Capitolo 2
L’abisso del tradimento
CORUSCANT - 25 ANNI ALLA BATTAGLIA
Una profezia… Molto interessante…
La Sorella della Notte sorrise e si allontanò dal Tempio Jedi, tanto aveva già una talpa lì dentro. La sua più giovane pupilla si era offerta volontaria per farsi passare per una Padawan. Madre Talzin aveva percepito qualcosa nella Forza, un mutamento e un pericolo in agguato per tutti coloro che controllavano la Forza, ma non erano Jedi. Preoccupata, aveva mandato la sua migliore strega a controllare. Per questo Neris si trovava in territorio nemico, spiando dei Jedi inconsapevoli durante la loro adunata generale, grazie ai suoi poteri. Nel frattempo, però, aveva deciso di non restarsene con le mani in mano e aveva chiesto alle sue Iniziande, se una di loro avesse voluto introdursi nel Tempio Jedi come Padawan e la sua migliore pupilla si era fatta avanti. Era una bambina davvero adorabile, con i suoi lunghi capelli rossi, gli occhi grigi brillanti di un’intelligenza veloce e acuta e una particolare affinità con la Forza.
Mi affido a te, Robin!
Lanciò un ultimo sguardo al Tempio Jedi, prima di dargli le spalle e tornare verso la sua nave. Ad attenderla c’era il suo amato compagno, Darth Zarrus. Gli aveva detto di tenersi pronto a partire. Il principale Tempio Jedi si trovava su Coruscant, cuore pulsante della Repubblica Galattica. Lei e Zarrus si erano dovuti trovare degli abiti civili. Una Strega della Notte e un Sith avrebbero attirato troppo l’attenzione e quel pianeta pullulava di Jedi. Si sarebbe rivelata una missione impossibile avvicinarsi al Tempio Jedi, mantenendosi nei suoi abiti da strega. Fortunatamente, i controlli non erano ancora così severi e la loro nave era stata fatta passare senza problemi. Erano atterrati ad una distanza sicura dal Tempio Jedi, cosa che le aveva permesso di passeggiare fra la popolazione locale ed iniziare a raccogliere informazioni. Il mercato, a quell’ora, era già gremito di Padawan di età diverse, in cerca di provviste e tomi interessanti per lo studio, e, chiaramente, la novità più recente era proprio l’adunata generale a cui erano stati richiamati tutti i Maestri Jedi, perfino quelli in missione.
Certo, nessuno di loro sapeva il motivo dietro quell’adunanza, ma Neris era lì per questo. Ora che l’aveva scoperto, poteva tranquillamente tornarsene sul suo pianeta e fare rapporto a Madre Talzin, riferendole anche della talpa che aveva infiltrato fra i Jedi. Si fermò a comprare qualche dolcetto per le sue Iniziande, poi si affrettò alla sua nave.
Darth Zarrus doveva averla percepita, perché i motori della nave erano già accesi. Neris salì sulla nave e chiuse il portellone, raggiungendo Zarrus in cabina di pilotaggio. La loro nave era appartenuta ad un giovane Padawan Jedi, che aveva smarrito la strada decenni di anni prima. Si sedette al suo posto e aiutò Zarrus a concludere la procedura di accensione.
«Tutto apposto?»
Neris schioccò la lingua, leggermente irritata. «Con chi credi di avere a che fare? Certo che è tutto apposto. A quanto pare, i nostri amici Jedi hanno ricevuto una profezia molto interessante.»
Zarrus parve stupito. «Una profezia? Saranno passati millenni dall’ultima profezia della Forza!»
Su questo non aveva tutti i torti: da quel che ne sapeva lei, l’ultimo ad aver ricevuto una profezia era stato il Jedi primordiale. Sapeva anche che, secondo la leggenda, il Jedi aveva tentato in tutti i modi di cambiare il futuro, andando contro il destino scritto dalla Forza, causando una serie di catastrofi, una peggio dell’altra. A quel punto, la Forza aveva scelto con molta più cura le creature abili nel prevedere il corso della storia. Se ricordava bene, qualche anno prima c’era stato un bambino, fra le fila delle Sorelle della Notte, convinto di riuscire a vedere il futuro più prossimo. Chissà che fine aveva fatto. Un giorno se n’era semplicemente andato e le Sorelle della Notte non se n’erano più preoccupate. Era blasfemia che un uomo fosse nato sensibile alla Forza. Lei stessa si era dovuta allontanare da Dathomir per via di Zarrus. Gli uomini sensibili alla Forza non erano i benvenuti sul pianeta d’origine delle Sorelle della Notte.
Tirarono un sospiro di sollievo, non appena lasciarono l’atmosfera di Coruscant. Ora che i Jedi avevano deciso di dare la caccia alle creature, che loro chiamavano Sith, lei e le sue Sorelle dovevano stare molto più attente. Sicuramente, uno dei primi obiettivi di quella setta sarebbe stato Dathomir. Doveva avvisare Madre Talzin alla svelta.
La storia si sta ripetendo… I Jedi tenteranno di cambiare il corso della storia. Se non facciamo qualcosa, le conseguenze saranno devastanti per l’intera Galassia.
Sbuffò, pensando a come i Jedi si identificassero come difensori della Galassia, quando le loro azioni erano spesso dettate da un profondo egoismo, mascherato da bene superiore. Avrebbero costretto le Sorelle della Notte e i loro Fratelli a nascondersi nuovamente nell’ombra. Non solo loro! Chiunque sfruttasse la Forza, ma non volesse avere nulla a che fare con i Jedi, sarebbe stato cacciato ed imprigionato, se non ucciso. Non c’era modo di evitarlo. I Jedi non tornavano indietro sulle loro decisioni. Era stata una buona idea infiltrare una delle sue Iniziande all’interno del loro Tempio.
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DATHOMIR - 25 ANNI ALLA BATTAGLIA
Atterrarono morbidamente sul suolo di Dathomir. Zarrus era un ottimo pilota, ma alle volte faticava a percepire il sussurro della Forza. Era sempre stato così, anche quando lo aveva conosciuto, che era un giovane Padawan, in missione con la sua Maestra, nonché madre. Era successo decenni prima, su Dathomir. Il loro incontro era stato scritto nella Forza, ne era convinta.
«Non spegnere del tutto i motori.» Disse a Zarrus. «Ci metto poco. Faccio rapporto a Madre Talzin e ce ne andiamo.» Gli puntò un dito contro. «Non farti vedere!»
Zarrus alzò gli occhi al cielo. «Non sono così pazzo da entrare nella vostra fortezza di psicopatiche.»
La sua testa volò dritta contro il piano di comando. «Non insultarci, Zarrus. Ricorda, come ti ho salvato, faccio in fretta ad ucciderti. Le Sorelle della Notte sono leali solo alle altre Sorelle.»
Gli voltò le spalle e lasciò la nave. Il desolato scenario di Dathomir l’accolse nella sua freddezza. Le sue vesti rosse si mimetizzavano perfettamente con il terreno sotto i suoi piedi. Erano atterrati anche in questo caso ad una distanza di sicurezza. Darth Zarrus non era il benvenuto su quel pianeta. Lei poteva andare e venire quando voleva, ma per il suo compagno era tutt’altra storia. Le Sorelle della Notte non avrebbero mai accettato un uomo sensibile alla Forza fra le loro fila.
Raggiunse la fortezza delle Sorelle della Notte e tirò un sospiro di sollievo: era bello tornare a casa. Lei e Zarrus, dopotutto, si erano conosciuti proprio su Dathomir, una decina di anni prima.
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Dathomir -33 anni alla battaglia
La nave Jedi atterrò sul suolo rosso di Dathomir. Era la prima missione di esplorazione per il giovane Padawan Herran Lonestar ed era anche una specie di esame per lui. Al suo fianco, c’erano le Maestre Nima Tol’var e Kyrelia Sundara, sua madre. Non si prospettava una missione semplice: quel pianeta era abitato da una setta, il Clan delle Sorelle della Notte. Streghe estremamente potenti e dedite all’uso di magia oscura, abili nell’uso del lato oscuro della Forza, non amavano quelli come lui… Ovvero, uomini sensibili alla Forza. Secondo il loro culto, solamente le donne erano degne di tale potere e onore.
Herran guardò sua madre. «Maestra, sei sicura che la mia presenza qui sia una buona idea?»
Kyrelia gli rivolse un sorriso rassicurante. «Non ti preoccupare, giovane Padawan, la Forza è con noi. Inoltre, si tratta di una semplice missione esplorativa. Non ci avvicineremo alla fortezza delle Sorelle della Notte, ma…»
Lo incoraggiò ad andare avanti con un cenno del capo. «Ma, invece, ci concentreremo sulle rovine di un’antica fortezza, dove, secondo una leggenda tramandata dai Jedi, si trova un’antica reliquia delle Sorelle della Notte.»
Nima confermò con un cenno del capo. «Molto bene, Herran.»
Un’altra domanda sorse spontanea. «Se ricordo bene, però, la leggenda dice chiaramente che la reliquia potenzia unicamente i poteri di una Sorella della Notte o di un’altra strega… Cosa se ne possono fare i Jedi?»
Sua madre si agganciò la spada laser al fianco, poi controllò l’olomappa. «Secondo te, cosa ce ne possiamo fare noi Jedi?»
Herran rimase in silenzio per qualche minuto, cercando di trovare la risposta più adatta a quella domanda. Se quella reliquia si trovava effettivamente nelle rovine di quell’antica fortezza, c’era da aspettarsi che le Sorelle della Notte se ne fossero dimenticate o non la ritenessero così utile e potente, come la leggenda narrava. I Jedi difficilmente accettavano Sorelle della Notte fra i loro ranghi, come anche altre streghe. Non si fidavano molto… C’erano alcuni Jedi che li definivano Sith, nonostante non facessero parte dell’Ordine Sith. Semplicemente, non facendo parte dell’Ordine dei Jedi, di riflesso erano Sith. Quindi, era improbabile che i Jedi volessero la reliquia per poterla poi dare ad un Padawan proveniente da Dathomir o da qualsiasi altro pianeta, dove veniva praticata qualsiasi tipo di stregoneria.
L’unica altra ragione, che avrebbe potuto spingere i Jedi a ricercare quella reliquia, era di tenere alla larga un oggetto talmente potente dalle mani sbagliate… Ovvero, quelle di qualsiasi altra creatura che non fosse Jedi. Temeva che la risposta corretta fosse questa. Non gli sembrava un’azione così corretta, soprattutto perché quella reliquia non apparteneva all’Ordine Jedi. Gli pareva piuttosto un’azione preventiva e codarda.
Non osò quindi pronunciare quella teoria e semplicemente lasciò cadere l’argomento. I tre Jedi si misero in marcia, seguendo la guida sicura della Maestra Nima. Non esisteva alcun pianeta troppo infido per quella Jedi. Sarebbe riuscita a sopravvivere in qualsiasi condizione. Un modo lo trovava sempre. Per questo, nonostante la giovane età, sedeva già nel Consiglio Jedi.
