di mettersi in marcia. Il battito di ciglia dopo, lei e Robin si ritrovarono da sole nella piccola radura. Si lanciarono uno sguardo stupito, per poi concentrare la Forza nelle loro gambe: Nephyl fece un unico passo verso la foresta, ma quando la pianta del suo piede toccò terra, era già nel fitto del bosco.

Fantastico!

Robin la raggiunse e le due aumentarono ancora di più l’afflusso di Forza ai muscoli delle gambe, andando così ancora più veloci. Raggiunsero i Maestri Jedi, che si erano fermati ad attenderle, per poi proseguire tutti insieme. La Forza non si limitava ad irrobustire i muscoli delle gambe, ma a guidarli nella foresta, dicendo loro quali ostacoli evitare, quando saltare e quando rallentare. Eriaar era in testa: stavano seguendo lui, i suoi occhi brillavano di potere.

Sta usando l’abilità di Guida della Forza!

All’improvviso, il Jedi sollevò una mano e il gruppo si fermò. Nephyl non riuscì a fermarsi in tempo e andò dritta contro Robin. Rotolarono a terra, venendo immediatamente ritirate indietro dalla Forza… Ovvero, dal Maestro Thal, che ora la stava guardando male, insieme con il Gran Maestro Valen… Eriaar scostò lo sguardo, nascondendo il sorriso alle due giovani Padawan. Nephyl arrossì dello stesso colore dei capelli di Robin e si rialzò, aiutando anche la sua amica. Brontolò delle scuse fra i denti, ma Robin chiuse la questione con un cenno della mano.

Fu in quel momento che i suoni tipici di una città raggiunsero le sue orecchie. Abbassando lo sguardo, notò anche che si trovavano su un sentiero battuto nel bosco. Avevano raggiunto la città di Harmonia in meno di dieci minuti! Questa volta fu Valen a mettersi in testa e il gruppo di Jedi marciò verso la città. Nephyl sgranò gli occhi: gli edifici erano proprio come li aveva visti nell’immagine riflessa dall’HoloCube; alcuni erano alti, altri bassi; le forme stesse erano strane e sembravano sfidare qualsiasi legge della fisica per stare in piedi. La città stessa era una vera e propria meraviglia d’ingegneria galattica.

Le persone, però, non rispecchiavano affatto la vivacità e stravaganza della loro città: c’era un’aria pesante e lugubre, si muovevano tutti come degli androidi, in file ordinate, fra di loro camminavano anche figure vestite totalmente di nero. Un brivido le risalì la spina dorsale ed istintivamente si fece più vicina a Thal: erano i Sith. Il gruppo s’infilò nella corrente cittadina, mischiandosi perfettamente con la popolazione, cercando di non attirare l’attenzione dei Sith su di loro. Nephyl sollevò lo sguardo su Eriaar, che camminava di fronte a lei, mano nella mano con Robin, e si concentrò sulla sua mente, richiedendo accesso.

Quanti sono, secondo te? Un centinaio?

Eriaar non diede segno di aver recepito il messaggio, continuò a camminare, guardando dritto davanti a sé. Nephyl incurvò le spalle, ma proprio in quel momento percepì un formicolio alla base del cranio e dovette combattere per contrastare il sorriso, pronto ad illuminarle il viso.

Sarebbe una passeggiata di piacere se fossero un centinaio solo. Dalla comunicazione, che abbiamo intercettato, posso dedurre che siamo circondati da almeno due migliaia di Sith, se siamo fortunati… E non so quanto la fortuna sia dalla nostra parte.

Nephyl rabbrividì.

Due migliaia? Ma noi siamo solo in cinque!

Svoltato un angolo, un’enorme ombra calò su di loro. Nephyl sollevò gli occhi leggermente e l’enorme castello, normalmente sede della vita sociale e politica di Harmonia e dell’intero Nerathos, entrò in vista. Dovevano stare attenti: il flusso di persone su quella strada era notevolmente diminuito. Vide Eriaar avvicinarsi al Gran Maestro Valen per dirgli qualcosa, ma quello sollevò una mano, zittendolo immediatamente. Il giovane Jedi si morse un labbro, probabilmente per evitare di fargli una scenata, e tornò in fila alle sue spalle, stringendo la presa sulla mano di Robin. Il secondo dopo, la sua voce invase la sua mente.

Proseguendo in questo modo, non ci faranno nemmeno arrivare al castello.

Neanche a dirlo, sulla loro strada s’immisero due Sith. Nephyl entrò in tensione: uno scontro lì avrebbe attirato l’attenzione dell’intera armata Sith su di loro. Sollevò gli occhi su Thal e il panico minacciò di mozzarle il fiato in gola: era pallido e continuava a lanciare occhiate a Valen, come a tentare di avvisarlo.

«Ehi, voi.» La voce fredda di una donna spezzò bruscamente il silenzio pesante che era calato sulla città intorno a loro. «Identificatevi.»

«Maestro Valen…»

«Zitto.» Il Gran Maestro redarguì immediatamente Eriaar. «Lasciate fare a me.»

Nephyl lo vide mettere mano alla sua spada laser, cosa che istigò i due Sith a fare lo stesso, poi Eriaar gli afferrò il polso. «Mi dispiace, Maestro Valen, ma non intendo sopportare il tuo istinto suicida.»

Valen non ebbe nemmeno il tempo di dargli addosso, perché gli occhi di Eriaar si erano già illuminati di un intenso colore rosso fuoco. Il Jedi sollevò una mano, muovendola in un arco da sinistra a destra nell’aria davanti al suo viso. I due Sith si bloccarono all’improvviso. La donna aveva le labbra aperte, come a dire qualcosa, ma nessun suono uscì dalla sua bocca. Le loro mani si allontanarono dalle spade laser e, senza dire nient’altro, diedero loro le spalle e se ne tornarono sulla strada da cui erano venuti.

«Vincolo Psichico…» Mormorò il Maestro Thal al suo fianco. «Ottimo lavoro, Maestro Eriaar.»

Valen liberò il polso con uno strattone, voltandosi a fronteggiare il Jedi più giovane. «Hai osato fermarmi?»

«Se tu vuoi morire in battaglia sono affari tuoi.» Ringhiò Eriaar a bassa voce, affinché solo Valen potesse sentirlo. «Ma non sei da solo in questa missione e per quanto io sia forte in combattimento, non posso affrontare un intero esercito di Sith da solo!»

Il Maestro Thal, a quel punto, intervenne, dividendo i due. «Devo concordare con il Maestro Eriaar su questo: non dobbiamo assolutamente attirare l’attenzione su di noi. Dobbiamo muoverci con più cautela verso il castello. Maestro Eriaar, se non sbaglio tu sei abile anche nell’abilità di Metamorfosi della Forza, credi di poterci nascondere allo sguardo dei Sith fino al castello?»

Eriaar rilassò le spalle, poi annuì. «Siamo tanti, ma dovrei riuscirci.»

Thal gli fece un cenno con il capo ed Eriaar chiuse gli occhi. Nephyl percepì la Forza roteare intorno a loro sempre più velocemente, tanto che la pressione sulle sue orecchie divenne quasi dolorosa. Quando il Jedi riaprì gli occhi, i suoi occhi erano nuovamente infiammati dal suo potere. Annuì impercettibilmente e il gruppo si rimise in moto. Non vennero più bloccati, anzi, sembrava quasi che i Sith nemmeno si accorgessero della loro presenza. Più si avvicinavano al castello e meno civili giravano per le strade. Anche il numero di luci negli edifici stavano via via diminuendo.

Erano quasi arrivati, quando una potente e terribile interferenza nella Forza le congelò le gambe, radicando i suoi piedi a terra. Una goccia di sudore freddo si staccò dalla sua fronte e le rigò l’intero viso: non aveva mai percepito una tale energia negativa. Quel manipolatore della Forza non era solo potente, ma anche maligno ad un livello inimmaginabile.

Rimani calma!

Le ordinò la voce di Eriaar nella sua mente e notò che il Jedi la stava guardando, i suoi occhi ancora accesi di potere. Come poteva non averne paura? Come poteva essere così tranquillo? O forse, più probabilmente, lo stava solamente celando. Dopotutto, aveva evitato uno scontro aperto con l’esercito Sith, proprio perché era consapevole di non poter affrontare tutti quei nemici da solo. Sì, anche Eriaar era spaventato, ma non voleva darlo a vedere, Nephyl si rifiutava di pensare che ci fosse una parte del Jedi, che semplicemente non potesse essere spaventata da nulla e nessuno, perché solo un’anima oscura non temeva niente. 




Eriaar afferrò la spalla di Nephyl e la costrinse a muoversi. Sentiva la sua connessione con la Forza farsi sempre più debole: non sarebbe riuscito a mantenerli nascosti ancora a lungo. Certo, usando i suoi poteri di Fratello della Notte sarebbe riusciti a portarli anche fino alla sala del trono, ma Valen era già abbastanza irritato, l’avrebbe ucciso lui stesso, se avesse dato prova di saper manipolare anche altre energie oltre alla Forza. Aveva percepito l’enorme interferenza nella Forza causata da Darth Nexar, che era probabilmente ciò che aveva spaventato Nephyl. Anche la mano di Robin, stretta alla sua, stava tremando, ma almeno non si era bloccata. Lui era troppo preso dalla frustrazione per le azioni sconsiderate di Valen, per poter essere spaventato. Anzi, era quasi contento, visto che così poteva sfogare la sua rabbia su qualcuno che non fosse il Gran Maestro Jedi… Probabilmente non sarebbe stato visto di buon occhio, se l’avesse trapassato da parte a parte con la spada laser.

O forse sì?

Robin non mi fermerebbe di certo, Nephyl pende dalle mie labbra e Thal… La sua mente si è indebolita con la vecchiaia, sarebbe semplice per me modificare i suoi ricordi.

Scosse il capo: un Jedi non si sarebbe comportato così… Beh, a meno che quel Jedi non fosse Kai-Dar Vantos, che non si faceva scrupolo alcuno nel modificare ricordi ed emozioni altrui, solo per piacere a tutti. Era il motivo alla base delle azioni a rendere il piano di Eriaar totalmente contrario agli ideali dell’Ordine Jedi. Sbuffò e aumentò il passo per raggiungere in fretta il castello. Si concentrò e usò la Forza per scandagliare il perimetro esterno del castello, individuando entrate, uscite e Sith di guardia. L’abilità di Eco della Forza era particolarmente utile in missioni come quelle. Non potevano di certo entrare dalla porta principale, dopotutto!

Un ingresso scoperto o poco controllato… Deve essercene uno!

Perfino il Tempio Jedi di Coruscant aveva dei punti ciechi. Nessuna struttura era totalmente e perfettamente a prova di attacco. Sfruttò le ultime gocce di potere per ampliare il raggio della sua ricerca a tutto il perimetro del castello. Sentiva le gambe sempre più deboli, sudore freddo gli colava lungo il collo e sul viso per la fatica, ma, finalmente, quando era ormai pronto ad arrendersi, ecco un piccolo barlume di speranza: c’era un canale di scolo, che portava direttamente ai sotterranei del castello e non c’erano sentinelle in giro. Riaprì gli occhi: ormai erano arrivati abbastanza vicini al castello da vedere i diversi gruppi di Sith in pattuglia nei giardini esterni.

Eriaar fece cenno di seguirlo e i Jedi si allontanarono dalla strada principale. Grazie a Guida della Forza sapeva esattamente dove andare, a quale incrocio svoltare e dove si trovassero i vicoli ciechi. In più, continuava a scandagliare i loro dintorni con Eco della Forza, per individuare possibili minacce umane dietro l’angolo. Si sarebbe aspettato una maggiore attenzione a certi dettagli da un Sith come Darth Nexar. La sicurezza lasciava parecchio a desiderare.

Raggiunsero facilmente il canale di scolo. Era chiuso da un’enorme grata, ma quello era l’ultimo dei loro problemi. Eriaar sollevò la mano e si concentrò sulla Forza: non poteva fare troppo rumore, avrebbe attirato l’attenzione dei Sith di pattuglia, doveva riuscirci al primo colpo; le enormi viti, che tenevano la grata ancorata alla roccia delle fondamenta del castello, cominciarono a ruotare su sé stesse, sempre più veloci, finché non caddero nel ruscello di acque di scolo sotto di loro. Solo a quel punto, Eriaar chiuse la mano a pugno e la tirò indietro: la Forza spinse la grata fuori dal suo letto… Usò probabilmente troppa energia, visto che la pesante lastra di metallo volò sopra le loro teste, atterrando a qualche decina di metri di distanza. Sollevarono tutti lo sguardo verso il castello, sicuri che qualcuno si fosse accorto dell’anomalia, ma dopo qualche minuto, passato nel totale silenzio, i muscoli rigidi e pronti al combattimento, nessuno si affacciò per controllare la situazione e il gruppo di Jedi tirò un sospiro di sollievo.

«Maestro Eriaar…» Lo chiamò Thal, indicandogli il canale di scolo con un cenno. «Fa’ strada.»

Era stato quasi fin troppo semplice infiltrarsi nel castello! L’odore era davvero nauseabondo, ma dovevano sopportarlo per il bene della missione. Vide Robin tapparsi il naso e anche Nephyl lo storse, ma non osarono lamentarsi. Non dovettero comunque percorrere tanta strada, prima di trovare l’uscita. Eriaar si assicurò che subito dietro la botola non fossero attesi da una pattuglia di Sith, prima di salire le scalette e aprire di uno spiraglio il tombino. Si guardò intorno, accertandosi nuovamente dell’assenza di guardie, poi lo spalancò totalmente e si tirò fuori. Aiutò gli altri a raggiungerlo, poi richiuse con attenzione la botola. Da lì in poi, avrebbero dovuto procedere con molta più attenzione. Darth Nexar aveva trasformato il castello in una trappola letale, potevano esserci trappole ad ogni passo e perfino per lui sarebbe stato difficile identificarle tutte in anticipo. Eriaar chiuse gli occhi, usando l’abilità di Guida della Forza per trovare la sala del trono, quella che una volta era stata la sala del consiglio di Nerathos. Erano parecchio distanti…

«Muoviamoci!»

Si misero in marcia, seguendo Eriaar. Solo per risalire fino al piano terra, rischiarono di perdere la testa, e la vita, ad ogni corridoio che imboccavano. La Forza diceva loro cosa fare e come muoversi, ma fin dalla prima trappola, gli fu chiaro che avrebbe dovuto salvare lui la pelle sia del Gran Maestro Valen che del Maestro Thal. Fortunatamente, le due Padawan sembravano cavarsela benissimo anche da sole. Svoltarono l’ennesimo angolo e la Forza lo avvisò subito di un pericolo una agguato. Sollevò una mano chiusa a pugno, bloccando i movimenti degli altri. Scandagliò l’intero corridoio e riuscì ad individuare dei microscopici fori nei muri tutto intorno a loro. Cosa nascondessero… Era meglio non scoprirlo. Abbassò lo sguardo sulle piastrelle di marmo e fece la stessa cosa.

«Attenti, alcune piastre sono mobili e attivano una trappola.» Avvisò Eriaar. «Tutti dietro di me, mettete i piedi esattamente dove… Valen!» Afferrò il Jedi per il colletto, ritirandolo indietro, prima che il suo piede toccasse proprio un innesco della trappola. «Ho detto dietro di me

Infuse il potere della Forza nelle sue parole, che riverberarono nella mente del Gran Maestro Jedi, indebolita dagli anni. Valen non tentò di ribellarsi e la sua volontà si piegò al volere del Jedi più giovane. Eriaar tirò un sospiro di sollievo e cominciò a spostarsi di piastrella in piastrella. Allentò la presa sulla mente di Valen solo quando superarono il pericolo. L’anziano Jedi si portò una mano alla testa e gli lanciò un’occhiata di fuoco. Fu in quel momento che Eriaar ricevette una serie di informazioni dalla sua mente: Valen aveva percepito che la sua vita stava per finire, per questo avrebbe voluto affrontare Darth Nexar da solo, in modo morire in modo onorevole in battaglia. Il fatto che fosse stato costretto a creare quella squadra gli dava fastidio, portandolo a fregarsene della vita dei suoi compagni. La sua avrebbe comunque trovato una conclusione quel giorno ed era stato Thal ad insistere per accompagnarlo, le loro morti sarebbero state conseguenza delle loro decisioni.