La strada era desolata tanto quanto lo scenario intorno a loro. Si stavano chiaramente allontanando sempre di più dalla civiltà. Nima si bloccò per qualche secondo di fronte ad una parete rocciosa. Senza nemmeno voltarsi verso di loro, li avvisò che avrebbero dovuto scalare, per arrivare al loro obiettivo. Herran tirò giù dalle spalle lo zaino e offrì alle sue due Maestre l’attrezzatura d’arrampicata, che Nima si portava sempre dietro, proprio per occasioni come quelle. I tre Jedi s’imbragarono e cominciarono la scalata. La roccia era lontana dall’essere stabile e spesso l’appoggio di piedi e mani cedeva all’improvviso.
Più sotto il peso di Herran, che delle due Maestre. «Padawan, concentrati! Ascolta ciò che ti dice la Forza.»
Herran, dopo l’ennesimo appoggio sgretolato, si costrinse a fermarsi e a riprendere fiato. Non amava scalare… Prese dei lunghi respiri profondi, calmando il suo cuore burrascoso e concentrandosi, come gli era stato detto da sua madre, sul sussurro della Forza. Lentamente, questo si fece sempre più forte e presto si ritrovò a scalare senza più alcuna difficoltà. Sapeva esattamente a quali appigli aggrapparsi e quali lasciare perdere. A volte Herran faticava con la meditazione e il suo legame con la Forza era irregolare. Sua madre, Kyrelia, al contrario suo, era particolarmente sensibile alla Forza. Scherzava sempre sull’instabilità del figlio, dando la colpa a suo padre, un trafficante di merci poco ortodosso. Come fossero finiti insieme era ancora un mistero.
«Herran, afferra la mia mano.»
Nima lo aiutò a raggiungere la vetta ed Herran non riuscì a bloccare un’esclamazione incredula: a qualche chilometro di distanza da loro, si ergeva quella che sembrava in tutto e per tutto una fortezza abbandonata, con vette alte e aguzze che tentavano di raggiungere il cielo. Era di un colore leggermente più scuro del resto dello scenario e rendeva l’intera struttura ancora più inquietante.
Dovette correre per raggiungere Nima e Kyrelia, che nel frattempo si erano già incamminate verso l’enorme struttura. Più si avvicinavano e più si accorgeva di quanto imponente fosse. Per tutta la scalata, un vento terribile aveva minacciato di gettarli giù per il dirupo ad ogni passo, ma, in quel momento, l’aria era talmente piatta da mettergli i brividi.
Percepisco qualcosa… C’è un’interferenza nella Forza.
Non fece in tempo ad aprire bocca, comunque, perché Nima, tutta contenta, si mise a correre verso l’ingresso della fortezza. Herran guardò sua madre e la trovò concentrata nel studiare i dintorni: doveva aver percepito anche lei qualcosa.
«Maestra Nima.» Richiamò l’altra Jedi, prima che potesse mettere piede in una trappola. «Dovremmo procedere con cautela. Percepisco una forte interferenza nella Forza. C’è qualcosa che non va.»
«Potrebbe essere la reliquia.» Spiegò per niente spaventata Nima. «Se è potente come indica la leggenda, è sicuro che possa causare delle fluttuazioni nella Forza.»
Herran, timidamente, si fece avanti. «Sembra più qualcosa di… Umano.»
Nima inarcò un sopracciglio. «E chi ci dovrebbe vivere in questa fortezza? È abbandonata da secoli.»
Guardò Kyrelia, che lo incitò a proseguire con un sorriso. «Beh, potrebbe essere una Sorella della Notte. Chissà, magari anche lei ha sentito parlare di questa reliquia ed è venuta a controllare.»
Nima fece per rispondergli, ma Kyrelia fu più veloce. «Ciò che intende dire il mio Padawan, è che, forse, dovremmo procedere con più cautela.»
La Jedi sbuffò, ma alzò le mani al cielo, capitolando. Si fece da parte, lasciando entrare per prima Kyrelia. Herran la seguì subito dopo, mentre Nima chiudeva la fila. Chiaramente, gli interni erano tutt’altro che illuminati. Per schiarirsi la via, i tre Jedi attivarono le loro spade laser. L’interferenza nella Forza cominciò a farsi sempre più forte, man mano che i Jedi si avvicinavano alla sala centrale, dove, secondo la leggenda, due guardiani proteggevano la reliquia. La parola guardiani lo preoccupava, ma era certo che non si trattasse della presenza umana, che aveva percepito fin dal primo istante.
Ad un certo punto, un’altra interferenza nella Forza si fece sentire e questa volta era un oggetto: la reliquia esisteva davvero e si stavano avvicinando. Non era l'unico ad averlo percepito. Anche Nima e Kyrelia affrettarono il loro passo. Il corridoio, che stavano percorrendo, divenne via via più angusto, come se la struttura stessa tentasse di dissuadere i curiosi a proseguire. Nonostante ciò, i Jedi continuarono per la loro strada, arrivando perfino a gattonare, il soffitto che sfiorava loro la schiena. L’aria si fece sempre più pesante, ma proprio nel momento in cui stava per arrendersi e chiedere di tornare indietro, sbucarono fuori dal tunnel. La sala, che si aprì di fronte a loro, aveva un qualcosa di magico. I raggi verdastri della luna di Dathomir illuminavano a malapena l’enorme stanza di fronte a loro. Ciò che catturò la loro attenzione, però, fu un puntino luminoso, al collo di uno scheletro, seduto su un enorme trono rosso. Al fianco della macabra mummia, due enormi soldati di pietra facevano la guardia.
Devono essere i guardiani della leggenda.
I loro passi echeggiavano nel silenzio di quell’enorme sala, portando i Jedi sempre più vicini alla reliquia delle Sorelle della Notte. La Maestra Nima cominciò letteralmente a saltellare verso il trono. Kyrelia, invece, al contrario, rallentò e Herran con lei. Avevano entrambi percepito qualcosa di molto più vicino e pericoloso dei due guardiani.
Nima era ad un centinaio di metri di distanza, quando da dietro una statua uscì una ragazza, chiaramente una Sorella della Notte. «Non potete stare qui. Questo è un luogo sacro per noi.»
La Maestra si bloccò, colta alla sprovvista da quell’improvvisa apparizione. «Noi non intendiamo profanarlo.»
No, solo rubarvi la reliquia…
Fu abbastanza intelligente da non dirlo. «Avevamo compreso che questo posto fosse abbandonato, non di certo sacro.»
«Abbandonato e sacro non sono contrari.» Spiegò la ragazza. «L’uno non esclude l’altro.»
Kyrelia si fece avanti, raggiungendo Nima. «Hai ragione. Sei molto saggia per essere così giovane.» Poi, si poggiò una mano sul cuore. «Il mio nome è Kyrelia Sundara, sono una Maestra Jedi.»
Anche Nima si presentò con un sorriso. «Io sono la Maestra Nima Tol’var.»
Herran si schiarì la gola. «Io sono il Padawan di Kyrelia, mi chiamo Herran Lonestar.»
La ragazza socchiuse gli occhi. «Siete più di Jedi e Padawan… Tu sei suo figlio. I Jedi lo permettono?»
Herran guardò sua madre, che non si scompose. «Possiamo sapere con chi stiamo parlando? Noi ci siamo presentati, dopotutto.»
«Una presentazione non vi è dovuta.» Rispose la ragazza. «Nulla vi è dovuto, soprattutto non qui su Dathomir.»
Il sorriso di Kyrelia cambiò drasticamente. Ad occhio esterno, poteva sembrare cordiale e gentile, ma Herran la conosceva fin troppo bene: si stava alterando e lei non era esattamente quello che tutti avrebbero considerato come un Jedi bianco. Sua madre avvicinò la mano alla spada laser e Herran andò in panico: quella era una missione esplorativa, un combattimento con una Sorella della Notte non era previsto e nemmeno saggio. Le Sorelle della Notte avevano poteri molto particolari, la loro comprensione del lato oscuro della Forza le rendeva avversarie particolarmente pericolose. Se la ragazzina avesse avvisato le altre sue Sorelle, per loro sarebbe stata la fine.
Doveva evitare uno scontro a qualsiasi costo. «L-la reliquia!» Sbraitò, beccandosi le occhiatacce delle due Maestre e distogliendo lo sguardo della Sorella della Notte da sua madre. «Questa fortezza è stata costruita per difendere quella reliquia, giusto?»
La ragazza inarcò un sopracciglio, poi si voltò e aprì il pugno: il piccolo cristallo si staccò dal petto dello scheletro e le volò in mano. «L’Idolo della Notte… È la più antica e potente reliquia del Clan delle Sorelle della Notte.» Si voltò verso i Jedi. «Cercavate questa?»
Herran annuì, lentamente. «Dovevamo accertarci della sua esistenza.»
«Ve ne siete accertati, ora potete anche andarvene.» Aprì il palmo e la reliquia tornò lentamente al suo posto. «Non fatevi venire strane idee: solo una Sorella della Notte può estrarre la reliquia, senza destare i due guardiani. Se si svegliassero, nemmeno la Forza vi salverebbe. E ora…» Il battito di ciglia dopo se la ritrovò di fronte, a pochi centimetri dal viso. «Sparite!»
L’istante in cui Nima e Kyrelia accesero le loro spade laser, il viso della ragazza venne distorto da un ghigno terribile. Le due Maestre Jedi la attaccarono, ma lei bloccò le spade con la Forza, sollevandosi in aria di qualche metro, prima di schiantarsi a terra, liberando un grido e un’esplosione di Forza, che scaraventò tutti e tre a decine di metri di distanza. Herran si ritirò in piedi e accese anche la sua spada laser, lanciandosi su di lei. Nima e Kyrelia fecero altrettanto. La ragazza lasciò avvicinare il trio, i suoi occhi si accesero di un inquietante luce rossa, poi, quando i Jedi abbassarono le spade su di lei, il suo corpo si mosse di conseguenza, evitando tutti i colpi.
Il suo legame con la Forza la rende vicina all’essere intoccabile…
Schivava i colpi dei tre Jedi con una facilità davvero esasperante. A volte, bloccava i colpi con la Forza, respingendo i suoi aggressori. Lentamente, la Sorella della Notte si stava avvicinando alle statue dei guardiani. Herran comprese troppo tardi le sue intenzioni. Non fece in tempo ad aprire bocca, che un nuovo ghigno le deformò il viso, colpì il terreno con una mano, lasciando che la terra, sotto i loro piedi, si spezzasse, costringendo i Jedi a ritirarsi leggermente. La Sorella della Notte si voltò verso i due guardiani, sollevò le mani e cominciò a cantare. La cantilena era bassa e vibrante.
Kyrelia comprese il pericolo all’istante. «Vuole svegliare i guardiani!»
Non l’avrebbero mai raggiunta in tempo. La Forza, che aveva intriso nel terreno, stava ancora modificando il pavimento: enormi crepe si spalancavano fra loro e la Sorella della Notte, senza parlare di enormi massi che si sollevavano, creando delle vere e proprie montagne. Non aveva mai visto un potere del genere. Forse, però, c’era un modo di usare le sue stesse armi. Non percepiva segni di lato oscuro, era semplicemente Forza… Nella sua purezza.