E questo dovrebbe essere il Gran Maestro Jedi? L’incarnazione dei valori dell’Ordine Jedi?

Si accorse del pericolo troppo tardi, preso dal tentare di dare ordine ai pensieri di Valen, che avevano invaso la sua mente. «Maestro Eriaar!»

Fu Robin, fortunatamente, a percepirlo: il suo grido lo riportò alla realtà, giusto in tempo per permettergli di voltarsi di fianco e afferrare l’asta di legno di una lunga e appuntita lancia, la lama a due centimetri dal viso di Valen. Il volto del Jedi perse tutto il colore ed Eriaar sollevò un sopracciglio.

Allora hai paura di morire, ma non vuoi ammetterlo…

Poi blaterò una frase tipica di Kai. «Solo un’idiota non teme la morte.»

Se solo lo sguardo avesse potuto uccidere, Valen l’avrebbe ammazzato già da tempo in quella missione. Fu l’unico, comunque, a comprendere le sue parole. Eriaar strinse la presa sull’asta di legno abbastanza da spezzarla in due, poi riprese a camminare. Robin corse di fianco a lui e si aggrappò al suo braccio. Abbassò lo sguardo sulla sua Padawan e le sorrise, accarezzandole il capo. L’avrebbe ricompensata a dovere una volta tornati su Coruscant.

Tutto filò liscio, finché non arrivarono ad un bivio. «Da che parte andiamo, Maestro Eriaar?»

Eriaar chiuse gli occhi e usò Guida della Forza per vedere dove portassero i due corridoi. La cosa positiva era che non potevano sbagliarsi: sarebbero comunque giunti alla sala del trono. Il problema? Aveva scandagliato le due strade possibili anche con Eco della Forza ed erano stipate di nemici e trappole.

Riaprì gli occhi e sospirò. «Tutti e due i corridoi portano alla sala del trono, ma ho percepito la presenza di vari pericoli, umani e non.»

Quando vide Valen aprire la bocca per parlare, il suo corpo entrò in tensione, ma, almeno questa volta, ciò che uscì dalle sue labbra fu qualcosa di intelligente. «Temo dovremo dividerci. Cerchiamo di limitare i combattimenti al minimo. Io e il Maestro Thal prendiamo la strada sulla sinistra, voi andate a destra.»

Il Maestro Thal puntò il suo sguardo su Nephyl. «Lascio la mia Padawan nelle tue mani, Maestro Eriaar, abbine cura.»

Eriaar fece un piccolo inchino. «Come se fosse la mia, Maestro Thal.»

E così, il gruppo si divise. Eriaar prese un enorme sospiro di sollievo. Non avere più Valen e i suoi istinti suicidi intorno gli aveva tolto un grosso peso dalle spalle. Con lui, Robin e Nephyl sarebbero state al sicuro. Procedettero anche più speditamente di quanto avessero fatto fino a quel momento. Le due Padawan erano continuamente connesse alla Forza e riuscivano quindi ad evitare tutte le trappole sul loro cammino. Eriaar semplicemente si limitava a seguirle e a controllare che non si facessero sfuggire nulla, che potesse mettere le loro vite in pericolo. Ad un certo punto, le due ragazze si misero addirittura a chiacchierare, mentre schivavano una serie di dardi lanciati verso di loro. Eriaar si circondò con la Forza, contro cui i proiettili impattavano senza danno perire.

Svoltarono in un corridoio un po’ più largo rispetto a quello che avevano appena abbandonato e fu lì che Eriaar percepì un’improvvisa e fin troppo vicina interferenza nella Forza. Veloce come la luce, mise mano alla sua spada laser e l’attivò, bloccando quella rossa di un Sith, apparso dal nulla alle loro spalle, che per poco non tagliò a metà Nephyl. Respinse il Sith con la Forza, spingendolo indietro di qualche decina di metri e facendolo ricongiungere a sette suoi altri compagni.

«Andate avanti.» Disse alle ragazze, roteando la spada laser e frapponendosi fisicamente fra i Sith e le due Padawan. «Io sistemo i nostri amici e poi vi raggiungo.»

«C-cosa?!» Robin si aggrappò alla sua vita. «Non ti lascio qui da solo! Sei in forte inferiorità numerica, come farai a…»

«Robin!» Scattò, voltando il capo per guardarla. «Che cosa ti ho detto sul discutere i miei ordini? Fa’ quello che ti ho detto!»

La sua Padawan fece un passo indietro, il volto pallido, ma sapeva che disubbidirgli non avrebbe portato a nulla, se non farlo arrabbiare ancora di più. Alla fine, abbassò il capo e afferrò Nephyl per la mano, costringendola a muoversi e a correre via. Eriaar sospirò di sollievo, poi si voltò a fronteggiare il gruppo di Sith. Roteò nuovamente la spada laser, poi la spense e la riattaccò alla sua cintura.

Delle risate s’innalzarono dalle fila nemiche e il Sith, che per primo aveva attaccato, fece un passo avanti. «Avresti dovuto dare ascolto alla tua Padawan, Jedi. Sei in forte inferiorità numerica e cosa fai? Spegni la tua spada laser? Non capisco se la tua sia semplice follia, oppure sei solamente tanto stupido?»

Gli occhi di Eriaar si accesero del potere delle Sorelle della Notte, illuminando il suo viso, distorto da un ghigno feroce. «Sicuri che sia io quello ad essere in inferiorità numerica?» L’istante successivo, i Sith si ritrovarono circondati da decine di suoi cloni. «Il Gran Maestro Valen ha ordinato di limitare i combattimenti, quindi non prendetela male, se saranno le mie illusioni ad uccidervi.»

Non appena concluse la frase, i suoi cloni si trasformarono in sciami di pericolosi Skirix. I Sith vennero colti dal panico. Sfoderarono tutti le loro spade laser, tentando di falciare animali che non c’erano, finendo solamente per colpirsi a vicenda. Eriaar rimase immobile ad osservare quella patetica scena. Nel giro di pochi minuti, gli ultimi due Sith si tagliarono la gola a vicenda, crollando a terra morti, e le sue illusioni svanirono come fumo al vento.

«Idioti.»

Eriaar diede le spalle ai corpi squartati dei suoi nemici e si lanciò di corsa nel corridoio: doveva raggiungere le ragazze, assolutamente! 




Nephyl e Robin continuarono a correre, finché la sua amica non si fermò, totalmente esausta. Anche lei non stava meglio: aveva i polmoni in fiamme ed era anche preoccupata per Eriaar. Certo, era forte, forse il migliore guerriero dell’intero Ordine Jedi, ma quei Sith non le erano parsi così innocui. Guardò il corridoio da cui erano arrivate, poi Robin, piegata a metà, che tentava di riprendere fiato. Non le avrebbe permesso di andare contro gli ordini del suo Maestro e tornare indietro, questo era certo. Le aveva detto che Eriaar le aveva dato delle condizioni precise da rispettare per partecipare alla missione e fra queste c’era non discutere le sue scelte e i suoi ordini. Robin avrebbe eseguito alla lettera le parole di Eriaar, ma Nephyl non doveva fare altrettanto. Lei non era la Padawan di Eriaar, dopotutto, ma del Maestro Thal.

Strinse i pugni e si raddrizzò, continuando a guardare nel buio del corridoio. Era decisa a correre incontro ad Eriaar e ad aiutarlo a combattere contro il gruppo di Sith, ma proprio in quel momento la Forza l’avvisò di un pericolo molto più vicino.

«Robin, attenta!»