S’inginocchiò, poggiò le mani a terra e si concentrò, infondendo il terreno con la Forza. La sala cominciò a tremare sotto le sue mani. Sentì la voce di sua madre chiamarlo, ma quando riaprì gli occhi, da sotto le sue mani, un’enorme crepa spezzò la roccia, allungandosi verso la Sorella della Notte, che venne colta all’improvviso. Le due statue, che avevano iniziato a muoversi lentamente, si bloccarono nuovamente, mentre la ragazza si allontanava dal terremoto.
Era talmente concentrato su ciò che stava facendo, che non si accorse delle mani di sua madre, che gli afferrarono i polsi, sollevandogli i palmi da terra. La Forza, che fino a poco fa era stata indirizzata al terreno, esplose intorno a loro, lanciando i tre Jedi lontani l’uno dall’altro. Herran andò dritto contro una parete. Il contraccolpo gli tolse il fiato dai polmoni. Il terreno non tremava più, ma lui faticava a rimettersi in piedi. Doveva aver preso un bel colpo in testa. Poi, si accorse che era qualcosa di diverso. Gli sembrava quasi che i pensieri non fossero più i suoi. Si sentiva sempre più debole e la testa gli faceva davvero un gran male. Cadde in ginocchio, prendendosi il capo fra le mani, mentre centinaia di migliaia di pensieri gli invadevano la mente.
Percepì una presenza di fronte a lui e si costrinse ad aprire gli occhi: la Sorella della Notte era a due passi da lui, una mano sollevata all’altezza della sua testa e gli occhi rossi accesi di potere. Gli stava letteralmente leggendo nel pensiero! Il dolore era vicino all’essere insopportabile, tanto che fu costretto a chiudere gli occhi nuovamente. Sentì le voci delle due Maestre Jedi chiamarlo, i loro passi sempre più vicini, ma la Sorella della Notte non si voltò nemmeno. Lasciò che le due Jedi si avvicinassero abbastanza, poi mosse la mano di scatto e la Forza le scaraventò via nuovamente.
Doveva fare qualcosa! Aveva il presentimento che se non l’avesse fermata in tempo, sarebbe completamente impazzito. Riaprì gli occhi a fatica e si guardò intorno: aveva perso la spada, ma non poteva essere tanto distante. Gocce di sudore freddo gli colarono sugli occhi, annebbiandogli la vista. Scrutò con attenzione il terreno intorno a loro, finché, finalmente, la luce verde della luna venne riflessa da qualcosa di metallo. Si mosse lentamente, cercando di non attirare l’attenzione della Sorella della Notte sui suoi movimenti, aprì la mano e si aggrappò alla Forza. La spada roteò timidamente nella sua direzione, ma aveva bisogno di più energia per richiamarla a sé. Combattere contro il dolore e nello stesso tempo concentrarsi sulla Forza non era per niente facile. Già di per sé non era il miglior Padawan nel controllo della Forza, ma in quel momento faticava a sentirne il sussurro.
Ti prego… Ti prego… Ti prego…!
La Forza turbinò intorno a lui all’improvviso, rispondendo al bisogno del Jedi, e la spada laser gli volò fra le mani. L’attivò e la mulinò sopra la sua testa. La Sorella della Notte, colta alla sprovvista, ritirò appena in tempo la mano e si allontanò, mettendosi in posizione di difesa. Herran scosse il capo e si rialzò, roteando la spada laser e preparandosi allo scontro. Non capiva perché avesse voluto leggere nella mente proprio a lui, ma iniziava a capire perché i Jedi volessero appropriarsi della reliquia. Le Sorelle della Notte erano già abbastanza potenti così. La loro connessione con la Forza era di gran lunga migliore di quella di qualsiasi Jedi. Aver abbracciato entrambi i suoi lati conferiva loro poteri straordinari… Terribili, ma pur sempre straordinari.
«Neris.» Sussurrò all’improvviso la Sorella della Notte. «Mi chiamo Neris.»
Perché me lo sta dicendo?
Camminò lentamente verso di lui, che abbassò la spada laser di riflesso. «Sei un Jedi interessante, Herran Lonestar. Figlio di una Maestra Jedi e di un contrabbandiere, hai una forte connessione con la Forza, ma, a quanto pare, credi l’esatto contrario. Forse, essere un Jedi non è la tua strada. Potrei insegnarti tante cose, Herran.»
A quelle parole, sollevò la spada laser all’istante contro di lei. «Non mi unirò mai a te! Io sono un Jedi.»
Neris sorrise e, per niente spaventata dalla spada laser, si avvicinò ancora di più a lui, accarezzandogli una guancia dolcemente. «Tu dici così, ma la tua mente è confusa, incerta. La tua curiosità nei miei confronti, nei miei poteri, ti tradisce. Pensaci, Jedi.» Si voltò verso Nima e Kyrelia e sollevò tutti e tre in aria. «Ora, però, dovete andarvene.»
Quando colpì il terreno con la mano, i tre Jedi si ritrovarono all’improvviso scaraventati di fronte alla loro navicella. Herran era davvero incredulo: quella ragazza aveva dei poteri straordinari. Ma non aveva senso ciò che aveva detto sulla sua connessione con la Forza. Lui era forse uno dei peggiori utilizzatori della Forza. Ne sentiva il sussurro, ma rimaneva quello, non diventava mai nulla di più. Doveva meditare tre volte più degli altri per connettersi alla Forza. Doveva concentrarsi il doppio di tutti gli altri Padawan per usare la Forza in combattimento. Ciò che era accaduto contro la Sorella della Notte ne era un perfetto esempio! Non era riuscito a schermare la sua mente in tempo, permettendole di penetrare le sue barriere e vedere i suoi pensieri.
Una mano apparve nel suo raggio visivo e lui sollevò gli occhi, incrociando il volto sorridente e simpatico della Maestra Nima. «Ottimo lavoro lì dentro, Padawan.»
Kyrelia schioccò la lingua. «Non essere indulgente, Nima.»
«E tu non essere troppo severa, Maestra Kyrelia.» La riprese gentilmente Nima. «Se non fosse stato per lui, avremmo dovuto affrontare i due guardiani.»
Sua madre lo guardò, gli occhi preoccupati. «Il modo in cui hai usato la Forza… Non fa parte degli insegnamenti Jedi.»
Herran si strinse nelle spalle. «Era l’unico modo per fermarla.»
«Noi siamo Jedi!» Gli ricordò Kyrelia, prendendolo per le spalle. «Dobbiamo essere migliori di quelle creature.»
Allontanò le sue mani con un gesto rabbioso. «Ne parli come se fossero mostri! Ci pensi mai che se provassimo a comunicare con loro, invece che combatterci contro, potremmo imparare molto di più sulla Forza e su come utilizzarla?»
Fu veloce come un fulmine, non la vide muovere la mano, ma il secondo dopo gli aveva rifilato uno schiaffo dritto in faccia. Herran fece un passo indietro, incredulo. Per la prima volta, ebbe davvero paura di sua madre. Era abituato a vedere delusione nei suoi occhi, ma, in quel momento, la luce che li illuminava era più simile a disgusto e odio.
«Quelli sono Sith!» Sibilò Kyrelia, avvicinandosi a lui, tanto che i loro respiri si confondevano. «Non voglio mai più sentirti dire che dovremmo comunicare con i nostri nemici. L’unica cosa che i Jedi possono fare con delle creature simili è sterminarle.»
«Attenzione, Maestra Kyrelia.» La voce di Nima era stranamente bassa. «Solo un Sith ragiona per assoluti.»
Kyrelia lanciò un’occhiata fulminante a Nima, poi si voltò senza dire nient’altro e risalì sulla nave. La Maestra Nima scosse il capo, con un sospiro. A quanto pareva, era abituata alle sfuriate di sua madre. Gli fece un ennesimo sorriso gentile, poi seguì Kyrelia. Herran lanciò uno sguardo indietro, verso la fortezza abbandonata. I suoi occhi caddero su una figura in lontananza. Il suo cuore accelerò i battiti: era la Sorella della Notte, poteva percepire il suo potere fin da quella distanza. Non aveva alcuna intenzione di perdere l’opportunità di imparare di più sulla Forza, solo perché sua madre aveva la mente sigillata. Avrebbe trovato un modo per tornare su Dathomir e imparare le vie delle Sorelle della Notte. Voleva migliorare come utilizzatore della Forza. Voleva diventare un buon Jedi, anzi, il migliore! Voleva proteggere la Galassia e la Repubblica e l’unico modo per raggiungere quell’obiettivo era chiacchierare ancora con la sua nuova amica Neris.
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Coruscant - 30 anni alla battaglia
Non aveva mai corso come in quegli ultimi anni. Aveva trovato un ottimo alleato nel Maestro Kai-Dar Vantos. Era un Jedi particolarmente potente, molto curioso e intelligente. Quando aveva sentito la storia della loro missione fallita su Dathomir, si era avvicinato alle due Maestre, che però avevano dato risposte evasive. Herran, invece, si era fatto subito avanti e gli aveva raccontato tutto, insieme con la sua intenzione di tornare su Dathomir per imparare qualcosa da quella Sorella della Notte. Così, ad ogni momento libero del Maestro, i due si ritrovavano alla sua navicella e se ne andavano su Dathomir. Sua madre si era lasciata convincere dai modi gentili ed educati del Maestro Kai-Dar Vantos, che non aveva nemmeno accennato alle Sorelle della Notte. Gli aveva detto che sua madre era totalmente contraria. Lui, invece, era interessato come Herran a studiare quelle particolari manipolatrici della Forza.
Quel giorno era più in ritardo del solito: sua madre lo aveva trattenuto alla meditazione. Era migliorato parecchio nel corso di quei due anni, anche grazie all’allenamento con Neris. Lei gli aveva spiegato che, in certi casi, era più facile connettersi al lato oscuro della Forza, esattamente come aveva fatto su Dathomir nel tentativo di fermarla. Il nucleo del pianeta era oscuro, come le creature che ci vivevano. Qualsiasi utilizzatore della Forza, che fosse un Jedi o un Sith, poteva connettersi con facilità al lato oscuro su Dathomir. Certo, l’atmosfera dava un certo vantaggio alle Sorelle della Notte e ad altre streghe, ma chiunque avesse anche una minima inclinazione verso il lato oscuro poteva trarne potere.
Herran faticava ancora a credere di avere una propensione al lato oscuro. Lui era un Jedi. Certo, suo padre non era un eroe di guerra come sua madre, ma non era nemmeno un Sith. Non era neanche un utilizzatore della Forza. Nonostante tutto, però, le lezioni con Neris stavano dando i loro frutti e lui stava migliorando nel controllo della Forza. Per quello stesso motivo, Kyrelia stava mantenendo un controllo più rigido sulle sue missioni. Era da poco passato al rango di Maestro, riuscendo così ad avere una maggiore libertà di azione, ma gli occhi di sua madre arrivavano letteralmente ovunque, come anche la sua influenza nel Consiglio Jedi. Kyrelia non ci aveva messo molto a trovare strani gli improvvisi miglioramenti di suo figlio. Gli aveva fatto un centinaio di domande, ma lui aveva risposto semplicemente che gli allenamenti con il Maestro Kai-Dar Vantos stavano dando i loro frutti.