Si lanciò davanti all’amica, facendole da scudo e alzando una barriera di Forza, che bloccò l'attacco del Sith. Nephyl strisciò indietro di un metro, ma almeno non erano state sbattute contro i muri. Robin l’affiancò immediatamente, mentre la luce rossa di una spada laser illuminava il viso divertito e cattivo di una donna. Nephyl spostò lo sguardo sulla loro unica via d’uscita: il corridoio da cui erano arrivate e dove, molto probabilmente, c’era un altro scontro in corso. Avevano più possibilità di sconfiggere un solo Sith, piuttosto che tentare di combattere contro sette di loro.

«I Jedi si sono bevuti il cervello?» Chiese la donna, girando loro intorno, come un predatore avrebbe fatto con una preda ferita. «Lasciare sole due giovani Padawan come voi?»

All’unisono, Robin e Nephyl accesero le loro spade laser. Potevano farcela! Erano in due contro uno. Certo, la donna davanti a loro aveva molta più esperienza sui campi di battaglia ed era anche una manipolatrice della Forza molto potente, ma, di nuovo, era meglio affrontarne una in due, che non sette in tre. Lanciò uno sguardo a Robin, che le fece un cenno d’intesa, poi attaccarono. Nephyl roteò le due spade laser e puntò alla sua gola, mentre Robin puntava allo stomaco. Il viso della donna venne distorto da un ghigno, bloccò le due spade laser di Nephyl con la sua e ricacciò indietro Robin con la Forza. Nephyl non si arrese e incalzò la Sith con attacchi precisi e veloci. La donna parò tutto con una facilità davvero sconcertante. Alle sue spalle, sentì i passi veloci di Robin avvicinarsi a loro, poi la sua amica fece un salto, atterrò sul muro affianco alle due combattenti, corse lungo la parete, prima di lanciarsi sulla donna. La Sith imprecò sotto i denti e schivò appena in tempo: la spada laser turchese di Robin le sfiorò il naso e le tagliò la cintura, aprendole la pesante tunica nera.

Nephyl rimase a bocca aperta per qualche secondo: non avrebbe mai immaginato che la sua amica fosse una guerriera così abile. Dopotutto, però, era la Padawan del miglior guerriero dell’Ordine Jedi, era ovvio che Eriaar le stesse insegnando una serie di trucchi e di colpi particolarmente efficaci. Sì, avevano decisamente una possibilità di batterla! Si scambiarono un ennesimo cenno d’intesa e tornarono all’attacco insieme. La donna era veloce, ma le due ragazze scoprirono in fretta che i loro stili di combattimento non solo erano compatibili, ma insieme erano un perfetto mix fra attacco e difesa. Fintanto che l’avessero incalzata in questa maniera, la loro avversaria avrebbe avuto poche possibilità di rispondere e ferirle.

Robin sfruttava qualsiasi cosa a suo vantaggio per attaccare, mentre Nephyl pensava soprattutto a difenderle. Vedeva la rabbia e la frustrazione crescere sul viso della Sith. Percepì la Forza roteare pericolosamente intorno alla donna. Non dovevano dimenticarsi che anche lei era una manipolatrice della Forza e sicuramente anche più esperta di due giovani Padawan come loro. Non fece in tempo ad avvisare Robin questa volta. La Forza la colpì, scaraventandola contro il muro alle sue spalle. Il colpo le tolse il fiato dai polmoni e per qualche secondo vide tre nemiche al posto di una. Si rialzò, solo per essere travolta da Robin. Il fiato le venne nuovamente tolto dai polmoni e si ritrovò a terra, stanca e stordita. Sentiva i muscoli di tutto il corpo in fiamme. Non aveva mai combattuto per la sua vita prima d’ora. L’allenamento con la Maestra Talira non era una passeggiata, ma non si avvicinava minimamente alla fatica che stava provando in quel momento.

La luce rossa della spada laser della donna si fece più intensa, mentre lei si avvicinava. «Non male per due giovani Padawan come voi.» Nephyl si tirò in piedi a fatica e si frappose fra la Sith e Robin. «Sapete? Mi dispiace davvero per voi. L’arroganza dei Jedi, dopotutto, sarà la causa della vostra morte.»

Vide la donna sollevare la sua spada laser e, d’istinto, schermò Robin con il suo corpo.

Passò un secondo…

Un altro ancora…

Sono… Viva?

Il terrore aveva attutito i suoni intorno a lei: lo scoppiettio della spada laser, i respiri pesanti delle due ragazze… E il gorgoglio sinistro proveniente dalla donna. Nephyl sollevò gli occhi sulla Sith: le labbra le stavano diventando blu, aveva gli occhi fuori dalle orbite e, all’improvviso, perse anche la presa sulla sua spada laser, che cadde a terra, spegnendosi. Il suono di passi incombenti spezzò il silenzio assoluto, calato nel corridoio. La Sith si sollevò da terra, le mani che stringevano la sua gola, tutto il suo corpo alla disperata ricerca d’aria.

La voce bassa e vibrante di Eriaar riverberò intorno a loro. «Hai osato toccare la mia Padawan?»

Il muro di tenebra venne lacerato dalla spada blu di Eriaar: il suo volto era una maschera d’ira e odio. I suoi occhi erano accesi di un potere antico e terribile. Non stava usando la Forza, Nephyl poteva percepirlo con ogni fibra del suo corpo. Il Jedi sollevò la mano e il corpo della donna ne seguì il movimento, ruotandosi verso di lui e dando le spalle alle due ragazze. Quando Eriaar serrò il pugno, ci fu un orribile suono di ossa spezzate e Nephyl si ritrovò a guardare negli occhi vitrei e senza vita della Sith.

Le ha spezzato il collo…

Il cadavere della donna cadde a terra e gli occhi di Eriaar si poggiarono sulle due ragazze. «State bene?»

«Maestro!»

Robin si tirò in piedi e corse a nascondersi fra le sue braccia. Eriaar tirò un sospiro di sollievo, stringendo la sua Padawan e accarezzandole il capo. Nephyl spostò lo sguardo sul cadavere della Sith… La crudeltà di Eriaar le metteva più paura dell’abilità di Risonanza Psichica di Kai. Era quasi del tutto sicura che uccidere senza rimorso non sarebbe dovuto essere possibile per un Jedi. Eppure, Eriaar era più preoccupato per la sua Padawan, che per la morte della donna.

«Nephyl?» Presa com’era dai suoi pensieri, non si era accorta che Eriaar la stava chiamando e che la stava guardando preoccupato. «Stai bene? Sei ferita? Nephyl riuscì solo a scuotere il capo ed Eriaar tirò un ennesimo sospiro di sollievo. «Ti fosse accaduto qualcosa, il Maestro Thal mi avrebbe dato una bella lavata di capo.» Spense la spada laser e la agganciò alla sua cintura. «Dobbiamo proseguire! Andiamo.»

Eriaar scandagliò nuovamente il labirinto per trovare la sala del trono, poi si mise a correre. Le due ragazze furono costrette a fortificare nuovamente i muscoli delle loro gambe per stargli dietro. Aveva il volto ancora più scuro di qualche momento prima, quando aveva ucciso la donna. Che fosse successo qualcosa ai Maestri Thal e Valen? Nephyl si concentrò sull’energia del suo Maestro: si muoveva inquieta, ma stava bene… Le era più difficile individuare quella del Maestro Valen, non lo conosceva così bene. Con l’avanzare dell’età, erano diminuite anche le ore che passava ad addestrare le reclute nel combattimento, lasciando spazio alla Maestra Talira. Molto probabilmente, invece, Eriaar ci aveva passato molto più tempo assieme. A questo punto, quello che lo preoccupava non era il Maestro Thal, ma il Gran Maestro Valen.

Non incontrarono più nemmeno un pericolo sulla loro strada. Robin tirò un sospiro di sollievo, ma il suo Maestro la corresse subito: non era per niente un buon segno. Dovevano aver scoperto la loro intrusione, oppure, più probabilmente, stando ai poteri di Eriaar, avevano beccato Thal e Valen a girovagare per i corridoi del castello e Nexar aveva ordinato di portarli da lui, richiamando anche tutti gli altri Sith.

Hanno preso Valen?

Certo, il Gran Maestro Jedi era anziano, ma Nephyl, in tutta onestà, si sarebbe aspettata una resistenza maggiore dalla sua parte, visto che era talmente arrogante da definirsi il miglior guerriero della Galassia. Scosse il capo e tornò a concentrarsi sul percorso davanti a loro. Più si avvicinavano alla sala del trono e più il corridoio si espandeva. Eriaar si bloccò all’improvviso e per poco Nephyl e Robin non gli andarono addosso. Il Jedi fece loro cenno di rimanere in silenzio, poi si sporse leggermente. Rimasero in perfetto silenzio per qualche secondo, poi Nephyl percepì la presenza di Eriaar bussare alla sua mente.

Mi sentite entrambe?

Nephyl guardò Robin, che annuì. La imitò immediatamente e la voce di Eriaar le rimbombò nuovamente in testa.

Siamo nei guai. Valen e Thal sono stati catturati. Era come temevo: Nexar ha richiamato la maggior parte dei Sith nella sala del trono… Ci saranno un centinaio di Sith lì dentro.

Subito dopo, fu la voce di Robin ad invaderle la mente.

Maestro, che facciamo?

Eriaar si allontanò dalla vista nemica e sospirò lentamente. Poteva quasi vedere gli ingranaggi del suo cervello fumare per la velocità a cui stavano girando.

Non abbiamo tempo per chiamare rinforzi… Possiamo contare solo su noi stessi.

La Forza turbinò intorno a lui, come se avesse appena preso una decisione difficile.

Dobbiamo usare Illusione Oscura.

Nephyl storse il naso.

E che diamine è Illusione Oscura?

Guardò Robin, vide i suoi occhi sgranarsi e poi scosse il capo, terrorizzata.

Maestro, no! Thal potrebbe anche sorvolare, ma Valen ci farà ammazzare!

Il Jedi alzò gli occhi al cielo.

Vorrà dire che dovrò giocare un po’ con le loro menti. Per ora, concentriamoci sul salvarli.

Robin fece per aprire nuovamente bocca, ma il Jedi le diede le spalle e svoltò l’angolo. Nephyl lanciò un’occhiata preoccupata all’amica, che mise mano alla sua spada laser e seguì il suo Maestro. Dopo un profondo respiro, fece la stessa cosa.

«Beh? Fate una festa e nemmeno ci invitate? Non è molto carino da parte vostra, Lord Nexar.»

Il panico minacciò di congelarle tutti i muscoli, quando, alle parole di Eriaar, l’intera sala si voltò a guardarli. Eriaar non aveva esagerato: un centinaio di Sith stavano osservando i nuovi arrivati. Praticamente all’unisono, attivarono le loro spade laser, illuminando l’immensa sala del trono di rosso. Robin le si avvicinò: stava tremando… O forse era Nephyl a tremare? Molto più probabilmente stavano tremando entrambe dalla paura. Iniziava a pentirsi di aver seguito i Jedi su Coruscant. Se fosse rimasta su Nydrion, avrebbe vissuto da emarginata, ma almeno sarebbe stata viva.

«Il Maestro Jedi Eriaar Shehol…» La voce di Nexar, simile ad un ringhio basso e vibrante, le mise i brividi. «Questi due mi hanno raccontato molto su di te. Sei un Fratello della Notte molto anomalo, ma particolarmente potente. Ho visto come hai ucciso i miei Sith… Sicuro di essere un Jedi?»

Eriaar rimase perfettamente calmo. «Solo un Sith ragiona per assoluti, Lord Nexar.»

La sua risata glaciale abbassò ulteriormente la temperatura della sala. «Dovresti dirlo al Gran Maestro Valen! Non era molto contento della tua… Esibizione, Maestro Eriaar.»

Nephyl lanciò un’occhiata a Valen, che, effettivamente, stava fulminando Eriaar con lo sguardo. Il giovane Maestro Jedi fece la stessa identica cosa e, ancora una volta, diede prova della sua fredda crudeltà, guardando il Gran Maestro con la stessa espressione con cui aveva ucciso la Sith pochi minuti prima: era deluso, irritato, ma soprattutto disprezzava la creatura che era diventato.

Schioccò la lingua e distolse lo sguardo da Valen. «Immagino di dovergli comunque salvare le chiappe, quindi… Facciamo un patto? Voi ci lasciate andare e io non vi stermino tutti seduta stante, che ne dite?»

L’intera sala scoppiò a ridere, ma non Nexar: il volto del Signore Oscuro dei Sith perse leggermente colore e i suoi occhi si accesero del potere Sith; era l’unico a sapere del pericolo che Eriaar rappresentava e aveva anche compreso che la vittoria, nonostante la forte superiorità numerica, non era per niente scontata.

«Abbiamo già fatto un patto.» Questa era la voce di Valen. «Mi scontrerò con Nexar: in caso di vittoria ci lasceranno andare, se dovessi perdere, prenderanno le nostre vite.»

«Perderai di sicuro.» Brontolò Eriaar, facendosi avanti. «Fa’ combattere me.»

«Non essere insolente!» Ruggì Valen, alzandosi e fronteggiando il Jedi più giovane. «Ricorda con chi stai parlando, Maestro Eriaar.»

«Lo so benissimo con chi sto parlando.» Ringhiò Eriaar, facendo un passo avanti e costringendo Valen ad indietreggiare. «Sto parlando con un vecchio capace solo di darsi delle arie. Hai tre volte l’età di Nexar, che è conosciuto per essere un guerriero abile e crudele. Non puoi davvero chiedermi di mettere le nostre vite nelle tue mani.»

Calò un silenzio tombale, quando Nexar si alzò dal suo scranno. «Temo che dovrai farlo, Eriaar. Sai, potrei anche avere pietà di te, dopotutto, qualcuno di potente come te mi farebbe davvero comodo.» Si posizionò al centro della sala e attivò la sua spada laser, che illuminò il suo ghigno feroce. «Possiamo cominciare, Gran Maestro Valen?»

Eriaar ringhiò qualcosa sotto i denti, poi si avvicinò a Thal, afferrò il colletto della sua tunica e lo sollevò, portandolo lontano dall’area di combattimento. Le manette, che stavano bloccando i polsi di Valen, scattarono e caddero a terra con un tonfo sordo. L’anziano Jedi mise mano alla sua spada laser e l’attivò: la luce blu del Cristallo Kyber illuminò un volto stanco e provato. Eriaar aveva ragione: non avrebbe mai vinto contro un avversario giovane e prestante come Nexar. In poche parole… Erano spacciati!

Guardò disperata Eriaar e Thal, ma il Jedi più giovane si stava limitando ad osservare in cagnesco Valen, mentre il suo Maestro aveva stampato sul volto l’espressione di chi non aveva più alcuna speranza.

Davvero? Non hanno intenzione di intervenire?

Notò Robin avvicinarsi al suo Maestro e tirargli una manica, attirando la sua attenzione. Il sollievo la invase, quando Eriaar le sorrise e le accarezzò il capo. Le sussurrò qualcosa, ma era troppo distante per capire le sue parole. Thal, invece, le comprese, perché inarcò un sopracciglio e guardò confuso il Jedi più giovane, che però scosse il capo e rimase concentrato sullo scontro.

Ha in mente qualcosa… Il problema è cosa.

Il filo dei suoi pensieri venne interrotto dall’attacco di Nexar: con quell’energia avrebbe tagliato in due il Jedi. Valen rimase fermo, attendendo la sua fine… Finché non era più immobile. Con una velocità davvero straordinaria per un uomo della sua età, si mosse di fianco e abbassò la sua spada laser sul Sith, che parò il colpo per un soffio: un secondo in più e si sarebbe ritrovato senza un braccio. Valen, a quel punto, cominciò ad incalzare il Sith con attacchi precisi e veloci.

«Il vecchio ci sa ancora fare…»

Eriaar commentò, ridacchiando. Era ovvio che ancora credesse nella sconfitta certa del Jedi. Thal alzò gli occhi al cielo all’ennesima dimostrazione di insolenza del Jedi più giovane e gli ricordò che Valen era il miglior guerriero dell’Ordine Jedi. A quelle parole, Eriaar sbuffò, brontolando sotto i denti che non aveva mai accettato le sfide che gli aveva proposto. Era semplice rimanere il migliore senza mettersi effettivamente in gioco.