Kai-Dar Vantos era conosciuto per essere un Maestro particolarmente esigente, ma anche molto capace ed abile. Preferiva sempre la diplomazia allo scontro, ma sottovalutarlo avrebbe significato morte certa per qualsiasi suo nemico. Era contraddistinto da un’aura di calma perenne, non l’aveva mai visto arrabbiato e c’erano Jedi che si chiedevano il segreto dietro tale quiete.
Finalmente, riuscì a raggiungere l’hangar e la nave del Maestro Kai-Dar Vantos, che lo attendeva in meditazione, sollevato a mezz’aria. «Mi chiedevo quando saresti arrivato, Maestro Herran.»
Herran si piegò in due, tentando di recuperare il respiro. «Mi dispiace, Maestro Kai-Dar, mia madre mi ha trattenuto.»
«Kai andrà più che bene.» Lo corresse, tornando con i piedi per terra e sorridendogli. «Andiamo?»
Herran salì sulla nave e si sedette al posto del copilota. Il portello si richiuse alle loro spalle e Kai cominciò le procedure d’accensione. Herran lo osservò di nascosto: nonostante il suo ampio ritardo, il Jedi era sorridente e calmo, mentre accendeva la sua nave. Sapeva che era stato il Padawan di sua madre. Non avevano nemmeno troppi anni di differenza. Lo ricordava vagamente anche quando era un Padawan e, se la memoria non lo ingannava, non era cambiato assolutamente di una virgola. Era sempre stato così.
«Tua madre sospetta qualcosa, Herran?» Gli chiese all’improvviso, facendolo sobbalzare sul sedile, tanto intento com’era a studiarlo. «È la terza volta che ti trattiene con scuse assurde.»
Herran abbassò lo sguardo, imbarazzato. «Beh, non è che io possa dirle la verità.»
«La cocciutaggine è un difetto fatale, Maestro Herran.» La nave si sollevò da terra ed Herran percepì il classico vuoto nello stomaco. «La Maestra Kyrelia ne ha sempre sofferto e temo che, un giorno o l’altro, questo suo modo di fare la porterà alla morte. Essere una Jedi grigia non significa avere le convinzioni di un Sith e la morale di un Jedi.»
Oltre che calmo è anche particolarmente saggio.
Non lo disse, ma la sua ammirazione per quell’uomo aumentò solamente di più. La nave lasciò l’atmosfera di Coruscant e Kai attivò l’ipersalto, in direzione Dathomir.
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Dathomir - 30 anni alla battaglia
La nave atterrò nel solito punto, ad una distanza di sicurezza dalla fortezza delle Sorelle della Notte. Herran lasciò Kai a concludere le procedure di spegnimento dei motori e scese: Neris lo stava già attendendo. Un sorriso apparve spontaneo sulle sue labbra e la raggiunse di corsa. La Sorella della Notte lo salutò con cordialità, ma il suo volto si fece scuro non appena vide Kai. I due ancora non andavano molto d’accordo. Neris era alquanto irritata dalla sua calma esasperante, mentre Kai era sempre troppo felice di vederla. Di solito li seguiva sempre nei loro allenamenti, ma quel giorno, invece, decise di rimanere indietro. Spiegò a Herran, con il suo solito sorriso gentile, che la nave aveva faticato ad entrare nell’iperspazio, probabilmente c’erano dei problemi agli scudi e voleva dargli un’occhiata.
Herran si strinse nelle spalle e salutò Kai, seguendo Neris. Riconobbe immediatamente il percorso: lo stava portando lì dove tutto era iniziato, all’antica fortezza abbandonata. Tra loro e l’obiettivo, però, c’era una parete da scalare. Neris diede prova della sua forte connessione con Dathomir stesso, scalando il rilievo con una facilità davvero disarmante: la montagna si modificava, creandole appigli per mani e piedi. Non scivolò nemmeno per sbaglio. Arrivata in cima, si sporse in avanti e gli fece cenno di raggiungerla. Herran si allontanò di due passi, s’inginocchiò, chiuse gli occhi e poggiò le mani a terra. Si concentrò sul nucleo pulsante del pianeta, sull’energia che scorreva intorno a lui, sul potere del lato oscuro della Forza, permettendogli di invadere il suo corpo. Il lato chiaro della Forza era molto più simile ad una fresca brezza in un giorno di caldo torrido, ma il lato oscuro? Era come se il sangue nelle vene prendesse fuoco. Era un potere bruciante, intenso e indomito. Era la sensazione più bella che avesse mai provato. Un Jedi sapeva bene di essere umano e vulnerabile, ma quando il lato oscuro prendeva il sopravvento su quello chiaro, la percezione era quella di essere diventato imbattibile. Riaprì gli occhi, illuminati dal potere del lato oscuro della Forza, e si lanciò verso la parete rocciosa. Le ordinò di piegarsi al suo volere, come aveva fatto per Neris, e la montagna rispose. Trovò appigli con una facilità incredibile e in meno di mezzo minuto fu in cima. La prima volta aveva faticato parecchio per risalire quel rilievo, aveva rischiato di scivolare e cadere verso morte certa più di una volta. Grazie al lato oscuro della Forza, questa volta, aveva avuto gioco facile. Guardò Neris orgoglioso del suo lavoro e la Sorella della Notte annuì compiaciuta. Gli fece cenno di seguirlo: il loro allenamento era solo all’inizio.
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Kai osservò i due allontanarsi, sorrise e tornò sulla nave, in cerca degli attrezzi giusti. Il guasto non era ancora abbastanza grave da mettere a repentaglio la loro vita, ma perdere l’ipersalto gli avrebbe dato più di un grattacapo, visto che sui pianeti vicini non avrebbe trovato parti di ricambio e chiaramente Dathomir ne era totalmente sprovvisto.
Faceva un gran caldo su quel pianeta, nonostante il sole fosse quasi costantemente coperto da grosse nubi rosse. Lavorare a stretto contatto con dei motori ancora bollenti rendeva la situazione ancora più difficile. Fortunatamente, beccò velocemente il problema: un fusibile era andato in cortocircuito. Kai tirò un sospiro di sollievo: non era indispensabile per attivare l’ipersalto in modo sicuro, ma andava comunque sostituito. Se avesse preso fuoco e avesse intaccato altri componenti più importanti, la nave sarebbe potuta andare in pezzi all’improvviso.
Kai sostituì il fusibile distrutto velocemente, poi si allontanò di un paio di passi dalla nave, guardando nella direzione da cui erano spariti Herran e la Sorella della Notte. Quel ragazzo si era preso una bella cotta per la strega. Kai ridacchiò e scosse il capo: Kyrelia sarebbe andata su tutte le furie, sapendo delle loro scappatelle. Era stato suo Padawan, sapeva bene com'era fatta e non aveva mentito quando gli aveva detto che la sua cocciutaggine l’avrebbe portata alla tomba. Non era sbagliato studiare le altre specie di manipolatori della Forza. La conoscenza del lato oscuro della Forza delle Sorelle della Notte era ben nota in tutta la Galassia. Approfondire la loro comprensione sul funzionamento e sulle potenzialità degli altri manipolatori della Forza significava ottenere un ulteriore vantaggio in battaglia… Se mai le due parti si fossero ritrovate a farsi la guerra.
Chiuse gli occhi e scandagliò il pianeta usando la Forza: il cosiddetto Eco della Forza era un’abilità molto particolare, che permetteva ai manipolatori della Forza di captare la presenza di altre persone, anche su enormi distanze. Più potente era il manipolatore e più il raggio di ricerca si espandeva. Modestie a parte, Kai-Dar Vantos era uno dei migliori utilizzatori di questa tecnica. C’era un’altra versione più avanzata di questa stessa abilità, ma era molto più rara ed era esclusiva di alcune streghe. Magari Neris avrebbe potuto insegnare qualche trucchetto interessante ad Herran.
Fu proprio in quel momento che notò qualcosa muoversi verso di lui. Si concentrò su quel puntino rosso in movimento e si stupì vedendo che si trattava di un bambino. Non poteva avere più di otto o nove anni. Non era stata solo la direzione a cogliere la sua attenzione, comunque, ma anche il fluttuare della Forza intorno al bambino: era davvero molto potente.
Riaprì gli occhi, risalì sulla nave, prese da mangiare e da bere e si sedette su una roccia, attendendo l’arrivo del bambino. Trangugiò un intero litro d’acqua e affondò i denti nel pezzo di carne essiccata, che si era portato dietro come spuntino. In lontananza, iniziò a scorgere un minuscolo puntino nero in avvicinamento.
Guarda come corre… È piuttosto veloce.
Non smise mai di correre. Arrivava chiaramente dalla fortezza delle Sorelle della Notte. Quel bimbetto aveva davvero una resistenza incredibile. O forse, molto più probabilmente, stava usando la Forza per sostenersi. Era intelligente ed aveva un’ottima connessione con la Forza. A quell’età non era di certo scontato. Finalmente, i suoi contorni si fecero via via più chiari. Non era molto alto… Forse era più basso dei suoi coetanei, ma, nonostante questo, la sua presenza era imponente. I suoi occhi erano lontani dall’essere docili e tranquilli. Continuava a guardarsi le spalle, come se temesse che qualcuno l’avesse seguito. Era preoccupato, ma anche sicuro della sua decisione.
Si fermò ad una decina di metri da lui. «Sei un Jedi?»
Aveva corso per molti chilometri, eppure la sua voce era stabile e il suo respiro assolutamente normale. «Dipende… Tu chi sei?»
«Mi chiamo Eriaar.» Si presentò, avvicinandosi un po’ di più. «Sono un Fratello della Notte.»
Kai inarcò un sopracciglio. «I Fratelli della Notte non nascono sensibili alla Forza.»
«Io sono diverso.»
Mi sembra ovvio.
Un sorriso nacque spontaneo sulle sue labbra. «Mettiamo caso che io sia un Jedi… Che cosa vorresti da me?»
Eriaar, a quel punto, gli si gettò ai piedi, aggrappandosi alla sua tunica. «Portami via da qui! Vogliono uccidermi! Lo sento! La Forza mi ha mostrato il tuo arrivo…»
Visione della Forza! L’abilità del Maestro Shael Corin!
Stava stringendo le sue vesti così forte che le nocche gli erano diventate bianche. «Ti supplico… Non voglio morire. Voglio imparare ad usare la Forza, a combattere e studiare per diventare un Jedi.»
La Forza aveva portato Eriaar da lui, ne era convinto, lasciarlo su Dathomir sarebbe stato un vero tradimento. «Prendi una chiave inglese e dammi una mano. Devo finire la riparazione alla mia nave, se vogliamo tornare vivi e vegeti su Coruscant.»
Il viso di Eriaar s’illuminò di sollievo. «Sì, Signore!»
«Maestro.» Lo corresse, alzandosi e spazzolandosi le vesti. «Eriaar… Ti serve un cognome… Fammici pensare…» Sapeva usare Visione della Forza, come il Maestro Shael, quindi… «Eriaar Shehol! Sì, è perfetto! Sarai il mio primo Padawan!»
«Sì, Maestro!»