Nonostante tutto, però, Valen si stava facendo valere contro Nexar. Il Sith, nonostante fosse molto più giovane e prestante, faticava a stare dietro alla costante cascata di attacchi del Jedi più anziano. Nephyl non aveva mai visto un Jedi muoversi talmente velocemente. Nemmeno la Maestra Talira era così veloce… O per lo meno, in allenamento non lo era. Ora che ci pensava, era la prima volta che vedeva davvero in azione dei Maestri Jedi. All’interno del Tempio Jedi di Coruscant, i Jedi tendevano a trattenersi, non usavano mai davvero i loro poteri alla massima intensità e sicuramente non sfruttavano appieno la loro esperienza sul campo di battaglia per addestrare le nuove reclute. Sapeva che alcuni ci andavano più pesanti di altri, ad esempio l’allenamento fisico di Robin, tenuto dal Maestro Eriaar, era uno dei più faticosi e impegnativi dell’intero Tempio. Eriaar, come anche tutti gli altri Fratelli della Notte, era letteralmente nato per combattere e difendere, quindi nessuno si era sorpreso a scoprire che Robin era già una delle migliori guerriere fra i Padawan. Nephyl, che l’aveva vista in azione, poteva confermare: non si avvicinava ai livelli di Valen o Eriaar, ma era comunque meglio di lei, che combatteva, per altro, con due spade. La Maestra Talira era stata tanto contenta quando le aveva detto di voler provare a combattere con due spade laser.

Tornò a concentrarsi quando, con un grido, Nexar liberò una potente esplosione di Forza, che però Valen riuscì a parare. Il Sith sembrava incredibilmente in difficoltà, mentre il Jedi non aveva che l’ombra di una perspirazione. Sembrava andare tutto bene. La vittoria, che sembrava così scontata per Nexar, ora pendeva verso la fazione dei Jedi. Eppure…

La Forza… Percepisco una forte interferenza nella Forza…

Nephyl si poggiò una mano sul petto, che improvvisamente si era fatto molto più pesante, tanto che faticava quasi a respirare. Si guardò intorno, sperando di essere l’unica ad averlo percepito, ma anche il volto del Maestro Thal si era rabbuiato. Eriaar aveva perso il sorriso sornione e Robin era aggrappata alle vesti del suo Maestro.

Nexar si raddrizzò e tirò un lungo respiro. «Devo ammetterlo, ti ho sottovalutato, Gran Maestro Valen, sei ancora un guerriero di tutto rispetto.»

Valen si rimise in posizione di guardia. «Vediamo di finirla, Nexar.»

Eriaar schioccò la lingua, attirando l’attenzione di Nephyl. «Eccolo di nuovo, il difetto fatale dei Jedi: l’arroganza.»

Nessuno fece in tempo a chiedergli cosa intendesse, perché Valen attaccò per l’ennesima volta. Si allungò in un affondo e Nexar non diede segno di volersi spostare. Nephyl vide gli occhi del Jedi accendersi di vittoria, un sorriso apparire sulle sue labbra, poi, veloce come un fulmine, il Sith ruotò su sé stesso, cambiò la presa sull’elsa della sua spada laser e la conficcò nella schiena del suo nemico, all’altezza del cuore. Il sorriso sulle labbra di Valen congelò e i suoi occhi divennero grandi dallo stupore.

«Valen!» 




Eriaar chiuse gli occhi: stava andando così bene, ma, come al solito, aveva lasciato che l’arroganza lo consumasse e non aveva notato che il suo avversario, lentamente ma con certezza, aveva cominciato a studiare il suo stile di combattimento, migliorando così la difesa. Per ucciderlo, aveva usato esattamente la stessa tecnica, che Valen aveva sfruttato all’inizio del loro combattimento. Se fosse rimasto concentrato, si sarebbe accorto di quei piccoli mutamenti nella Forza, che aveva cercato in ogni modo di avvisare il Jedi. Con l’avanzare dell’età, Valen non solo si era indebolito fisicamente, ma anche la sua connessione con la Forza si era fatta più flebile.

È ora di passare al piano B.

Afferrò Thal prima che potesse correre verso Valen e impregnò le sue parole di potere. «Dormi.»

Il Jedi crollò all’istante, le sue barriere mentali distrutte dal potere della sua abilità di Vincolo Psichico. Avrebbe potuto lasciarlo sveglio e poi modificare i suoi ricordi, ma doveva ammettere che, per quanto riguardava giocare con la memoria ed i sentimenti, Kai era decisamente migliore di lui. Lanciò uno sguardo alle due Padawan alle sue spalle e si collegò alle loro menti.

State con Thal, ci penso io a portarci fuori di qui.

«Allora, che facciamo?» La voce di Nexar, più simile al ringhio di una bestia feroce, gli stava davvero dando su i nervi. «Eriaar, unisciti a noi, salva la tua vita.»

Fece un passo verso il centro della sala e cominciò ad accumulare potere. «Hai sbagliato a fare un patto con Valen, dovevi accettare il mio.» Un vento freddo cominciò a turbinare intorno a lui, che si staccò lentamente da terra, i suoi occhi si accesero del potere delle Sorelle della Notte, pronti ad esplodere al suo comando. «Non ti permetterò di far del male alla mia Padawan ed è mio dovere, come Jedi, vendicare la morte del Gran Maestro.» Il suo volto venne distorto da un ghigno feroce, peggiore di quello di Nexar, che, invece, si era congelato, vedendo Eriaar dare sfogo al suo vero potere. «È il mio turno, Lord Nexar.»

Unì le punte delle dita delle mani a formare una piramide e diede massima potenza alla sua abilità di Illusione Oscura: le ombre di ogni Sith cominciarono a tremare, per poi esplodere e ricreare un’esatta copia dei loro proprietari, a distinguerli solo un inquietante ghigno feroce, che distorceva il viso dei cloni. Furono questi ultimi i primi ad accendere le loro spade laser e ad attaccare i Sith. Scoppiò il caos all’istante: chi non fu abbastanza veloce a difendersi, venne trafitto dalla spada della propria copia, che poi si metteva a fare un inquietante danza sul cadavere, liberando una risata acuta e stridula, inumana; coloro che invece riuscirono a bloccare il primo attacco, iniziarono uno scontro disperato con i propri cloni, ma molti caddero velocemente. Eriaar si allenava spesso con il proprio clone, perché sapeva benissimo di essere il primo nemico di sé stesso.

Tornò a terra, accese la sua spada laser, si lanciò in mezzo alla mischia, schivando colpi di spade laser da ogni parte e bloccò un Sith, già in ginocchio, con la Forza e usò la sua schiena come rampa, saltando dritto addosso a Nexar, che sollevò la spada appena in tempo.

I due cominciarono a girarsi intorno, come due predatori in combattimento per il territorio. «Che onore, Maestro Eriaar, potrò uccidere due Jedi in un giorno solo!»

Eriaar si mise in posizione di guardia. «L’onore sarà solo mio, Lord Nexar.»

Lo scontro fra i due cominciò e fu immediatamente intenso. Eriaar non diede modo a Nexar di studiare il suo stile di combattimento, continuando a cambiare da uno stile all’altro ad ogni colpo. Valen era arrogante, Eriaar era intelligente. Nexar era chiaramente stanco dal combattimento contro il Gran Maestro, ma stava usando bene la Forza per aumentare la sua resistenza. Era un guerriero temibile, ma anche un pericoloso manipolatore della Forza. Sottovalutarlo avrebbe solamente portato a morte certa, esattamente com’era successo per Valen.

Lo allontanò con la Forza e, finalmente, riuscì a concentrarsi sulle due Padawan: bene, stavano facendo ciò che aveva ordinato loro. In più, i suoni di battaglia intorno a loro erano drasticamente diminuiti: le sue illusioni avevano fatto il loro dovere e avevano ucciso i loro possessori. Solo due Sith stavano ancora resistendo, ma erano feriti gravemente e presto o tardi sarebbero caduti anche loro sotto i colpi delle loro copie. Nexar si accorse a sua volta della situazione drastica e un basso ringhio riverberò nella sua cassa toracica.