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Herran tornò alla nave che ormai il sole era calato, lasciando posto alla luna verde di Dathomir. Neris era al suo fianco e si stava complimentando con lui per l’ottimo lavoro. Era migliorato parecchio dal loro ultimo allenamento. Herran stesso si accorgeva di quanto il suo potere crescesse giorno dopo giorno. Andava a letto la notte e si risvegliava più potente di quando aveva chiuso gli occhi la sera precedente. In più, stava imparando davvero tanto sulle Sorelle della Notte e la loro cultura. La donna a capo di tutta la loro società veniva chiamata Madre Talzin. Era lei che prendeva tutte le decisioni e guidava le azioni delle Sorelle della Notte. Inoltre, i loro guerrieri erano i Fratelli della Notte, il loro ruolo era principalmente difendere le Sorelle della Notte e la loro fortezza. La manipolazione della Forza, comunque, e le abilità ad essa collegate erano esclusive delle donne. Neris gli aveva raccontato di un Fratello della Notte, un bambino di appena dodici anni, che era nato sensibile alla Forza. Madre Talzin stava pensando se ucciderlo o limitarsi ad esiliarlo… In entrambi i casi, sarebbe morto comunque.
Neris non era sembrata particolarmente convinta da quella decisione. Dopotutto, stava addestrando lui, non solo un Jedi, nemici naturali delle Sorelle della Notte, ma un uomo sensibile alla Forza. Lei era diversa dalle altre. Vedeva alleati dove tutte le altre vedevano nemici… Un po’ come lui! Non avrebbe mai rinunciato alla sua amicizia e alla sua guida. Erano mesi che rifletteva su quei sentimenti. L’Ordine dei Jedi proibiva qualsiasi attaccamento, che potesse interferire con la lucidità e la freddezza tipiche di un Jedi. Non c’era un divieto assoluto nelle relazioni, ma erano altamente sconsigliate.
Non m’importa… Neris mi piace.
I due raggiunsero la nave, prima che lui riuscisse a racimolare il coraggio per confessarle i suoi sentimenti. In più, la sua attenzione fu colta dal Maestro Kai, che se ne stava nuovamente sollevato a mezz’aria, mentre un bambino lavorava sulla nave.
«Kai? Lui chi è?»
Il bambino, sentendosi chiamato in causa, fermò il suo lavoro e si voltò verso di lui per rispondergli, ma non appena vide Neris, il suo viso perse tutto il colore. Al suo fianco, la Sorella della Notte trattenne il fiato: l’aveva riconosciuto. Kai, nel frattempo, era tornato a terra e il bambino si lanciò subito alle sue spalle, nascondendosi dietro le sue vesti. Il Jedi non perse mai il sorriso, ma la luce nei suoi occhi cambiò leggermente: stava studiando la reazione di Neris, in attesa di una sua mossa. Conosceva Kai abbastanza bene da sapere che, per quanto potente fosse Neris, il Jedi sarebbe stato in grado di contenere i suoi poteri, forse addirittura annullarli. Non a caso, aveva seguito Herran in tutti i suoi viaggi su Dathomir. Aveva studiato le Sorelle della Notte da lontano. Lo sapeva perché aveva visto il suo blocco degli appunti. In qualche modo, era riuscito a ricavare le informazioni sul Clan delle Sorelle della Notte, senza avvicinarsi alla loro fortezza più di tanto. Era vero che normalmente li seguiva, ma non era così vicino da sentire i loro discorsi e Neris non si era mai fidata di lui. Il come, comunque, in quel momento non era importante. Ciò che lo preoccupava era il fatto che Kai, quasi certamente, avesse già trovato un modo per contrastare i poteri delle Sorelle della Notte.
L’aria si fece elettrica, ma, ancora una volta, Kai lo stupì, rilassando le spalle e sorridendo ai due. «Oggi vi siete allenati parecchio.»
«Che ci fa Eriaar qui?»
«Eriaar verrà con me.» Rispose semplicemente Kai, tendendo in fuori il braccio, a protezione del bambino alle sue spalle. «Ha espresso il desiderio di addestrarsi per diventare un Jedi. È il mio primo Padawan, sai? Non ti dispiacerà separartene, visto che Madre Talzin vuole ucciderlo.»
Neris s’irrigidì a quelle parole. «Come fai a sapere di Madre Talzin?»
«So molte cose, Sorella della Notte.» Non si mise di certo a spiegare le sue abilità all’avversaria e invece le rivolse un ennesimo sorriso cordiale. «Tu continua ad addestrare Herran, che io mi occuperò del piccolo Eriaar.»
Neris, al contrario dei suoi timori, fece un gesto di noncuranza con la mano. «Fa’ un po’ quel che vuoi, Jedi, a me non importa e non importerà nemmeno alle altre.» Sorrise ad Herran. «Ci vediamo prossima settimana, Herran.»
Detto ciò, scomparve davanti ai loro occhi. Kai batté le mani e rise, voltandosi verso il bambino e chiedendogli se avesse concluso con le riparazioni. Eriaar confermò con un cenno del capo e Kai lo prese per mano, richiamando anche Herran. Era ora di tornare su Coruscant. La Forza turbinò con energia intorno ad Eriaar, ma uno strano senso d’inquietudine strinse il cuore di Herran in una leggera morsa.
Ho un brutto presentimento…
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Coruscant - 30 anni alla battaglia
Herran si voltò nuovamente a scrutare il nuovo arrivato. Eriaar Shehol era talmente piccolo che i suoi piedi non toccavano terra, quando era seduto sul sedile. Eppure, aveva detto di avere dodici anni. Era sicuramente un Fratello della Notte piuttosto anomalo. Non solo era nato sensibile alla Forza, ma anche di costituzione più piccola rispetto agli altri guerrieri. Aveva capito che si trattava del bambino di cui Neris gli aveva parlato ed era anche contento del fatto che la Sorella della Notte non avesse aggredito Kai, ma come avrebbero spiegato quel bambino al Consiglio Jedi? Avrebbero per forza dovuto far riferimento a Dathomir.
Mia madre è nel consiglio…
Kai, neanche a dirlo, era l’incarnazione della calma. Aveva tentato di tranquillizzarlo per tutto il viaggio, promettendogli che si sarebbe inventato qualcosa, ma Eriaar aveva pregato il Maestro di non mentire: non era particolarmente orgoglioso di essere un Fratello della Notte, ma ripudiare le sue origini non l'avrebbe reso un Jedi migliore. Kai aveva concordato con lui e ora Herran era a dir poco sulle spine.
Ovviamente, la presenza di Eriaar colse l’attenzione di vari Jedi. Il trio non fece nemmeno in tempo ad arrivare alla mensa, dove erano diretti per far mangiare qualcosa al bambino, che era davvero fin troppo magro, che la Maestra Nima apparve loro di fronte, spaventando a morte Herran ed Eriaar, che fu svelto a nascondersi dietro a Kai.
Non è molto coraggioso…
Poi ci ripensò: non era corretto giudicarlo così male, senza averlo davvero conosciuto. Dopotutto, era riuscito a scappare dalla fortezza delle Sorelle della Notte. Neris gli aveva detto che era un vero e proprio labirinto, costruito apposta per far perdere gli intrusi e facilitare i Fratelli della Notte. Eriaar, per sua stessa ammissione, non era mai stato ammesso agli allenamenti insieme ai suoi coetanei. Lo avevano sempre disprezzato per il solo fatto di essere nato sensibile alla Forza. Era fortemente denutrito, visto che mangiava solo gli avanzi della sua famiglia… E spesso non ce n’erano proprio. Potevano passare interi giorni, se era sfortunato intere settimane, fra un pasto e l’altro. Aveva imparato a mantenersi vivo e stabile usando la Forza, ma la mancanza di nutrienti aveva rallentato la sua crescita. Per questo sembrava molto più piccolo di quanto non fosse in realtà.
Era stato Herran stesso a convincere Kai a passare dalla mensa per fargli mangiare qualcosa. Eriaar non ricordava nemmeno l’ultima volta che aveva toccato cibo. Non sarebbe riuscito a resistere ancora a lungo, anche se la sua connessione con la Forza lo stava mantenendo in vita e attivo. Questo spiegava la sensazione che la Forza lo stesse letteralmente avvolgendo, perché era esattamente quello che stava accadendo! Il bambino aveva imparato a sopravvivere usando la Forza come nutrimento. Certo, non gli aveva permesso di crescere, ma almeno non era morto di stenti.
Quando gli avevano chiesto come fosse riuscito a destreggiarsi nel labirinto, che era la fortezza delle Sorelle della Notte, Eriaar aveva risposto che la Forza gli aveva mostrato la via. Il sangue delle Sorelle della Notte fluiva molto forte in lui. Non solo aveva la Visione della Forza, ma anche la Guida della Forza! Erano abilità che potevano tranquillamente salvare un Jedi in pericolo. La Maestra Nima era un vero portento nel trovare vie di fuga, proprio grazie all’abilità di Guida della Forza. Il Maestro Shael Corin, invece, era abile nella Visione della Forza, riuscendo a prevedere, grazie ad essa, il futuro più prossimo. Chi possedeva questa abilità, poteva anche ricevere una profezia dalla Forza, ma non accadeva da ormai migliaia di anni.
Nima squadrò i due Jedi, prima di spostare lo sguardo su Eriaar, che si fece piccolo piccolo dietro il Maestro Kai. Non fece domande, semplicemente avvisò i due che il consiglio li aveva convocati urgentemente, per parlare delle loro fin troppo frequenti missioni segrete. Stava per richiamare un Padawan per occuparsi di Eriaar, ma Kai chiese gentilmente di permettere loro di accompagnare il bambino in mensa, dopodiché si sarebbero diretti al consiglio. Herran era quasi certo che Nima avrebbe negato il suo consenso, ma, invece, lo stupì, stringendosi nelle spalle e dicendo loro di fare in fretta. Li salutò e si allontanò, sorridendo ad Eriaar, ancora nascosto dietro a Kai.
Herran andò in panico a quel punto: sua madre l’avrebbe rinchiuso nel Tempio Jedi e gli avrebbero anche tolto il rango di Maestro… Non avrebbe più rivisto Neris! Non poteva permetterlo. Una mano gli si poggiò sul capo e si voltò a guardare Kai, che gli stava sorridendo calmo. Un senso di quiete e di pace lo avvolse come una coperta. Era una delle abilità del Maestro Kai: la Risonanza Psichica gli consentiva non solo di controllare e modificare le emozioni, ma anche di vedere i ricordi di una persona, per quanto sfocati potessero essere. Sapeva che doveva usare quell’abilità con attenzione: se dall’altra parte ci fosse stato un muro, abbatterlo avrebbe causato seri danni alla mente umana. D’altro canto, riuscire a calmare una persona agitata era molto utile e non aveva effetti collaterali così gravi.
Lasciarono in mensa Eriaar a mangiare: il poveretto si era lanciato sul cibo l’istante in cui gliel’avevano servito. Kai aveva fermato un altro Maestro e gli aveva chiesto, non appena il bimbo avesse finito di mangiare, di accompagnarlo in una camera: dopo tutto quello che aveva fatto per sopravvivere e scampare alle Sorelle della Notte, doveva essere esausto, oltre che affamato. Si era anche preoccupato che la sua presenza avesse dato problemi ai due Maestri, ma Kai, con la sua solita e famosa calma, lo aveva rassicurato: prima o poi sarebbe successo comunque, la Maestra Kyrelia non era così stupida da non farsi domande. Herran sperava solo che, vista la calma assoluta, Kai si fosse preparato un bel discorso convincente. Sua madre non avrebbe chiuso un occhio senza più di una buona motivazione.