Lo sguardo che gli lanciò fu di odio puro. «Maledetto Jedi insolente…»

«Decidetevi, Lord Nexar.» Lo prese in giro Eriaar. «Sono maledetto o insolente?»

La furia gli accese gli occhi e il Sith lo attaccò nuovamente con molta più intensità. Eriaar rimase in difesa, senza mai contrattaccare. Alla fine, Nexar spezzò la sua difesa, la sua risata sguaiata invase la sala ed Eriaar vide la sua spada laser trapassargli il cranio…

«Non è possibile…»

La sua voce era ora poco più forte di un sussurro, non stava più ridendo, mentre Eriaar piegò il capo da un lato, la sua figura diventava sempre più eterea. «A quanto pare, l’arroganza non scorre solo nelle vene dei Jedi.»

Il vero Eriaar osservò l’immenso castello da fuori, le due Padawan al suo fianco e l’addormentato Thal sulla sua schiena: c’era cascato in pieno. L’abilità di Proiezione Spiritica si era rivelata piuttosto utile e grazie ai suoi poteri di mimetizzazione Nexar non si era accorto di star combattendo contro un fantasma. Il terreno sotto i loro piedi iniziò a tremare e i tre voltarono lo sguardo sull’orda di Sith in movimento verso il Castello: Nexar aveva richiamato tutte le truppe… Bene.

Povero Nexar… Fra poco avrà un’altra brutta sorpresa…

Eriaar chiuse nuovamente gli occhi e si concentrò, raccogliendo altro potere. Non era un’abilità in cui era particolarmente abile, ma visto che si trattava di un centinaio di corpi, in teoria sarebbe dovuto riuscire a gestire bene il flusso di energia. La Necromanzia era vietata dall’Ordine Jedi, ma, in quel momento, era circondato da Sith e da due Padawan con sangue di strega, fra gli unici che avrebbero potuto avere qualcosa da ridire uno era svenuto dietro di lui e l'altro era morto. Non gli serviva studiare per sapere l’esatta formula da pronunciare e i corretti movimenti delle mani per attivare l’abilità di Necromanzia, era letteralmente iscritta nel suo genoma.


Zhal’kesh nar’shiva

Silissar vek’thorn

Ves’thar nal’drak

Shaal’vri oth’nas venar

(Dall’oscurità infinita della notte 

Risorgete miei soldati 

Per mio potere e ordine

che nuova vita scorra nelle vostre vene)


Il suo corpo era stato sollevato da terra, mentre le parole antiche, pregne del potere delle streghe di Dathomir, riverberavano nell’aria intorno a lui, facendo scorrere l’energia di particella in particella. Quando la formula fu conclusa, Eriaar lanciò un grido e colpì il terreno con la mano aperta a palmo, infondendo tutto il suo potere nella terra stessa. Seguì il flusso di energia fino alla sala del trono, dove Nexar era stato raggiunto dalle sue truppe. Era infuriato e lo stava maledicendo in ogni lingua conosciuta nella Galassia. Si era già risistemato sul suo trono, pensando di aver scampato il pericolo. I suoi Sith avevano già ammucchiato i cadaveri dei loro compagni in un angolo… All’improvviso, la collina iniziò a tremare, sotto i movimenti di centinaia di migliaia di muscoli, che, lentamente, stavano tornando in vita. I Sith, troppo concentrati sul loro Oscuro Signore, non si accorsero immediatamente del pericolo alle loro spalle. Fu solo quando delle mani scheletriche distrussero il pavimento e afferrarono le caviglie dei Sith, che finalmente Nexar notò la schiera di soldati redivivi.

«Necromanzia?!»

Forse aveva usato troppo potere, non aveva intenzione di risvegliare anche i morti del pianeta Nerathos, non erano guerrieri, dopotutto. Eppure, fecero il loro dovere, tenendo bloccati i piedi dei Sith, mentre i soldati zombie abbassavano le loro spade laser su quelli che, fino a qualche momento prima, erano stati i loro compagni.

«Che tu sia maledetto, ERIAAR!»

Il ruggito di Nexar lo fece sorridere. Allontanò le mani dalla terra e si riprese Thal sulle spalle, poi si allontanarono dal Castello. I soldati riportati in vita dall’abilità di Necromanzia non potevano essere uccisi nuovamente, l’unico modo per fermarli era tagliare l’afflusso di potere a monte… Ovvero uccidere Eriaar, ma non sarebbero riusciti a trovarlo, non in quelle condizioni, comunque. 




Nephyl osservò l’unica nave Sith sollevarsi da terra e lasciare velocemente l’atmosfera del pianeta. Da quel che aveva detto Eriaar, l’unico a sopravvivere a quella carneficina era stato Nexar, che, comunque, non ne era uscito indenne. Le parve di percepire l’intero pianeta prendere un enorme sospiro di sollievo. Era tutto finito, nessuno avrebbe più fatto del male a quelle persone. La missione Jedi, che inizialmente era parsa senza speranze, era stata portata a termine in modo efficace e senza perdite di vite civili.

Il Maestro Thal si risvegliò quando la situazione era ormai tornata sotto controllo. «Cos’è successo?»

Nephyl gli porse una borraccia d’acqua. «Il Gran Maestro Valen è morto, ma il Maestro Eriaar è riuscito a riprendere il controllo del pianeta e a scacciare Nexar.»

Il Jedi scosse lentamente il capo, massaggiandosi la fronte. «Immagino che non abbia combattuto direttamente contro l’intera armata Sith.»

Rifletté bene sulle parole da usare. «No, Maestro, abbiamo fatto come voleva il Gran Maestro Valen e abbiamo evitato i confronti. Siamo scappati. Probabilmente, Nexar ha intuito che non c’era ragione per continuare a stare su questo pianeta.»

«Diciamo che crederò a questa versione.» Mormorò Thal, alzandosi, aiutato da Nephyl. «Ma solo per quieto vivere.»

Thal si fece accompagnare dal Maestro Eriaar, che era ancora ad udienza con i senatori al comando del pianeta. La sala del trono era già stata fatta tornare ai suoi antichi splendori, come anche il castello; le trappole letali erano state disattivate e rimosse; i Sith se n’erano andati e il vecchio governo era tornato al potere. Tutto era andato per il meglio. La Senatrice Kaelis Morra accolse Thal e Nephyl con gentilezza e felicità. Era stata lei ad inviare il messaggio di soccorso. Era stata coraggiosa, visto le sue condizioni: avrebbe partorito di lì a poco tempo. Si era già fatta controllare e il bambino, nonostante la paura e lo stress, stava bene, anche se un po’ stretto. Eriaar salutò il Maestro Thal e poggiò una mano sul capo di Nephyl, sorridendole. Robin corse da lei e le due si abbracciarono: se l’erano vista brutta, ma ne erano uscite vive e sicuramente più forti di prima.

La Senatrice Kaelis si risedette sulla sua sedia. «Non so come ringraziarvi… So che avete perso tanto in questa missione, ma avete la gratitudine mia e di tutte le brave persone che vivono su Nerathos.»

Eriaar chinò il capo. «Abbiamo fatto ciò che dovevamo. Sapevamo benissimo che era una missione pericolosa, ma era dovere dei Jedi aiutarvi.»

Thal concordò. «Speriamo che la nostra prossima visita possa avvenire in condizioni più felici.»

«Sarà così, Maestro Thal.» Assicurò la Senatrice con un sorriso gentile sulle labbra, prima di rivolgere il suo sguardo verso Robin e Nephyl. «Siete state molto coraggiose a seguire i vostri Maestri in questa missione. Dovete aver avuto molta paura.»

Fu Robin a rispondere. «La paura è un’emozione umana, Senatrice. È vero, noi siamo solo due Padawan, ma i nostri Maestri passano giornate intere ad insegnarci a tenere sotto controllo le emozioni e a sfruttarle a nostro vantaggio.»