Le porte del Consiglio Jedi si spalancarono e i due Maestri entrarono nella sala: Kai era tranquillo, la testa alta, il portamento fiero, Herran era due passi indietro, il capo chino e gli occhi che tentavano in tutti i modi di non incrociare quelli di sua madre. Era la colpevolezza fatta persona. Un Jedi non si sarebbe mai dovuto trovare in quella situazione. Mentire e fare uso del lato oscuro della Forza erano crimini puniti con l’espulsione dall’Ordine. Sentiva lo sguardo di Kyrelia bruciargli la pelle.
Il senso di calma s’intensificò, segno che Kai aveva amplificato il potere della sua tecnica per mantenerlo tranquillo. A quel punto, si chiese se usasse la sua stessa tecnica su sé stesso. Era impossibile trovare un carattere pacato come il suo in natura. Dire che non si arrabbiava mai era un eufemismo! Non era solo quello, però. Kai sembrava non provare alcuna emozione umana oltre all’assoluta calma. Non piangeva mai; non era mai spaventato; non invidiava, né era geloso degli altri Jedi. Se non usava Risonanza Psichica su sé stesso, doveva esserci un altro trucco.
«Maestri, grazie per essere venuti così in fretta.» Iniziò il Maestro Valen Korr, il Jedi a capo del consiglio. «Ci hanno riferito che avete riportato con voi un bambino, è così?»
Kai si fece avanti e sorrise: ora che lo conosceva meglio, quel sorriso gli sembrava via via sempre più inquietante. «Il suo nome è Eriaar Shehol. È un ragazzino davvero in gamba. La sua connessione con la Forza è davvero straordinaria.»
La Maestra Elera batté le mani, attirando l’attenzione su di sé. «E dimmi, dove hai trovato questo bambino prodigio?»
Herran tremò sotto lo sguardo indagatore di Kyrelia, che sembrava particolarmente attenta alla conversazione. «Ha davvero importanza? Il bambino è sensibile alla Forza e ha richiesto che…»
«È un Fratello della Notte.» Kai s’intromise, sollevando una mano. «È scappato dalla fortezza delle Sorelle della Notte, dove Madre Talzin aveva intenzione di ucciderlo.»
Ci furono due secondi di totale silenzio, poi Kyrelia si alzò di scatto, battendo le mani sul tavolo. «Siete tornati su Dathomir? Senza avvisare il consiglio? Maestro Kai-Dar Vantos, mi aspettavo molto di più da te.»
La luce negli occhi di Kai cambiò radicalmente e il suo sorriso divenne freddo. «Maestra Kyrelia, lo studio degli altri manipolatori della Forza, esistenti nella nostra Galassia, è di vitale importanza per l’Ordine Jedi. Odiarli ed entrarci in conflitto significherebbe solamente spingerli verso l’Ordine Sith.»
La Maestra Serenn annuì lentamente. «Non posso che essere d’accordo con te, Maestro Kai.»
«Ciò detto, tutto questo non spiega la presenza del Maestro Herran su Dathomir.» Mormorò il Maestro Thal. «Maestro Herran, dimmi, c’è un motivo in particolare che ti spinge ad andare su Dathomir? La Maestra Kyrelia ci ha riferito di grandi miglioramenti nel tuo addestramento. La tua connessione con la Forza si è fatta improvvisamente molto più forte. C’entrano qualcosa i vostri viaggi su Dathomir?»
Herran si fece piccolo piccolo.
Come rispondo? Cosa dico? Se scoprono che mi sto facendo addestrare da una Sorella della Notte, daranno di matto!
Questa volta, invece che metterlo in difficoltà, Kai decise di aiutarlo. «Il Maestro Herran è di vitale importanza per la nostra missione: si è conquistato la fiducia di una Sorella della Notte e grazie a lui siamo riusciti a raccogliere importanti informazioni sul Clan delle Sorelle della Notte. Vi chiedo di darci la possibilità di portare a termine la ricerca.»
Kyrelia scosse il capo. «È fuori discussione! La Sorella della Notte a cui ti riferisci ha tentato di ucciderci.»
«Solamente perché abbiamo tentato di portarle via la reliquia!» La difese Herran. «Lo facciamo anche noi Jedi: proteggiamo le nostre le reliquie, anche se significa uccidere gli invasori.»
«Noi Jedi, però, non usiamo il lato oscuro della Forza.» Herran fece un passo indietro, vedendo lo sguardo del Maestro Thal farsi scuro. «Non devi mai dimenticarti delle nostre regole, Maestro Herran. Il fatto di essere giovane non ti salverà dall’essere espulso dall’Ordine Jedi, se dovessimo scoprire che fai uso del lato oscuro della Forza.»
Avrebbe voluto difendersi, ma Kai gli poggiò una mano sulla spalla, bloccandolo. «Va bene così.» Poi si rivolse al Consiglio Jedi. «Farò da garante per le buone intenzioni del Maestro Herran e richiedo che Eriaar Shehol mi venga assegnato come Padawan.»
Il Maestro Valen sospirò lentamente. «E così sia, ma d’ora in poi dovrete fare rapporto al rientro da ogni missione e il Maestro Thal sottoporrà il Maestro Herran ad una serie di prove, per assicurarsi la sua lealtà.»
Vide Kai chinare il capo, in segno di sottomissione, ma lui era restio a farlo: il Maestro Thal aveva la maggior comprensione del lato oscuro della Forza e non avere idea a quali prove si stessero riferendo lo metteva in ansia. Notò sua madre fulminarlo con lo sguardo: stava aspettando la sua approvazione. Accettare quelle condizioni era già una prova di per sé. Chiuse gli occhi e prese dei respiri profondi, poi chinò il capo. L’aria nella stanza divenne improvvisamente più leggera ed Herran venne congedato. Kai gli chiese il favore di trovare Eriaar e di informarlo delle novità. Glielo concesse: dopo tutto quello che Kai aveva fatto per lui negli ultimi anni, glielo doveva. Sì, l’aveva messo nei guai con il consiglio, ma aveva anche difeso i suoi miglioramenti e la sua presenza su Dathomir. Aveva anche usato l’abilità di Risonanza Psichica per tenerlo calmo e infondergli sicurezza.
Devo scoprire di più su queste prove… Qualcuno ne saprà qualcosa, giusto?
Avrebbe voluto dirigersi direttamente all’Archivio degli Antichi Maestri, dove era stipata tutta la conoscenza, che i Jedi, nel corso dei millenni, avevano raccolto, ma aveva promesso a Kai di occuparsi di Eriaar. Doveva rimanere calmo. Più si allontanava da Kai e più si affievoliva il potere della Risonanza Psichica. Si bloccò: Kai non aveva usato il suo potere per aiutarlo, ma solo perché se fosse andato in panico il Consiglio Jedi non avrebbe mai accettato Eriaar…
Altro che Jedi bianco… Non è calmo, è freddo.
Il cuore prese a battergli all’impazzata, mentre la maschera di Kai si distruggeva pezzo dopo pezzo, rivelando la vera natura di quel Jedi. Non c’erano trucchi, lui era così. Non era semplicemente calmo, era letteralmente senza emozioni! Non provava nulla, ma a volte era costretto a mascherarlo per andare d’accordo con la società. Kai sapeva che Neris stava insegnando ad Herran a connettersi al lato oscuro della Forza e ad usarlo. Aveva un’intelligenza veloce e acuta, quindi, molto probabilmente, sapeva benissimo che l’arrivo di Eriaar avrebbe attirato l’attenzione del Consiglio Jedi. Lo sguardo che aveva lanciato a sua madre, quando lei lo aveva richiamato all’ordine… A ripensarci gli metteva i brividi.
Ora che ripensava a molte altre situazioni, quel Jedi gli metteva davvero paura. Non se n’era mai accorto prima, eppure Kai-Dar Vantos era quasi sempre presente sullo sfondo, silenzioso e invisibile, nascosto in piena luce. Qualsiasi cosa accadesse, lui c’era e prendeva appunti sul suo taccuino. Era il Jedi che conosceva meglio tutti i componenti del consiglio. Sapeva raccontarti aneddoti delle loro vite come se le avesse vissute lui. I Jedi ammiravano questa sua capacità, ma erano ciechi al pericolo che essa nascondeva: Kai aveva imparato tutti i loro punti deboli. La sua freddezza e mancanza di emozioni lo rendevano capace di tutto.
Possibile che nessuno se ne accorga? Nessuno ci pensa? Si limitano davvero tutti ad ammirarlo?
La Forza turbinò intorno a lui e il suo sussurro invase la sua mente: la sua abilità principale era la Risonanza Psichica, poteva modificare a suo piacimento ciò che gli altri provavano… Herran scosse il capo: no, non poteva essere così; usare un qualsiasi tipo di potere su così larga scala e continuamente avrebbe drenato qualsiasi Jedi. Poteva essere potente quanto voleva, ma non sarebbe mai riuscito a modificare le emozioni di tutti i Jedi. No, doveva esserci un’altra spiegazione, Kai aveva trovato un altro modo per nascondere la sua vera natura. Probabilmente, gli era bastato modificare la percezione dei Jedi nei suoi confronti la prima volta che si erano conosciuti. Ora che ci pensava, però, aveva sentito sua madre Kyrelia parlare di Kai, quando ancora era un Padawan, e anche lei aveva percepito qualcosa di strano. Dopo dieci minuti, comunque, si era ricreduta e aveva cambiato totalmente idea.
Adesso ho capito!
Non appena Kai percepiva dei sospetti nei suoi confronti, usava Risonanza Psichica per modificare i sentimenti della persona verso di lui. In questo modo, non doveva per forza continuare ad usare il suo potere o amplificarlo a tal punto da drenarsi e uccidersi. Era molto più intelligente di quanto non dimostrasse. A questo punto, non era nemmeno convinto che si trattasse effettivamente di un Jedi.
Chiuse gli occhi e consolidò la sua connessione con il lato oscuro della Forza, lasciandosi invadere dal suo potere: il suo cuore rallentò la sua corsa e la mente gli si schiarì leggermente. Non era un Sith, quello era ovvio. Kai non aveva mai infranto alcuna regola e non usava il lato oscuro della Forza, anche se ne studiava tutti i manipolatori. Inoltre, se avesse davvero voluto far cadere l’Ordine Jedi, prendere un Padawan e salvarlo dall’unirsi all’Ordine Sith non avrebbe avuto alcun senso. Il Maestro Kai-Dar Vantos non era cattivo, ma sicuramente non era nemmeno un Jedi bianco, come tutti lo dipingevano. Ora che la sua connessione con la Forza era migliorata, poteva sentire dei flebili strascichi dei poteri mentali di Kai su di sé. Aveva tentato di manipolare anche lui.
Il lato oscuro della Forza lo invase e i suoi occhi si accesero del suo potere: bene, se quella era la vera natura di Kai, poteva sfruttarla a suo favore, per continuare il suo addestramento e proteggere Neris. Sì, la loro era proprio una bella squadra! I poteri di Kai avrebbero tenuto buono il Consiglio Jedi e lui non si sarebbe dovuto preoccupare di essere scoperto. Sorrise, rincuorato dal sussurro flebile ma potente del lato oscuro della Forza, e riprese il suo cammino.