Kaelis piegò il capo da un lato, osservando Robin attentamente. «Farai molta strada, giovane Padawan, ne sono certa.»

«Senatrice, ora dobbiamo andare.» S’intromise Eriaar, facendo un inchino. «Dobbiamo dare un degno addio al nostro Gran Maestro.»

«Ma certo, vi chiedo perdono, mi faccio sempre distrarre dai bambini.» Ridacchiò la donna, alzandosi. «Vi accompagnerei alla nave, ma immagino abbiate un po’ di strada da fare. Vi auguro un buon rientro e che la Forza sia con voi.»

«E con voi, Senatrice.»

Risposero i Jedi, facendo un inchino. 




Coruscant - 22 anni alla battaglia


Nephyl e Robin si ritrovarono nuovamente fuori dalle porte chiuse della sala del consiglio. Avevano dato un degno funerale al Gran Maestro Valen, ma ora c’era da decidere chi lo avrebbe sostituito e, soprattutto, scegliere un dodicesimo membro. Le due ragazzine erano troppo stanche per parlare o anche solo per giocare. Nei giorni appena passati, non avevano avuto un secondo di tempo per riprendere fiato. Erano entrambe state interrogate, visto che Thal era rimasto svenuto a lungo. Nephyl credeva che tutta quella preoccupazione per le azioni di Eriaar fosse assurda. Avevano vinto, no? Avevano sconfitto i Sith e li avevano rispediti sul loro pianeta. La Senatrice Kaelis Morra era grata dell’intervento tempestivo ed efficace dei Jedi. Quindi perché Eriaar era sotto processo?

Robin era uscita stravolta dal suo interrogatorio, il che aveva fatto infuriare il suo Maestro, che poi era rimasto chiuso nella sala del consiglio per una giornata intera, a litigare con il Consiglio Jedi. Il momento in cui ne era uscito, aveva il volto talmente scuro che Nephyl aveva temuto per l’intero Tempio. Era poi toccato a lei. Aveva risposto a tutte le domande con calma, mantenendo sempre le sue barriere mentali alte, vista anche la presenza nel consiglio di Kai. Aveva percepito più di un attacco, ma lei aveva resistito, senza far notare nulla al resto dei Jedi.

Ora, entrambi i loro Maestri erano nuovamente stati chiamati nella sala del consiglio… Poteva capire Thal, ma Eriaar? Iniziava a temere per la sua vita. I Jedi avrebbero potuto chiudere un occhio sull’uso dell’abilità di Illusione Oscura, ma sulla Necromanzia? Non era solo l’Ordine Jedi a vietarla, ma anche l’Ordine Sith. Dopotutto, anche i Sith usavano la Forza e perfino loro non vedevano troppo di buon occhio chi piegava a tal punto le leggi della natura. Era certa che Robin non ne avesse fatto parola e nemmeno lei si era lasciata sfuggire nulla, ma… Le vie dei Jedi erano tante e inconoscibili. Quanto questo fosse una cosa positiva, non era esattamente sicuro.

Le porte finalmente si aprirono e l’intero Consiglio Jedi ne uscì. Eriaar incrociò immediatamente lo sguardo di Robin e le sorrise: sia lei che la sua amica tirarono un enorme sospiro di sollievo. Il Maestro Thal ordinò loro di seguirli. Non ci volle molto per capire che tutto il Tempio Jedi si stava raccogliendo nell’enorme sala d’ingresso. A Robin e Nephyl venne detto di raggiungere gli altri Padawan e che presto avrebbero annunciato sia il nuovo Gran Maestro Jedi, sia il nuovo membro del consiglio.

Le due obbedirono e si unirono agli altri Padawan. Non erano poi tanti, su per giù erano una cinquantina. Davanti a loro, già seduti, i piccoli Iniziati, che parlottavano a bassa voce fra loro ed erano all’incirca un centinaio. Il gruppo di Jedi più numeroso erano sicuramente i Cavalieri Jedi, poi, in numero inferiore c’erano i Maestri Jedi, fra cui, dodici di loro, andavano a formare il Consiglio Jedi, capitanato dal Gran Maestro Jedi. Sapeva che Robin ambiva a diventare una Maestra Jedi, Nephyl si sentiva più tranquilla a rimanere fra le fila dei Cavalieri Jedi… Non era certa di essere portata per l’addestramento. Non sarebbe mai riuscita a mantenere il sangue freddo, come aveva visto fare ad Eriaar.

L’enorme sala d’ingresso del Tempio fu presto gremita di Jedi. I più grandi e già addestrati erano posizionati in perfette file militari, i Padawan tentavano di imitarli il più possibile, mentre gli Iniziati erano seduti a terra, come normali bambini. Lo sguardo di tutti fu attirato sui dodici Jedi che si avvicinarono alla balconata.

La Maestra Elera si fece avanti e batté le mani, per attirare l’attenzione su di lei. «Grazie per essere tutti qui. Come tutti saprete, abbiamo detto addio al nostro Gran Maestro e il Consiglio si è ritrovato all’improvviso senza una guida e sotto di un membro.» Un sorriso nacque sulle sue labbra. «Ma niente panico. Questi sono tempi difficile per il nostro Ordine. Una profezia incombe e la minaccia rappresentata dai Sith diventa ogni giorno più pericolosa. Per questo, siamo certi che la scelta migliore sia dare il comando dell’Ordine a chi, fra noi, conosce il lato oscuro meglio di chiunque altro. Lascio la parola al Gran Maestro Thal Marun.»

Che scherziamo? Sono la Padawan del Gran Maestro?

Dire che Nephyl era confusa era un eufemismo. Sì, certo, era vero che nessuno conosceva il lato oscuro come Thal, ma ciò non significava che fosse minimamente adatto per fare da guida all’intero Ordine Jedi. Un brivido le risalì la spina dorsale: aveva un brutto presentimento. La minaccia Sith, di cui aveva parlato la Maestra Elera, non era nulla in confronto alle catastrofiche conseguenze di una leadership incapace e comandata dalla paura.

Non ci poteva fare nulla… La decisione era stata presa e Thal pronunciò le sue prime parole come Gran Maestro Jedi. «Sono onorato di questa nomina e vi prometto che lavorerò duramente per scovare ed eliminare anche la più eterea ombra di Sith dalla nostra Galassia.»

Ecco… Appunto!

Fortunatamente, non erano tutte brutte notizie. «Ma da questa missione nessuno di noi sarebbe tornato vivo, se non fosse stato per le azioni coraggiose del Maestro Eriaar Shehol. Sono fermamente convinto che il Maestro Eriaar non solo sia un manipolatore della Forza incredibilmente potente, ma che sia anche il miglior guerriero dell’Ordine. Si è distinto in battaglia, difendendo il pianeta Nerathos dal giogo dell’Oscuro Signore dei Sith, Darth Nexar. Per questi motivi, e molti altri, abbiamo deciso di farlo sedere nel Consiglio Jedi.»

Lei e Robin si guardarono all’istante, entrambe incredule: e loro che erano preoccupate che lo ammazzassero! Invece, semplicemente lo volevano far entrare nel Consiglio! I Cavalieri Jedi alle loro spalle annuirono il loro consenso. Nonostante fosse molto più giovane di molti altri Jedi, si era sempre dimostrato abile e aveva superato tutte le sfide, che avevano tentato di bloccargli la strada. Era diventato Maestro Jedi all’età di diciassette anni e ora, a vent’anni, era il più giovane Jedi a sedere nel Consiglio Jedi.

Eriaar si fece avanti, ringraziando con un cenno del capo Thal. «So di essere giovane. Sono anche sicuro che molti altri miei fratelli e sorelle sarebbero stati ugualmente adatti a ricoprire questa carica, ma farò del mio meglio per dimostrare di essere all’altezza di questo onore. Difenderò l’Ordine Jedi e tutti gli ideali per cui combattiamo con tutte le mie forze e fino al mio ultimo respiro.»

Eriaar non permetterà mai che diventi una caccia alle streghe… Sì, lui ci proteggerà, anche a costo di inimicarsi il resto del Consiglio, ne sono certa!


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