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«Maestro Kai, cos’hai in mente?»
La domanda non lo sorprese più di tanto. Sapeva che gliel’avrebbero chiesto prima o poi. Grazie ai suoi viaggi su Dathomir e ai suoi poteri, aveva raccolto una miriade di informazioni non solo sulle Sorelle della Notte, ma anche sulla reliquia che proteggevano. I Jedi come Kyrelia erano sempre di più. Una guerra contro l’Ordine Sith e contro qualsiasi altro manipolatore della Forza, che non fosse un Jedi, poteva scoppiare da un secondo all’altro. La paura della diversità, l’ignoranza profonda dei Jedi nei confronti del lato oscuro della Forza, erano pericoli da non sottovalutare.
Per questo motivo Kai non aveva detto nulla delle sue intenzioni: non gli avrebbero mai permesso di fare quella ricerca sul campo. Kyrelia era tornata per miracolo da Dathomir e anche Nima si era detta preoccupata, nonostante fosse già più ragionevole della collega. Lo scontro con Neris aveva amplificato la paura e il senso di impotenza di Kyrelia, spingendola a proibire ai suoi Padawan di avvicinarsi a Dathomir.
Sapeva anche, grazie all’abilità Risonanza Psichica, che aveva tentato di spingere il Consiglio Jedi all’azione: era rimasta talmente terrorizzata, che aveva proposto di radere al suolo la fortezza delle Sorelle della Notte e terraformare Dathomir, in modo da renderlo inospitale per la vita umana. Un piano degno della sua Maestra psicotica. Non si era mai fidato totalmente di lei: lui era solito prendere decisioni a mente lucida, ma lei era una bomba ad orologeria pronta ad esplodere e quando accadeva non succedeva mai nulla di buono.
Le sorrise, tentando di dare all’azione un certo calore, ma non era sicuro di esserci riuscito: Kyrelia era spaventata anche dalla connessione immediata fra Herran e Neris. Non poteva combatterla, lo sapeva meglio di chiunque altro. Quando erano tornati dalla missione, aveva origliato un discorso fra Nima e Kyrelia, dove quest’ultima dava voce ai suoi timori nei confronti del figlio. Neris aveva aggredito tutti e tre, ma si era aperta leggermente con Herran. Lui, invece che farsi prendere dal panico, aveva deciso di sfruttare la situazione per ottenere nuove informazioni sul Clan delle Sorelle della Notte. Aveva scoperto che la loro fortezza era un vero e proprio labirinto e che tutte le Sorelle dovevano ubbidienza a questa fantomatica Madre Talzin. Era rimasto deluso dalla facilità con cui era riuscito a penetrare nella mente di Neris, senza che lei se ne accorgesse o che avesse alcuna conseguenza. Solitamente, i manipolatori della Forza avevano una qualche difesa mentale, per quanto debole potesse essere. Invece, Neris aveva peccato di arroganza, pensando di avere un certo vantaggio sui Jedi, finché fosse rimasta su Dathomir.
I poteri di Kai non erano influenzati dall’atmosfera del pianeta dove si trovava, poteva usarli dove e quando voleva, all’intensità che preferiva. Neris l’aveva sottovalutato, probabilmente rassicurata dal suo carattere calmo e pacato. Come tutti gli altri, si era fatta prendere in giro facilmente. Si sarebbe aspettato molto di più da una Sorella della Notte. Avrebbe cresciuto Eriaar in modo che lui sapesse riconoscere il pericolo rappresentato da quelli come Kai. Il controllo delle emozioni era un’abilità superata solo dal controllo mentale, il cosiddetto Vincolo Psichico. Da quel che ne sapeva lui, era una delle poche abilità proibite dal Consiglio Jedi. Usare la Forza per piegare la volontà altrui non era poi tanto distante dai metodi dei Sith.
Kyrelia attendeva una risposta e lui la conosceva abbastanza bene da sapere quali tasti premere. «La reliquia preoccupa anche me. Se me ne aveste parlato subito, vi avrei dato una mano volentieri. Il suo potere è davvero gigantesco e se finisse nelle mani di un manipolatore della Forza nemico ci ritroveremmo in grossi guai.»
La Maestra Elera batté le mani per richiamare l’attenzione su di sé. «Quindi stai sfruttando la connessione fra Herran e la Sorella della Notte per avvicinarti alla reliquia?»
Kai storse il naso. «Beh, detta così suona davvero male… Diciamo che la loro amicizia ci sta portando ogni giorno più vicini all’Idolo della Notte.»
La voce del Maestro Kelan lo sorprese: non era uno che parlava molto e sapeva di non stargli particolarmente simpatico. «Immagino che le informazioni da te raccolte ti abbiano insegnato a contrastare i poteri delle Sorelle della Notte.»
Kai sorrise: era forse il Jedi più intelligente del consiglio. «È così.»
Il Maestro Valen si rivolse a Kyrelia. «La missione originale era tua, Maestra Kyrelia. Il Maestro Kai t’insegnerà a contrastare i poteri delle Sorelle della Notte e tu ci porterai la reliquia.» Detto ciò, si alzò e le lanciò uno sguardo freddo. «Il tuo fallimento non sarà accettato questa volta, Maestra Kyrelia. Fai parte del Consiglio Jedi, devi essere in grado di portare a termine la missione.»
Kyrelia abbassò lo sguardo: un po’ gli dispiaceva per la sua vecchia Maestra. Valen gli passò accanto e Kai abbassò il capo in segno di saluto. Gli altri Maestri Jedi lo seguirono, solo Kyrelia rimase al suo posto, il volto scuro. Non le piaceva quando mettevano in dubbio le sue abilità. La Maestra Kyrelia era abile nel combattimento e aveva una buona connessione con la Forza, ma la sua posizione aveva vacillato da quando aveva avuto una relazione con un contrabbandiere. Nato Herran, Kyrelia si era allontanata dal compagno, portando con sé il bambino e crescendolo nel Tempio Jedi di Coruscant.
Non si era mai accorta che il figlio aveva una forte connessione con il lato oscuro della Forza… O forse si preoccupava così tanto per lui proprio perché ne era cosciente. Kai sapeva perfettamente che i miglioramenti di Herran erano dovuti al suo utilizzo del lato oscuro della Forza, ma percepiva anche la ferrea lealtà del ragazzo. Era destinato a diventare un Jedi grigio, ma c’era il rischio che la cocciutaggine di sua madre lo spingesse totalmente al lato oscuro della Forza. Doveva tenerlo d’occhio.
Fece un leggero inchino e si voltò per lasciare la sala, ma la voce di Kyrelia lo bloccò. «Esigo che tu tenga mio figlio lontano da Dathomir.»
«Non sei più la mia Maestra.» Le ricordò Kai, senza mai voltarsi. «E nemmeno Herran è più tuo Padawan. Senza contare che tuo figlio deve andare su Dathomir, se vogliamo che il nostro piano funzioni.» A questo punto, le si parò di fronte: Kyrelia, una volta, lo sovrastava, ora Kai era dieci centimetri più alto ed era lui a torreggiare su di lei. «Hai sempre sottovalutato tuo figlio, Kyrelia. Lo stavi spingendo dritto dritto verso il lato oscuro della Forza, ma io l’ho riportato sulla diritta via. Se vuoi, puoi continuare a fare di testa tua, ma sappi che Herran diventerebbe una vera e propria spina nel fianco, se dovesse convertirsi, e io detesto le spine.»
Le fece un sorriso gelido, poi si voltò e lasciò la sala. Herran doveva diventare ancora più potente! Doveva mettere paura a sua madre, era l’unica opzione per farla ragionare. Kyrelia doveva scontrarsi con la realtà dei fatti e al più presto anche.
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DATHOMIR - 28 ANNI ALLA BATTAGLIA
Herran guardò sua madre: aveva un pessimo presentimento. Aveva avuto incubi tutta la notte, ma ogni volta che si svegliava, i ricordi svanivano con il sonno. La Forza lo stava avvisando di qualcosa, ma lui non riusciva a coglierne i segnali. Si era diretto alla navicella con un enorme peso sul cuore, che si era fatto insopportabile quando, ad aspettarlo, aveva trovato sua madre e non il Maestro Kai.
In quegli ultimi tre anni si era fatto un buon nome come Maestro Jedi. La sua connessione con la Forza si era fatta via via più profonda. Il Consiglio Jedi aveva iniziato ad affidargli missioni sempre più complesse e rischiose, affiancandolo a delle vere e proprie leggende del Tempio Jedi: aveva imparato a sopravvivere alle condizioni estreme dei pianeti, seguendo la Maestra Nima; era stato sotto copertura per ordine della Repubblica insieme al Maestro Kelan; aveva aiutato il Maestro Kol a trascrivere antichi testi Jedi; si era addestrato al combattimento con i Maestri Valen e Talira, migliorando le sue forme e le sue abilità di guerriero. Insomma, era cresciuto parecchio ed era anche benvoluto da tutti.
Era diventato un buon amico di Kai, nonostante tutti i suoi sospetti. Non gli aveva mai dato motivo di pensare che si trattasse di una spia Sith. I due si erano avvicinati molto durante le loro visite su Dathomir. Il piccolo Eriaar lo seguiva sempre, ma rimaneva sulla nave quando atterravano sul suo pianeta d’origine. Kai aveva visto giusto con lui. In pochi mesi aveva affinato le abilità di Guida della Forza e Visione della Forza, diventando il primo Padawan ad avere accesso agli archivi Jedi, sotto stretta sorveglianza del Maestro Kol, e il più giovane ad aver seguito la Maestra Nima nell’esplorazione di uno dei pianeti più pericolosi della Galassia, ritenuto da tutti totalmente inospitale alla vita umana. Era anche cresciuto leggermente in altezza, ma gli effetti della severa malnutrizione, a cui era stato sottoposto durante i suoi anni su Dathomir, erano permanenti: sarebbe stato un miracolo se avesse superato il metro e sessanta in altezza. Eriaar non ne aveva fatto una tragedia e invece, nell’ultimo anno, aveva deciso di farsi addestrare dal Maestro Kelan all’uso dell’abilità di Metamorfosi della Forza ed era diventato immediatamente uno dei migliori a sfruttarla. Kai era giustamente orgoglioso del suo giovane Padawan e anche Herran si era avvicinato a lui, tanto che Eriaar lo vedeva come un fratello maggiore.
Essere su Dathomir senza Kai ed Eriaar gli sembrava strano, quasi sbagliato. Percepiva una potente interferenza nella Forza. Sua madre non aveva buone intenzioni, quello era ovvio. Prima che riuscisse a farle qualsiasi domanda, Kyrelia spense i motori e si alzò. Herran prese un respiro profondo, poi la seguì. Il portello si aprì sul solito scenario desolato di Dathomir, ma non sullo spiazzo di terreno su cui atterravano sempre. Erano in cima ad un’altura e quando Herran si avvicinò allo strapiombo, un brivido freddo gli risalì la colonna vertebrale. Si voltò di scatto e percepì il sangue lasciare il suo volto: erano di fronte alla fortezza abbandonata delle Sorelle della Notte.
«Maestra Kyrelia…» La chiamò, ma lei non era più al suo fianco. «Madre!»
Il lato oscuro sussurrò un’unica parola alla sua mente: tradimento. Poteva percepire, in lontananza, l’energia di Neris farsi sempre più vicina, ma non sarebbe mai arrivata in tempo! Gli avevano permesso di continuare ad addestrarsi su Dathomir, solo per avere un accesso più semplice alla reliquia. Avevano lasciato che la loro relazione continuasse, che la fiducia di Neris nei suoi confronti crescesse, tanto da abbassare la guardia e non controllare più chi ci fosse sulla nave.
Kai lo sapeva…
Non solo lo sapeva, molto probabilmente era stato lui a dare l’idea al Consiglio Jedi. Aveva giocato a fare l’amico per tutto quel tempo, solo per poter seguirlo su Dathomir, continuare a raccogliere informazioni e riferirle al Consiglio Jedi ed Herran era stato così stupido da non notarlo!
Il terreno sotto i suoi piedi cominciò a tremare e dovette innalzare una barriera di Forza intorno a sé, per evitare che dei massi, staccatisi dal soffitto, lo schiacciassero. Sua madre aveva risvegliato i Guardiani. Se l’aveva fatto, significava che si era impossessata dell’Idolo della Notte. Usò la Forza per dare più energia ai suoi muscoli e correre più veloce. Non sapeva se temere per la vita di sua madre o sperare che i Guardiani facessero il loro dovere.
Raggiunse la sala della reliquia giusto in tempo per vedere Kyrelia sollevarsi da terra, i due Guardiani bloccati nella Forza. Sua madre era sempre stata molto potente come manipolatrice della Forza, non a caso faceva parte del Consiglio Jedi, ma in quel momento Herran si stupì del suo potere. Non era solo l’intensità della Forza, che stava stritolando i due Guardiani, ma il modo in cui si poneva, come se sapesse esattamente cosa fare.
Di nuovo quella parola impressa nella sua mente dal lato oscuro: tradimento.
Kai l’aveva addestrata! Le aveva insegnato come contrastare i poteri delle Sorelle della Notte, grazie alle informazioni che aveva raccolto su Dathomir, e come affrontare i due Guardiani. Herran guardò impotente sua madre lanciare un grido, lasciandosi cadere e colpendo il terreno con la mano aperta. La Forza esplose in potenti onde sonore, che fecero tremare l’intera struttura e mandarono in mille pezzi i Guardiani. Herran si protesse con la Forza, ma anche la sua barriera venne crepata dalla potenza dell’attacco di Kyrelia.
Non si fidò ad abbassarla, finché la fortezza non smise di tremare e sua madre si rialzò. Sollevò una mano e Herran notò il ciondolo dondolare dal suo palmo. Non l’avrebbe mai permesso. L’Idolo della Notte apparteneva alle Sorelle della Notte, non ai Jedi!
«Dammelo.»
Kyrelia si voltò a guardarlo. «Sei stato bravo, Maestro Herran, grazie a te i Jedi hanno recuperato una reliquia importante.»
Herran prese la sua spada laser e l’attivò. «Ho detto di darmi quel ciondolo.»
«Traditore!» La voce di Neris attirò l’attenzione dei due Jedi. «Mi hai usata solo per arrivare al ciondolo!»
Non poteva sopportare la luce che vedeva nei suoi occhi: era furiosa, ma più di quello era devastata all’idea di essere stata tradita. Strinse convulsamente la presa intorno all’elsa della sua spada. La Forza turbinò intorno a lui, che chiuse gli occhi e richiamò a sé il lato oscuro. Rafforzò la sua connessione con la Forza, immaginò il suo cuore pomparla in tutto il suo corpo, il suo sangue bruciare del suo potere.
Si voltò verso sua madre e, per la prima volta, provò puro odio verso di lei. «A quanto pare, sarò costretto a raccogliere la reliquia dal tuo cadavere… Madre.»
Si circondò della Forza, poi saltò. Kyrelia bloccò il colpo con la sua spada laser e fu in quel momento che Herran vide, nel riflesso degli occhi di sua madre, il colore della sua spada laser cambiare da giallo a rosso. Vide anche la paura e la delusione dipingere il viso di Kyrelia. Il dolore del tradimento, la rabbia nell’essere stato preso in giro, i segreti e i metodi non ortodossi dei Jedi, tutte queste emozioni confluirono verso il suo cristallo Kyber, corrompendo la sua spada e la sua anima. Herran lanciò un grido e usò la Forza per allontanare sua madre. Il lato oscuro sollevò Kyrelia da terra, seguendo il movimento della sua mano. I suoi occhi si sollevarono, accesi del potere dei Sith.
«Herran…» Mormorò, la voce soffocata. «Torna… Indietro… Figlio mio…»
Quelle parole lo infuriarono solo di più. «Adesso ti ricordi che sono tuo figlio? Non quando chiedevo comprensione? Non quando ti supplicavo di aiutarmi? Non quando ti ho chiesto di rimettere al suo posto la reliquia? Adesso sono tuo figlio?!» Gli bastò un movimento delle sue dita, per tirare sua madre sulla sua spada laser, perforandole il cuore. «Io non sono più nulla per te. Oggi Herran muore con sua madre.»
Spense la spada laser e il corpo senza vita di Kyrelia crollò ai suoi piedi. La Forza turbinò intorno a lui, spingendolo verso sua madre. Passò gli occhi lungo tutto il suo corpo, poi notò la sua mano sollevarsi, il palmo aperto e rivolto verso il basso. La sua visione cambiò, si concentrò unicamente su sua madre, e in quel momento scoprì quale fosse la sua abilità: riusciva a vedere i midichlorian di Kyrelia seguire i suoi vasi sanguigni, trovare un’uscita e innalzarsi verso la sua mano aperta. Stava assorbendo i midichlorian di sua madre! Era un’abilità rara e solitamente usata dai manipolatori oscuri della Forza. Non appena i midichlorian di sua madre entrarono nel suo flusso sanguigno, il suo potere ebbe un picco: era diventato molto più potente di quanto non fosse pochi minuti prima. Il suo volto s’increspò in un sogghigno: era un’abilità piuttosto utile.
Prese il ciondolo dalla sua mano e lo rimise al suo posto. I macigni, che una volta avevano formato i due Guardiani, iniziarono a tremare. Si voltò verso i loro resti, si inginocchiò e poggiò le mani a terra, dando loro potere tramite il lato oscuro della Forza. I massi si sollevarono, tornando al loro posto, ricomponendo i Guardiani come i pezzi di un puzzle. Quando riaprì gli occhi, di fronte a sé c’era Neris.
La Sorella della Notte gli poggiò una mano sulla testa. «Oggi sei rinato a nuova vita, ti serve un nuovo nome. Da oggi in poi, sarai conosciuto nella Galassia come Darth Zarrus, il Guardiano del potere.»
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Kai osservò la nave di Herran lasciare Dathomir. Insieme, con lui, non c’era l’energia della Maestra Kyrelia, ma della Sorella della Notte Neris. Riusciva anche a percepire il mutamento in Herran. Non era più un Jedi. Come aveva previsto, la cocciutaggine di Kyrelia aveva spinto il ragazzo a convertirsi al lato oscuro della Forza. C’era anche altro, però, che lo preoccupava: sembrava essere diventato molto più potente all’improvviso. Doveva scoprire cos’era accaduto.
Prese Eriaar per mano e i due entrarono nella fortezza abbandonata. Il bambino gli fece da guida nel labirinto di tunnel, evitando zone pericolanti o bloccate dalle macerie, causate dai terremoti che avevano scosso l’intero Dathomir. Sbucarono in un’enorme sala vuota, illuminata a fatica dai raggi del sole di Dathomir. Il bambino gli tirò la manica e Kai seguì il suo sguardo: ai piedi di un trono, su cui era seduto un inquietante scheletro, al cui collo pendeva un ciondolo, c’era il cadavere di Kyrelia.
Kai si affrettò verso di lei e s’inginocchiò al suo fianco, tirandola nel suo grembo. «Maestra…»
Una parte di lui si sentì triste per quella morte, ma era da un po’ che si aspettava una fine del genere. Era stata una spada laser ad ucciderla. Kai sospirò e riappoggiò a terra il corpo di Kyrelia, prima di concentrarsi sull’area della battaglia. Chiuse gli occhi e usò l’abilità Rievocazione della Forza per vedere lo scontro che si era appena consumato. Era stato Herran ad uccidere sua madre. Percepiva il senso di tradimento, che aveva spinto Herran ad attaccare: si era sentito usato non solo da Kyrelia, ma da tutto l’Ordine Jedi. Poteva sentire anche il suo odio nei suoi confronti.
Sospirò lentamente e scosse il capo. «Dunque, è questa la strada che hai scelto, Darth Zarrus…»
«Maestro?» La voce di Eriaar riportò la sua attenzione sul cadavere della Jedi. «Questo che cos’è?»
Il bambino stava indicando l’Anello dell’Eterna Forza, la reliquia che era stata affidata a Kyrelia, quando era entrata nel Consiglio Jedi. Il cristallo Kyber incastonato nel ciondolo era molto potente e poteva amplificare i poteri di chiunque lo indossasse. Aveva solo una condizione: accettava un padrone per volta. Kyrelia era morta e l’anello necessitava di un nuovo proprietario.
Con attenzione, tolse l’anello dal collo di Kyrelia, poi lo indossò: il suo potere lo invase con forza, amplificando i suoi sensi e la sua connessione alla Forza. Osservò il cadavere della sua Maestra con più attenzione e notò l’assenza totale di qualcosa di molto importante per un manipolatore della Forza.
I suoi midichlorian… Herran li ha assorbiti? Ha sviluppato l’abilità Assimilazione Quantica?
Questo poteva spiegare il picco di potere che aveva percepito in Darth Zarrus. L’Assimilazione Quantica era un’abilità proibita dal Consiglio Jedi. Derubare un manipolatore della Forza dei suoi midichlorian era vicino all’essere blasfemia e non solo per i Jedi. C’erano anche alcuni Sith che lo proibivano ai propri adepti. Darth Zarrus era appena diventato una spina nel fianco.
Si rialzò e riprese per mano Eriaar. «Dobbiamo tornare su Coruscant e avvisare il Consiglio Jedi della morte della Maestra Kyrelia e del suo fallimento.»
Il suo Padawan lo seguì, docile. «Maestro, non dovremmo prendere l’Idolo della Notte?»
«No, i Jedi hanno fatto male a desiderarlo.» La cosa più intelligente da fare era lasciarlo alle Sorelle della Notte, le uniche e vere proprietarie della reliquia. «Ha portato solo morte e catastrofe al nostro Ordine. Dimenticati dell’Idolo della Notte, Eriaar.»
Eriaar tenne gli occhi sulla reliquia fin troppo a lungo per i suoi gusti, prima di sollevare gli occhi su di lui e sorridergli. «Sì, Maestro.»
«Eriaar, tu diventerai un grande Jedi.» Gli promise, stringendo la presa sulla sua mano. «E lo farai con le tue forze, senza sfruttare una reliquia, siamo intesi?»
«Certo, Maestro.»

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